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	<title>Attività Yoga &#8211; Centro natura</title>
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	<description>il biologico e vegetariano, yoga, pilates, naturopatia, massaggi, sauna</description>
	<lastBuildDate>Fri, 06 Feb 2026 15:47:32 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Attività Yoga &#8211; Centro natura</title>
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		<title>Cenni storici sulla nascita dello yoga moderno</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rimondini]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 05 Feb 2026 18:46:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attività Yoga]]></category>
		<category><![CDATA[Blog "Al Centro"]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A cura di Andrea Raic per la Scuola di Yoga Centro Natura Modern yoga: evoluzione e caratteristiche di uno “yoga globale” Per i praticanti di yoga di oggi, il termine modern yoga, ovvero yoga moderno, di norma non significa molto. Non è un termine che troviamo in uso nelle scuole di yoga per i propri [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>A cura di <a href="https://centronatura.it/benessere-naturale/andrea-raic/">Andrea Raic</a> per la <a href="https://centronatura.it/benessere-naturale/yoga-bologna/">Scuola di Yoga Centro Natura</a></p>
<h3>Modern yoga: evoluzione e caratteristiche di uno “yoga globale”</h3>
<p>Per i praticanti di yoga di oggi, il termine <strong>modern yoga</strong>, ovvero yoga moderno, di norma non significa molto. Non è un termine che troviamo in uso nelle scuole di yoga per i propri corsi o pratiche, accanto a Iyengar, Ashtanga, Vinyasa o altro. Si può supporre che l’attributo <em>moderno</em> indichi una collocazione temporale, una periodizzazione del dispiegamento della disciplina, così come un contesto di pratica “evoluto”. Di fatto, per certi versi è così, ma soprattutto <strong>si tratta di un termine tecnico</strong> in uso tra gli addetti ai lavori del mondo accademico, come strumento riflessivo per aiutarci a concepire categorie interpretative.</p>
<p>Elizabeth De Michelis, nota studiosa di yoga moderno, definisce il termine come “riferimento a certi tipi di yoga che si sono sviluppati principalmente attraverso l&#8217;interazione tra individui occidentali interessati alle religioni indiane e un certo numero di indiani più o meno occidentalizzati negli ultimi 150 anni. Può quindi essere definito come <strong>l’innesto di un ramo occidentale sull’albero indiano dello yoga</strong>. La maggior parte dello yoga attualmente praticato e insegnato in Occidente, così come parte dello yoga contemporaneo in India, rientra in questa categoria”.</p>
<p>Da questo emerge la chiara “rottura” nella periodizzazione dello yoga: <strong>lo yoga moderno è il prodotto di un rapporto tra l’India e l’Occidente</strong>.</p>
<p>Nel 2018 Daniela Bevilacqua, indianista di fama internazionale, scriveva nella sua nota da traduttrice italiana allo <em>Yoga Body</em> di Mark Singleton che per un anno e mezzo non era riuscita a trovare una casa editrice disposta a pubblicare il testo. Un paradosso, considerando che l’opera di Singleton è tuttora riconosciuta come uno dei contributi più importanti allo studio dello yoga moderno. Bevilacqua spiega che uno dei motivi ricorrenti addotti dagli editori italiani era la paura di <strong>“offendere la sensibilità”</strong> dei praticanti di yoga in Italia.</p>
<h4>Uno yoga non solo indiano</h4>
<p>Già da questo episodio possiamo desumere almeno due elementi estremamente rilevanti. Il primo è che lo yoga oggi rappresenta un fenomeno di grande rilievo nella <strong>sfera culturale globale</strong> (lo yoga moderno è per sua natura transnazionale), tanto da indurre cautela e reticenza persino nel contesto editoriale italiano.</p>
<p>Il secondo elemento, molto interessante, è che un testo di indiscutibile valore accademico potesse risultare offensivo perché <strong>metteva in discussione concetti, narrazioni e credenze sullo yoga</strong> ormai ampiamente consolidati e diffusi, anche in Italia. Ed è per questo motivo che ci sembra invece fondamentale diffondere questi contenuti.</p>
