A cura di Andrea Raic per la Scuola di Yoga Centro Natura
Modern yoga: evoluzione e caratteristiche di uno “yoga globale”
Per i praticanti di yoga di oggi, il termine modern yoga, ovvero yoga moderno, di norma non significa molto. Non è un termine che troviamo in uso nelle scuole di yoga per i propri corsi o pratiche, accanto a Iyengar, Ashtanga, Vinyasa o altro. Si può supporre che l’attributo moderno indichi una collocazione temporale, una periodizzazione del dispiegamento della disciplina, così come un contesto di pratica “evoluto”. Di fatto, per certi versi è così, ma soprattutto si tratta di un termine tecnico in uso tra gli addetti ai lavori del mondo accademico, come strumento riflessivo per aiutarci a concepire categorie interpretative.
Elizabeth De Michelis, nota studiosa di yoga moderno, definisce il termine come “riferimento a certi tipi di yoga che si sono sviluppati principalmente attraverso l’interazione tra individui occidentali interessati alle religioni indiane e un certo numero di indiani più o meno occidentalizzati negli ultimi 150 anni. Può quindi essere definito come l’innesto di un ramo occidentale sull’albero indiano dello yoga. La maggior parte dello yoga attualmente praticato e insegnato in Occidente, così come parte dello yoga contemporaneo in India, rientra in questa categoria”.
Da questo emerge la chiara “rottura” nella periodizzazione dello yoga: lo yoga moderno è il prodotto di un rapporto tra l’India e l’Occidente.
Nel 2018 Daniela Bevilacqua, indianista di fama internazionale, scriveva nella sua nota da traduttrice italiana allo Yoga Body di Mark Singleton che per un anno e mezzo non era riuscita a trovare una casa editrice disposta a pubblicare il testo. Un paradosso, considerando che l’opera di Singleton è tuttora riconosciuta come uno dei contributi più importanti allo studio dello yoga moderno. Bevilacqua spiega che uno dei motivi ricorrenti addotti dagli editori italiani era la paura di “offendere la sensibilità” dei praticanti di yoga in Italia.
Uno yoga non solo indiano
Già da questo episodio possiamo desumere almeno due elementi estremamente rilevanti. Il primo è che lo yoga oggi rappresenta un fenomeno di grande rilievo nella sfera culturale globale (lo yoga moderno è per sua natura transnazionale), tanto da indurre cautela e reticenza persino nel contesto editoriale italiano.
Il secondo elemento, molto interessante, è che un testo di indiscutibile valore accademico potesse risultare offensivo perché metteva in discussione concetti, narrazioni e credenze sullo yoga ormai ampiamente consolidati e diffusi, anche in Italia. Ed è per questo motivo che ci sembra invece fondamentale diffondere questi contenuti.
Ma che cosa avrebbe potuto urtare la sensibilità dei praticanti di yoga italiani? Probabilmente proprio la messa in discussione dello yoga come paradigma esclusivamente indiano e di tradizione millenaria, il vero yoga autentico e antico.
Tra tradizioni e trasformazioni: uno yoga che mette insieme due mondi
Le radici concettuali dello yoga moderno vanno cercate sì nella storia antica, se pensiamo ai testi scelti come riferimento, come gli Yogasutra di Patanjali, però esse sono parte integrante della storia intellettuale dell’India moderna e contemporanea, tra la fine del XIX secolo e la prima metà del XX secolo. Si ritrovano nelle correnti del neoinduismo o del neovedantismo, emerse in risposta alla presenza coloniale britannica in India.
Si tratta di correnti nazionaliste di autoaffermazione culturale e religiosa, che hanno reinterpretato la tradizione indiana secondo una chiave di lettura europea, trovando valori e mezzi europei all’interno della propria tradizione.
Questo processo è fondativo dello yoga moderno e della sua attuale articolazione.
Due appuntamenti per capire meglio
Nei due incontri che si svolgeranno giovedì 26 febbraio e giovedì 26 marzo 2026 in presenza al Centro Natura dalle ore 21 alle 22, approfondiremo proprio questi aspetti. Cercheremo di indagare le origini filosofiche dello yoga moderno, intese come frutto di un dialogo – e di una tensione di comprensione – tra India e Occidente. Secondo Vivekananda, considerato oggi il padre dello yoga moderno, lo yoga è uno strumento universale per il miglioramento dell’umanità. Tale definizione è posta in relazione con l’Occidente. Non accade spesso di sentire parlare dello yoga in relazione al positivismo europeo, eppure i due sono strettamente collegati.
Non temete, però: non sarà un monologo sulla filosofia! Apriremo delle “finestre” per immergerci nello humus da cui è emerso lo yoga moderno, tra missionari europei, orientalisti, funzionari inglesi della Compagnia delle Indie e intellettuali indiani moderni.
Collocheremo i valori di tolleranza, spiritualità e auto-realizzazione in relazione allo yoga. Accenneremo anche al suo successo come oggetto di validazione scientifica, esplorando la definizione dello yoga come “scienza dell’esperienza”, in cui l’esperienza personale rappresenta la validazione ultima.
Ci sarà allora possibile osservare come lo yoga, già allora, fosse anche uno strumento politico, un attributo che non è affatto scomparso, se consideriamo come ancora oggi lo yoga venga strumentalizzato dalla propaganda nazionalista hindu dell’attuale governo indiano.
È importante riconoscerlo e parlarne, non per togliere valore allo yoga, anzi, per uscire piuttosto da ciò che ci appare esotico e accattivante, e riconoscerne la storia e le trasformazioni, rimanendo consapevoli della sua complessità in quanto antropotecnica che ci aiuta nella “navigazione della vita”.
Vi aspettiamo quindi per gli incontri giovedì 26 febbraio e giovedì 26 marzo 2026 in presenza al Centro Natura dalle ore 21 alle 22.
Gli incontri sono gratuiti e aperti a tutte/i. Non è richiesta prenotazione. Richiediamo invece puntualità. Grazie.
Le attività sono organizzate da Sport Natura SSD a r.l.

