Come portare lo yoga in ogni giorno
a cura di Virginia Farina per la Scuola di Yoga Centro Natura
“In due decenni di insegnamento sono stata testimone più e più volte del
potere che ha lo Yoga di modificare schemi di comportamento
apparentemente inamovibili e di risvegliare il corpo, la mente e il cuore a
nuove possibilità. Non importa chi siamo o per quanto tempo ci siamo
trincerati in comportamenti autodistruttivi: la pratica quotidiana dello Yoga
ha il potere di metterci di fronte alla nostra fondamentale bontà innata e a
quella degli altri.”
Donna Farhi, Lo yoga nella vita: la pratica quotidiana di una vita illuminata,
Corbaccio, 2005
Vacanze: un vuoto che illumina
Il tempo della vacanza è il tempo del vuoto, spazio liberato dalla morsa dei nostri impegni in cui il ritmo del nostro fare finalmente rallenta e diventa possibile concederci quello che è forse il lusso più grande nelle nostre vite: non fare niente! Questo tempo vuoto è un tempo particolarmente prezioso anche per chi pratica yoga con continuità: i corsi finiscono e non siamo più sostenuti dall’abitudine e dalla guida puntuale dei nostri e delle nostre insegnanti. Cosa resta allora? Quali echi possiamo riconoscere di ciò che abbiamo imparato durante l’anno? Quali piccole e grandi trasformazioni possiamo osservare in questo spazio più silenzioso? E ancora, che cosa è diventato per noi lo yoga? Come ci accompagna ora?
Può essere che a metterci così tanto in ascolto nasca come il desiderio di trovare uno spazio più intimo di pratica, più nostro, e allora la lettura di un libro può diventare una compagnia discreta ma preziosa. Per questo, come ormai da tradizione, abbiamo pensato di salutarci con un invito alla lettura.
Il libro che quest’anno vogliamo consigliarvi fa parte di quella bibliografia messa a punto per la nostra dispensa ed è tra i libri preferiti di Alessandro e Lucia*, che ringraziamo di cuore per avercelo fatto scoprire. È un libro profondo, ma scritto con una leggerezza che fa volare le pagine una dopo l’altra e che, infallibilmente, finisce sempre col riportarci a noi stessi. Per questo è un libro adatto a chi sta incontrando lo yoga per la prima volta, ma anche a chi pratica da anni e può sentire il desiderio di rispolverare le basi.
Si tratta di Lo yoga nella vita: la pratica quotidiana di una vita illuminata, scritto nel 2005 da Donna Farhi, insegnante di yoga, e meravigliosamente tradotto da Diana Petech, conosciuta per essere una delle principali traduttrici di Thich Nhat Hanh in Italia.
Perché ve lo consigliamo? Beh, almeno per due importanti ragioni.
Portare lo yoga nel quotidiano
Donna Farhi è una delle insegnanti di yoga più conosciute a livello internazionale, nata e cresciuta negli Stati Uniti si è poi trasferita in Nuova Zelanda, dove ha continuato a dedicarsi assiduamente all’insegnamento. Donna ha messo a punto nel suo percorso un modello di insegnamento e pratica originale, che accompagna i suoi allievi alla scoperta di sé attraverso lo sviluppo di una grande fiducia nelle proprie percezioni. Quella che porta in questo libro è, dunque, l’esperienza concreta del suo insegnamento e la testimonianza delle trasformazioni che ha potuto osservare nel tempo in sé e nei suoi allievi.
Il punto da cui tutto parte, ci ricorda Donna, è il nostro desiderio, o la nostra motivazione per usare un altro termine: perché pratichiamo? Cosa sostiene la nostra ricerca? Incontrare lo yoga nella nostra vita non è mai casuale, ed è fondamentale metterci in ascolto di ciò che muove i nostri primi passi per proseguire. Sarà quello stesso desiderio a guidarci ancora fuori dall’aula, proprio quando inizia quel bisogno di prolungare la nostra relazione di ascolto e di portare un po’ di yoga nella vita di ogni giorno.