<p>Ma che cosa avrebbe potuto urtare la sensibilità dei praticanti di yoga italiani? Probabilmente proprio la messa in discussione dello yoga come paradigma esclusivamente indiano e di tradizione millenaria, il vero yoga autentico e antico.</p>
<h4>Tra tradizioni e trasformazioni: uno yoga che mette insieme due mondi</h4>
<p>Le radici concettuali dello yoga moderno vanno cercate sì nella storia antica, se pensiamo ai testi scelti come riferimento, come gli <em>Yogasutra</em> di Patanjali, però esse sono parte integrante della <strong>storia intellettuale dell’India moderna e contemporanea</strong>, tra la fine del XIX secolo e la prima metà del XX secolo. Si ritrovano nelle correnti del neoinduismo o del neovedantismo, emerse in risposta alla presenza coloniale britannica in India.</p>
<p>Si tratta di correnti nazionaliste di autoaffermazione culturale e religiosa, che hanno <strong>reinterpretato la tradizione indiana secondo una chiave di lettura europea</strong>, trovando valori e mezzi europei all’interno della propria tradizione.</p>
<p>Questo processo è fondativo dello yoga moderno e della sua attuale articolazione.</p>
<h4>Due appuntamenti per capire meglio</h4>
<p>Nei due incontri che si svolgeranno <strong>giovedì 26 febbraio e giovedì 26 marzo 2026 in presenza al Centro Natura dalle ore 21 alle 22</strong>, approfondiremo proprio questi aspetti. Cercheremo di indagare le origini filosofiche dello yoga moderno, intese come f<strong>rutto di un dialogo – e di una tensione di comprensione – tra India e Occidente</strong>. Secondo Vivekananda, considerato oggi il padre dello yoga moderno, lo yoga è uno strumento universale per il miglioramento dell’umanità. Tale definizione è posta in relazione con l’Occidente. Non accade spesso di sentire parlare dello yoga in relazione al positivismo europeo, eppure i due sono strettamente collegati.</p>
<p>Non temete, però: non sarà un monologo sulla filosofia! Apriremo delle “finestre” per immergerci nello <em>humus</em> da cui è emerso lo yoga moderno, tra missionari europei, orientalisti, funzionari inglesi della Compagnia delle Indie e intellettuali indiani moderni.</p>
<p>Collocheremo i valori di <strong>tolleranza, spiritualità e auto-realizzazione</strong> in relazione allo yoga. Accenneremo anche al suo successo come oggetto di <strong>validazione scientifica</strong>, esplorando la definizione dello yoga come <strong>“scienza dell’esperienza”</strong>, in cui l’esperienza personale rappresenta la validazione ultima.</p>
<p>Ci sarà allora possibile osservare come <strong>lo yoga, già allora, fosse anche uno strumento politico</strong>, un attributo che non è affatto scomparso, se consideriamo come ancora oggi lo yoga venga strumentalizzato dalla propaganda nazionalista hindu dell’attuale governo indiano.</p>
<p>È importante riconoscerlo e parlarne, non per togliere valore allo yoga, anzi, per uscire piuttosto da ciò che ci appare esotico e accattivante, e riconoscerne la storia e le trasformazioni, rimanendo consapevoli della sua complessità in quanto <strong>antropotecnica che ci aiuta nella “navigazione della vita”</strong>.</p>
<p>Vi aspettiamo quindi per gli incontri <strong>giovedì 26 febbraio e giovedì 26 marzo 2026 in presenza al Centro Natura dalle ore 21 alle 22</strong>.<br />
Gli incontri sono gratuiti e aperti a tutte/i. Non è richiesta prenotazione. <strong>Richiediamo invece puntualità.</strong> Grazie.</p>
<p><em>Le attività sono organizzate da <strong>Sport Natura SSD a r.l.</strong></em></p>
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		<title>Consigli di lettura per l’estate</title>
		<link>https://centronatura.it/benessere-naturale/consigli-di-lettura-per-lestate-24-25/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Rimondini]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Jun 2025 14:13:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attività Yoga]]></category>
