SAṂTOṢA, piccoli assaggi di felicità

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Semi per un nuovo inizio

SAṂTOṢA, piccoli assaggi di felicità

a cura di Virginia Farina per il Centro Natura

Abbiamo pensato di iniziare questo nuovo anno insieme partendo da quel sapore di gioia che, ci auguriamo, l’estate con i suoi spazi liberati e i suoi tempi più lenti ci ha donato, anche solo permettendoci di staccare dai binari delle nostre abitudini e di avventurarci in modi di vivere diversi. Sono questi momenti preziosi, che ci fanno affacciare oltre gli schemi in cui a volte la nostra vita si stringe, e ci permettono di nutrirci di pensieri e di visioni nuove. Sono piccoli assaggi di felicità, che se da una parte ci rigenerano dall’altra ci interrogano sul senso del tempo in cui, apparentemente, così felici non siamo.

Forse è proprio per questo che rientrare poi alla nostra quotidianità è così difficile anche se, a volte, rassicurante. Perché giorno dopo giorno quella sensazione di spaziosità e leggerezza inizia a sbiadire fino a diventare un ricordo chiuso in fondo ad un cassetto.
Ma c’è un modo perché le cose non vadano proprio così? Possiamo coltivare anche nei lunghi mesi di lavoro quel sentimento di gioia?

Come praticanti di yoga siamo forse allenati a sperimentare piccoli momenti di vuoto, di vacanza del corpo e dello spirito, come diceva Gérard Blitz, anche durante l’anno, e a riportare pian piano alla vita quei momenti di benessere, o anche solo di sollievo, che sperimentiamo sul tappetino. Essere felici, o meglio, contenti, fa in qualche modo parte della nostra pratica, non tanto come cieca autoimposizione di uno stato perennemente positivo, ma piuttosto come frutto di quella cura della relazione con noi stessi che Patañjali nei suoi Yoga Sutra definisce attraverso i principi espressi negli nyama. Tra questi troviamo, quasi sorprendentemente, saṃtoṣa, letteralmente appagamento o contentezza. Ma cosa significa appagarsi? Cosa intendiamo per contentezza? Quali sapori possiamo rintracciare nella nostra esperienza? E quanto questi hanno a che fare con processi acquisitivi e quanto con fioriture interne? È il conquistare qualcosa, il possederlo che ci rende contenti? O forse un cambio di sguardo, un improvviso svelarsi di ricchezze che già sono disponibili per ciascuno di noi come la luce e l’aria? Entrare davvero in contatto con questo sentimento d’essere che ci fa contenti al mondo porta con sé, in realtà, visioni e comprensioni diverse che possono fare riferimento a percorsi diversi. Per comprenderle meglio, allora, diventa importante avvicinarsi a questo tema affrontandolo da più punti di vista.

 

Guardare il mondo attraverso un diamante: la pluralità di visioni della rivista della Yani

Se troviamo tanto, in letteratura, come in filosofia, sul tema del desiderio, della mancanza, dell’aspirazione, molto meno sembra essersi scritto sul contentamento, forse perché, d’acchito, percepito come più sciatto e meno interessante di quell’anelito desiderante che, ci hanno insegnato, è capace di mettere in moto le più potenti forze del mondo. È come se in noi agisse un pensiero, nutrito da un immaginario profondo della nostra cultura, che accontentarsi di ciò che si ha e di ciò che si è significa impedirsi di evolvere e rassegnarsi a ristagnare in un grigio status quo. Ma è davvero così? E in che modo lo yoga può aiutarci a guardare più in profondità questo sentimento che non esiste solo come prospettiva astratta ma che ci riguarda tanto da condizionare il nostro stesso atteggiamento verso la nostra vita?

Sicuramente la pratica, con i suoi spazi di ascolto, ci permette di comprendere molte cose di noi stessi, ma per illuminare meglio queste comprensioni potrebbe aiutarci anche una lettura. Una lettura non troppo impegnativa, agile, leggera, da tenere con noi in borsa e da leggere nelle piccole pause tra un impegno e l’altro. Si tratta dell’ultimo numero di Percorsi di Yoga, la preziosa rivista edita dalla Yani, Associazione Nazionale degli Insegnanti di Yoga*, il cui ultimo numero è proprio dedicato a saṃtoṣa. Ecco come viene presentato il tema nell’editoriale: ‘Su saṃtoṣa si trova poca letteratura occidentale, scarsi riferimenti, come fosse in qualche modo un niyama sfuggente, difficile da definire. Questo ci ha portato ad apprezzare con particolare gratitudine i contributi che sono giunti a chiarire questa importante tappa del cammino yoga. Troverete varie sfumature interpretative, interessanti. Come è nella tradizione della rivista siamo felici di accogliere pareri diversi che in questo caso ci portano a interrogarci in prima persona su come perseguire la promessa, non banale, di questo niyama: la felicità suprema’.

Troviamo a seguire interventi molto differenti tra loro, che tengono insieme approcci teorici e suggerimenti di pratica. Tra i tanti ricordiamo quelli di Luca Mori, filosofo, autore e docente al Master in Yoga Studies, di padre barnabita Antonio Gentili, autore e insegnante di meditazione cristiana, di Gioia Lussana, insegnante yoga, autrice e ricercatrice nell’ambito dello yoga kaśmīro, e ancora di Federico Squarcini, dottore di ricerca in ‘Studi Religiosi: Scienze Sociali e Studi Storici delle Religioni’ presso l’Università di Bologna, professore associato di Storia delle religioni all’Università Ca’ Foscari di Venezia e direttore del Master of Yoga Studies dell’Università Ca’ Foscari di Venezia.

Una carrellata di contributi, di visioni, di punti di vista, dunque, che compongono insieme un unicum, proprio come le varie facce di un solo diamante.

 

La rivoluzione della gioia

Vorremmo, così, iniziare il nuovo anno di pratica insieme a voi con questo augurio, immaginandolo un po’ come un piccolo seme da coltivare nello spazio che condividiamo con un giardino comune.

Cosa accadrebbe se decidessimo, anche solo per questo primo inizio di stagione, di praticare, ostinatamente e ripetutamente, la gioia come esercizio quotidiano? Se davvero provassimo a coltivare anche in noi quello sguardo che ci rende partecipi di quanto al mondo è ancora meraviglioso e vivo e quindi generatore di gioia? Cosa cambierebbe dentro e intorno a noi?

Non possiamo avere la certezza che la contentezza possa davvero rappresentare una rivoluzione, ma di certo può valere la pena tentare e partire da queste letture per lasciarci ispirare e per spandere in questo tempo il profumo di una diversa libertà che ancora ci accompagni nei prossimi inverni a venire.

 

*La rivista è acquistabile solo da insegnanti YANI dal sito dell’associazione al link https://www.insegnantiyoga.it/attivita/rivista/ultimo-numero/.Gli allievi possono richiederla ai loro insegnanti.

 

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