Donna non divide mai troppo nettamente yoga e quotidiano, parla della disciplina come una “pratica di vita”, ma ci aiuta a riconoscere nella pratica “formale” un momento prezioso e unico per allenare la presenza che la stessa vita ci chiede. E a prescindere dai diversi approcci che ciascuno o ciascuna di noi può coltivare, ci offre piccoli spunti semplici e concreti di pratica, e per questo particolarmente preziosi. Piuttosto che ripeterci per l’ennesima volta che “dobbiamo fare yoga” o “dobbiamo meditare” ci invita a partire dal preparare un luogo e un momento a cui sia facile e piacevole tornare. Basta un piccolo angolino della nostra stanza, un cantuccio che può diventare un piccolo “santuario” personale, un luogo da tenere pulito, fresco, vuoto oppure adornato con dei fiori colorati, una candela, immagini o fotografie che ci sono care o che possono essere capaci di ispirarci. Scegliamo, poi, un momento della giornata in cui sia piacevole fermarci qui: può essere al mattino, prima che tutto inizi, o a sera, prima di andare a riposare. Avere uno spazio tutto per noi aiuta a stabilizzare il desiderio, a portare cura, attraverso uno spazio esteriore, alla nostra parte più intima. Possiamo prenderci pochi minuti o un’ora, lo scopo, ci ricorda Donna, è stabilire e sostenere la consapevolezza di quella tranquillità interiore che abbiamo sempre a disposizione. Perché è facile dimenticare, nella confusione della vita quotidiana, che abbiamo tutti la capacità innata di essere calmi e in pace. L’esperienza dello yoga, ci dice ancora, è spontanea, nonostante le pratiche richiedano disciplina, forza di volontà, determinazione e grande sforzo. Può sembrare una contraddizione in termini, eppure può aiutarci pensare allo yoga come alla musica: imparare a suonare richiede all’inizio un grande impegno, finché non c’è più separazione tra musicista, strumento e musica.
Portare il quotidiano nello yoga
Abbiamo trovato il nostro angolo di quiete, la nostra relazione con lo yoga è diventata più stabile e continuativa, ma la domanda fondamentale resta, anche se con un accento diverso: perché pratichiamo? Per vivere la nostra vita o per sfuggire da essa? Per chiuderci in una bolla dove niente e nessuno ci può raggiungere o per essere sempre più capaci di farci toccare dalle cose? In questo Donna è chiarissima, per lei lo yoga non può essere mai, a nessuna condizione, una pratica per fuggire dalle cose ma per vivere con quello che è. Lo yoga non è una pratica spirituale per chi desidera farsi spettatore sul campo della vita […] è un esperimento di partecipazione sempre in corso: il laboratorio in cui si svolge è il mondo, è ogni parte della nostra vita. Per questo pratica di vita e pratica spirituale sono in questo libro sinonimi e fanno riferimento a un percorso fondato non solo sull’esperienza, ma anche sulla frequentazione dei testi della tradizione, come gli Yoga Sutra di Patanjali e le Upanishad, che Donna legge come il dono fattoci dai nostri antenati, coloro che hanno vissuto i nostri stessi limiti e problemi e ci hanno condiviso le proprie soluzioni e osservazioni, trasmettendoci una conoscenza diretta della natura fondamentale dell’uomo. Una natura fondamentalmente buona, anche se oggi ci è così difficile pensarlo guardando le fatiche e le sofferenze della nostra umanità. Il dono dello yoga, allora, è quello di comprendere i nostri atteggiamenti interiori, demolendo quei falsi concetti di cui siamo portatori per tornare ad agire da una posizione di “bontà” senza sforzo, che non significa semplicemente “essere buoni” agendo in modo coercitivo e forzato, ma poggiare su forze profonde e impersonali che sono la nostra natura più profonda. Una natura che non riconosciamo nella nostra manifestazione più forte e sicura di sé, ma proprio nella capacità di essere vulnerabili, teneri, aperti. E il mondo, ci dice Donna, ha un disperato bisogno proprio di queste qualità.
Lungo tutto il libro Donna Farhi ci accompagna con un entusiasmo travolgente alla scoperta della nostra capacità d’essere, e vale la pena stare per un pochino in compagnia delle domande che la sua lettura suscita, per trovare noi le nostre risposte. Per fare di questo momento un’occasione di “pratica di vita” tornare a incontrarci a settembre dicendoci, come uno degli allievi di Donna, che in fondo non è cambiato niente, eppure tutto è cambiato.
*Alessandro Fattorini e Lucia Cuppini, insegnanti della nostra Scuola di Yoga Centro Natura