		<category><![CDATA[Blog "Al Centro"]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La dimora della saggezza. Percorsi sulle opere di Raimon Panikkar. A cura di Virginia Farina per il Centro Natura. Da ormai qualche anno, prima della pausa estiva, ci piace concludere il nostro ciclo di articoli con un invito alla lettura. È un modo per tenere vivo il filo della nostra pratica anche durante le vacanze, [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 18pt;"><span style="font-weight: 400;">La dimora della saggezza</span>. <span style="font-weight: 400;">Percorsi sulle opere di Raimon Panikkar</span></span><span style="font-size: 18pt;">. </span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">A cura di <a href="https://centronatura.it/benessere-naturale/wp-content/uploads/2024/09/CV-Virginia-Farina-18_19.pdf" target="_blank" rel="noopener">Virginia Farina</a> per il Centro Natura.</span></p>
<p>Da ormai qualche anno, prima della pausa estiva, ci piace concludere il nostro ciclo di articoli con un <strong>invito alla lettura</strong>. È un modo per <strong>tenere vivo il filo della nostra pratica</strong> anche durante le vacanze, facendo tesoro di quegli spunti e quelle suggestioni che un buon libro può regalarci.<br />
Quest’anno abbiamo pensato che un libro soltanto è troppo poco per presentarvi l’autore che vorremmo farvi conoscere, per questo proveremo a lasciarvi qualche traccia di percorso perché possiate incuriosirvi e magari proseguire la ricerca per saperne di più.<br />
L’autore di cui parliamo è <strong>Raimon Panikkar</strong>, filosofo e teologo, nonché sacerdote e scrittore di cultura indiana e spagnola, venuto a mancare nel 2010. Figlio di madre catalana e padre indiano, Panikkar ha vissuto sulla sua pelle il delicatissimo<strong> incontro tra lingue e culture diverse</strong>, oltre che tra differenti visioni spirituali, in particolare quella cattolica e quella indù.<br />
Panikkar riconosce con estrema consapevolezza le differenze radicali delle tradizioni da cui ha origine, ma non ne fa mai linea di frattura. Di sé diceva: <em>“Non mi considero mezzo spagnolo e mezzo indiano, mezzo cattolico e mezzo indù, ma totalmente occidentale e totalmente orientale&#8221;.<br />
</em>Non sceglie scartando una delle due culture, non separa. Piuttosto integra, fa sintesi, tentando per tutta la sua vita un <strong>dialogo che apre nuove direzioni di ricerca anche nelle realtà che lo circondano</strong>, creando e rafforzando molti movimenti di intercultura sia dentro che fuori la Chiesa. Il suo pensiero avrà una <strong>notevole influenza anche nel nostro paese</strong>, che visita nella sua vita numerose volte.<br />
A lui è stato dedicato, tra l’altro, anche un interessante <strong>documentario</strong> di <strong>Werner Weick e Andrea Andriotto</strong>,<span style="color: #99cc00;"><strong> <a style="color: #99cc00;" href="https://www.youtube.com/playlist?list=PLVy4giUEq8spGjwyE0m1sUqR-S44OVAlt" target="_blank" rel="noopener">Raimon Panikkar &#8211; L&#8217;arte di vivere</a></strong></span>, che permette di ascoltare dalla sua stessa voce il racconto della sua vita e delle sue riflessioni.</p>
<p>Per i nostri allievi storici Panikkar non è un nome nuovo. Chi si è formato o ha gravitato intorno al Melograno e alla Scuola di Pace di via Lombardia, partecipando ai numerosi incontri con Lino Colombi o con don Arrigo Chieregatti, ricorderà di quella stagione entusiasmante in cui si parlava di spiritualità attraverso chiavi di lettura interdisciplinari, interculturali e interreligiose.<br />
Quell’eredità, anche se oggi più silenziosa e meno visibile, continua a essere generatrice di percorsi importanti. Ed è per questo che, ora, vorremmo condividerne una parte con voi</p>
<p><strong>Fare dimora alla saggezza.<br />
</strong>Per permettere a tradizioni così lontane di incontrarsi e comprendersi reciprocamente è necessario smontare una ad una le <strong>parole fondamentali</strong> che le definiscono, così da ritrovare in quel cuore silenzioso che è al centro di ogni esperienza umana, il senso in cui è possibile rispecchiarsi, riconoscersi. Panikkar, come ogni grande filosofo, procede proprio così, destrutturando i termini fondanti della sua visione e connettendo insieme, a volte in modo vertiginoso, i <strong>testi sacri di diverse tradizioni</strong>, come i Veda o le Upanishad, o il Dhammapada del Canone buddhista pali, o i Vangeli canonici del Cristianesimo. In Panikkar le grandi religioni si parlano senza per questo perdere di autonomia e di profondità, e ciò che fiorisce da questo dialogo è un sentire di profonda e umana saggezza, un sapere che non è mai somma erudita di conoscenze, ma sapienza viva e operante nel mondo.</p>
