La luce nel cuore: Yoga e meditazione per un tempo oscuro

Abbiamo salutato l’anno appena trascorso con una meditazione sulla luce.
Da quella piccola luce condivisa vorremmo ora ripartire, espandendola fino a carezzare chi non è potuto essere con noi il 23 dicembre scorso.

Per tutti noi questo passaggio d’anno è particolarmente significativo, forse come pochi altri prima d’ora. Siamo consapevoli di attraversare un periodo complesso.  Ancora più doloroso e faticoso per i tanti di noi che si trovano a mettere in discussione cosiddette certezze. Salute, lavoro, affetti sono fonte di nuove preoccupazioni.

Viviamo la difficoltà di elaborare tale complessità e una precarietà sempre più tangibile. Un orizzonte che riduce la nostra prospettiva progettuale a qualche settimana appena, quando va bene.

Il nostro domandarci non sembra potersi saziare dei discorsi e delle analisi che pure facciamo nel tentativo di capire. A quali possibili risorse possiamo attingere, allora, per attraversare questo difficile momento?

La luce, compagna nei millenni

Nei suoi periodi più critici l’umanità sembra essersi rivolta a una dimensione psichica più profonda di quella logico-razionale. Fin dagli albori ha scelto quella simbolica e archetipica, dove il dire e l’indicibile si intrecciano per comunicarci un significato vivo. Un senso delle cose che apre in noi non solo possibilità di comprensione, ma anche di trasformazione.

La luce e il buio sono tra i simboli più antichi. Probabilmente perché sono esperienze concrete ed elementi fondanti della nostra stessa condizione di vita sulla Terra. Possiamo affermare che i rituali connessi alla luce siano pressoché universali. Pensiamo alle origini più lontane nel tempo della nostra festa di Natale. In epoca romana essa era definita “dies natalis solis invicti” ossia la festa del giorno della nascita del sole invitto, non vinto. Altri esempi sono la festa indiana di Diwali che cade tra ottobre o novembre e Chanukkah, la festa delle luci ebraica.

Anche nelle antiche culture mesoamericane come quella Maya vi erano rituali per celebrare il percorso del sole, l’accrescersi della sua luce e del suo calore. C’è una ragione concreta e potentissima dietro a queste feste: il buio, il freddo, sono condizioni difficili alla vita. Essa fiorisce e si manifesta in tutta la sua abbondanza grazie alla luce solare. La luce nutre le piante e attraverso di esse tutte le forme di vita nella Terra. Il buio diventa così tenebra, oscurità, condizione di morte e di sospensione della vita. E’ interpretato come difficoltà, pericolo e quindi cecità, impossibilità di visione. Mentre la luce si fa simbolo di vita. Evocazione di nascita e rinascita, di forza vitale, così come della possibilità stessa di vedere e dunque di comprendere e conoscere la realtà.

La luce tra yoga e meditazione

Probabilmente vi starete chiedendo cosa abbia a che fare questo con lo Yoga. E forse anche in che modo una meditazione possa connetterci con la luce e il suo simbolismo.

Rispondere a questa domanda richiederebbe, in realtà, una lunga trattazione. Lo Yoga è a tutti gli effetti un percorso spirituale, e come tale è attraversato da un profondissimo simbolismo legato alla luce. Luce va qui intesa come possibilità di accedere a una dimensione più alta della vita. Nella filosofia indo-vedica, quella da cui lo yoga trae le sue origini, la luce è simbolo della coscienza profonda, è fonte di vita. Il rapporto con la luce è centrale come veicolo di realizzazione spirituale e di saggezza, ma anche di guarigione. Non a caso il raggiungimento di un livello compiuto di realizzazione spirituale viene definito “illuminarsi”. Diventare luce che porta luce, a sé e a tutto ciò che la circonda.

Ad un certo livello ci troveremo nell’opporsi antico tra ciò che l’uomo ha definito “bene”buono e male. Luce e ombra vengono presentati come elementi antitetici e inconciliabili. Permettiamoci di scendere più in profondità, lasciando che sia il respiro della pratica a condurci. Raggiungeremo quelle regioni dove le parole poco a poco si schiudono per rinnovare i propri significati. Sentiremo così che c’è una reciprocità di fondo tra questi due elementi, che non possono mai darsi l’uno senza l’altro.

La danza del buio e della luce

La simbologia dell’eterna danza tra Yin e Yang mette in evidenza il rapporto. Al centro del buio c’è una piccolissima stella da cui rinascerà la luce. Al centro della luce una goccia di tenebra assicurerà l’espansione al buio. Né alla luce né al buio è dato, dunque, di essere assoluti; è forse nell’eterno equilibrio tra le due forze che la vita trova spazio. Questo ci dà come una consapevolezza, che poco a poco diventa una certezza. Quanto più il buio diventa intenso, come alla fine della notte, quanto più dense sono le tenebre, tanto più vicini siamo alla luce, al risorgere dell’alba.

Da questo sentire nasce ora il nostro augurio più grande. Che nel buio di questo momento ciascuno di noi possa contattare quella luce profondissima che ci abita. Quella stessa luce che la meditazione ci aiuta a sentire. Quella luce che riconosciamo al centro del nostro essere, al nostro cuore. In quel non luogo dove vedere e sentire si incontrano in una nuova coscienza del nostro esserci. Sentiamo di esserci pienamente, luminosamente, nella gioia e nella sofferenza che intrecciano i fili della nostra esistenza.

Yoga e meditazione è un articolo curato da Virginia Farina per le insegnanti della Scuola di Yoga Centro Natura

Yoga e meditazione a Bologna