<p>Nel suo libro intitolato <strong><em>“La dimora della saggezza”</em></strong>, edito nel 2005 da Mondadori e ristampato nel 2011, oggi purtroppo quasi introvabile, Panikkar sintetizza questo percorso di saggezza, lasciandoci pagine memorabili.<br />
<strong>Cos&#8217;è la saggezza? Quale valore può ancora avere nel nostro mondo</strong> che sembra sempre più frammentato e sofferente?<br />
Panikkar ci invita a ripensare la sapienza come l’incontro di sapere e sapore, come un cammino della conoscenza e dell&#8217;esperienza insieme. Qualcosa che, come lo yoga, non può essere ottenuto soltanto attraverso lo sforzo, il dominio, l&#8217;esercizio della volontà. La sapienza, la saggezza, è piuttosto <strong>un dono, un&#8217;ospitalità disarmata offerta a un senso più vasto della vita</strong>. A quel mistero che ci attraversa quando apriamo il nostro cuore dopo averlo spietrato come un campo e curato per diventare fertile.<br />
La via per prepararci a essere dimora alla saggezza è, per lui, ripulire senza paura le parole che usiamo per farne<strong> luogo di ascolto e di silenzio</strong>. Per farne casa non nell&#8217;astratto di un pensiero, ma proprio qui, proprio ora, nella messa in gioco della nostra stessa vita. Non mirando a superare l&#8217;umano, quindi, ma a realizzarlo pienamente.</p>
<p>Da dove partire, allora? Dal nostro essere terra, non creature separate e appoggiate al suolo, ma fatti della stessa materia di tutto il vivente. <strong>Noi non abbiamo corpo, noi siamo corpo</strong>, ci ricorda Panikkar e ci insegna lo yoga, ed<strong> è solo nel corpo che è possibile la comprensione</strong>.<br />
<em>“Finché non superiamo la nostra separazione dalla materia e non saniamo la rottura, finché soltanto facciamo esercizio fisico o yoga come una tecnica e consideriamo il nostro corpo o come un nemico o come un sovrano non ci potremo realizzare come esseri umani.”</em></p>
<p><strong>La speranza è dell’invisibile<br />
</strong>C’è un altro libro di Panikkar che vorremmo segnalarvi, un libro più facile da reperire, sia nella versione cartacea che come e-book, ed è <em><strong>“La speranza è dell’invisibile”</strong></em> (Edizioni AnimaMundi, 2021), trascrizione del dialogo che il filosofo ebbe con Marco Guzzi in occasione della realizzazione di un programma radiofonico per Radio Due nel 1988.<br />
Il punto di partenza di questo dialogo è la constatazione di una <strong>condizione di sofferenza diffusa</strong> e di un <strong>senso di fine</strong> che già quasi quarant’anni fa derivava dalla percezione di molteplici catastrofi ambientali e da un malessere psicologico comune. Le domande che Marco Guzzi porta a Panikkar sono molteplici. Cosa sta succedendo? <strong>Cosa sta davvero finendo?</strong> Quali <strong>significati</strong> attribuiamo al mutamento che tutto ciò presuppone? Crediamo possibile ancora un rivolgimento, <strong>un cambiamento di direzione</strong>, una svolta evolutiva? Da dove iniziare un <strong>cammino di guarigione</strong> in tutta questa angoscia paralizzante? E come?<br />
Oggi queste domande ci risuonano non solo come estremamente attuali, ma forse ancora più urgenti e improrogabili. Ad essere <strong>in gioco è la nostra stessa umanità</strong> e il suo ruolo in questo pianeta.<br />
Panikkar <strong>non offre risposte definitive</strong>, anche se alcune considerazioni, come la condanna perentoria di uno sviluppo tecnologico fine a se stesso e di una tipologia di ricerca scientifica orientata soltanto alla speculazione e al profitto, sono estremamente dirette e decise.<br />
Le parole di questo libro, anche quando suonano più dure, sono per noi <strong>parole viventi che diventano capaci di orientare</strong>. Parole che ci chiedono di ridefinire le nostre concezioni di bene e di gioia, ricordandoci che, alla fine, non riusciremo a salvarci se saremo soli. <em>“È il momento di dire: io ho bisogno della tua mano, io credente, io non credente, io cristiano, io indù, io dell’Est o io dell’Ovest.”</em></p>
<p>L’invisibile inizia, dunque, proprio dal <strong>riconoscimento dell’altro e di tutto ciò che è al di là di noi</strong>. L’invisibile è ciò che non può essere del tutto conosciuto né posseduto, ciò che sfugge a ogni presunzione di conquista, ciò che si riceve, come il silenzio, come la presenza. È ciò che, con un <strong>capovolgimento totale di prospettiva</strong>, ci chiede non più di fare, ma di fermarci e di metterci finalmente in ascolto.</p>
<p>Questo è, ora, anche il nostro piccolo proposito e augurio per il tempo liberato dell’estate: fermarci per <strong>ascoltare e godere dei sapori e dei saperi della nostra esperienza</strong>, coltivando quella <strong>dimensione invisibile</strong> della nostra vita che può essere la <strong>sorgente di una rinnovata forza</strong>.</p>
<p>Buone vacanze!</p>
<p><span style="color: #999999; font-size: 8pt;">#scuoladiyogacentronatura #centronatura #yoga #yogabologna #yoga practice #yogaitalia #raimonpanikkar #panikkar #lettureestive #lettureinspiaggia</span></p>
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		<title>LEZIONI ESTIVE 2025</title>
		<link>https://centronatura.it/benessere-naturale/lezioni-estive-2025/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Erika Pierimarchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 May 2025 09:44:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attività Yoga]]></category>
		<category><![CDATA[Corsi]]></category>
		<category><![CDATA[Orari estivi]]></category>
		<category><![CDATA[Pilates]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Anche nel mese di luglio le attività proseguono con lezioni di Yoga e Pilates. Un calendario speciale per non rinunciare alla pratica! &#160; Lezioni di Pilates con Edoardo Fabbri e Giuseppe Spinelli  Scarica la locandina! &#160; Lezioni di Yoga con gli insegnanti e le insegnanti della Scuola di Yoga Centro Natura Scarica la locandina! COSTI [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Anche nel mese di<span style="color: #008080;"><strong> luglio</strong></span> le attività proseguono con <span style="color: #008080;"><strong>lezioni di Yoga e Pilates</strong></span>.</p>
<p>Un <strong><span style="color: #008080;">calendario speciale</span></strong> per non rinunciare alla pratica!</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><span style="color: #800080;">Lezioni di Pilates con Edoardo Fabbri e Giuseppe Spinelli </span></h3>
<p><a href="https://centronatura.it/benessere-naturale/wp-content/uploads/2025/05/LOCANDINA-TUTTO-PILATES-ESTATE.pdf" target="_blank" rel="noopener"><strong>Scarica la locandina!</strong></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><span style="color: #bd5815;">Lezioni di Yoga con gli insegnanti e le insegnanti della Scuola di Yoga Centro Natura</span></h3>
<p><a href="https://centronatura.it/benessere-naturale/wp-content/uploads/2025/05/CN-LEZIONI-ESTIVE-YOGA-A3-2025-bis.jpg" target="_blank" rel="noopener"><strong>Scarica la locandina!</strong></a></p>
<hr />
<h4>COSTI</h4>
<p>Lezione singola<strong> € 15<br />
</strong>Pacchetto 4 lezioni<strong>* € 50 </strong></p>
<p><strong>*</strong>solo con tesseramento. Per l&#8217;occasione a prezzo ridotto € 10, anziché € 25.</p>
<p>Solo in presenza e su prenotazione.</p>
<hr />
<h4>INFO E ISCRIZIONI</h4>
<p>segreteria@centronatura.it &#8211; tel. 051235643 &#8211; 051223331</p>
<h4>ORARI SEGRETERIA LUGLIO</h4>
<div>lunedì, mercoledì e venerdì ore 11-15</div>
<div>martedì e giovedì ore 11-19</div>
<div>sabato e domenica CHIUSA</div>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #999999; font-size: 8pt;">#lezioniestive #estate2025 #centronaturaestate #yogaestate #pilatesestate</span></p>
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		<title>Come una danza la relazione tra insegnante e allievo/a nella via dello yoga</title>
		<link>https://centronatura.it/benessere-naturale/come-una-danza-la-relazione-tra-insegnante-e-allievo-a-nella-via-dello-yoga/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Erika Pierimarchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 03 Feb 2025 09:00:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attività Yoga]]></category>
		<category><![CDATA[Blog "Al Centro"]]></category>
		<category><![CDATA[Seminari]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Come una danza la relazione tra insegnante e allievo/a nella via dello yoga. A cura di Virginia Farina per il Centro Natura. &#160; Lo scorso anno abbiamo deciso di preparare un questionario per i nostri allievi e le nostre allieve per capire meglio i loro bisogni. Le risposte che ci sono arrivate sono diventate per [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3>Come una danza la relazione tra insegnante e allievo/a nella via dello yoga.</h3>
<p>A cura di <strong><a href="https://centronatura.it/benessere-naturale/wp-content/uploads/2024/09/CV-Virginia-Farina-18_19.pdf" target="_blank" rel="noopener">Virginia Farina</a></strong> per il Centro Natura.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Lo scorso anno abbiamo deciso di preparare un questionario per i nostri allievi e le nostre allieve per capire meglio i loro bisogni. Le risposte che ci sono arrivate sono diventate per noi spunto di diverse riflessioni, e tra queste ciò che ci ha più colpito è che tantissime, in modi e per motivi diversi, sottolineavano quanto importante fosse stata e fosse ancora la relazione con la propria o il proprio insegnante. L’<strong>incontro con l’insegnante</strong> sembra essere, per molti, la vera <strong>porta dello yoga</strong> e il <strong>motore</strong> più potente della <strong>pratica</strong>, ciò che spinge a <strong>iniziare</strong> e a <strong>continuare negli anni</strong>, nonostante le inevitabili difficoltà che si possono incontrare lungo il percorso. Se questa relazione è così importante, fondante potremmo dire, vale allora la pena soffermarsi a guardarla da più vicino, <strong>cogliendone la forza e la preziosità</strong>, ma anche le <strong>ombre</strong> e le <strong>sensibilità</strong> che può portare con sé.</p>
<p>Un o una insegnante è, infatti, <strong>colui o colei che ci lascia un segno</strong>, un’impronta che a volte è come una crepa nella nostra scorza, un’<strong>apertura</strong> capace di farci guardare ciò che va <strong>al di là di noi</strong> e di ciò che ci è conosciuto e familiare. Altre volte è un <strong>seme</strong>, un inizio quasi invisibile di un processo che in noi <strong>matura</strong> e lentamente arriva a <strong>trasformarci</strong>. La posizione di un o una insegnante, però, è anche una <strong>posizione di potere</strong> che comporta un&#8217;asimmetria tra le parti e che, talvolta, può dare vita a relazioni di dipendenza dove chi insegna sembra voler essere più importante dell’insegnamento stesso.</p>
<p>Nell’ambito dello <strong>yoga</strong> l’insegnante è il <strong>canale</strong> attraverso cui passa la <strong>trasmissione di un sapere</strong> e di un’esperienza che si fanno vivi in un “esserci insieme” che si rinnova <strong>generazione dopo generazione</strong>. Questo significa che da una parte <strong>non si può dare nulla che non sia stato “ricevuto”</strong>, e dunque ogni insegnante è in primo luogo un allievo o un’allieva che porta con sé, in sé, il lungo percorso di chi l’ha preceduto. Questo richiede di essere profondamente <strong>fedeli e rigorosi</strong> nel rispetto della qualità dell’insegnamento ricevuto.</p>
<p>Dall’altra parte, però, nessun sapere nello yoga può darsi per assoluto; è necessario che la sua esperienza fiorisca in una comprensione che è possibile solo dall’interno, e che può richiedere adattamenti e modifiche rispetto a pratiche convenzionali in un <strong>approccio più creativo e flessibile</strong>.</p>
<p>Un <strong>buon insegnamento</strong>, così, è quello che nasce dalla <strong>sintesi</strong> e dalla negoziazione <strong>tra la tensione alla conservazione e quella al rinnovamento</strong>, tensioni che incontrandosi possono dare frutti davvero straordinari. Un esempio ne è <strong>Krishnamacharya</strong>, uno dei più grandi maestri indiani di inizio Novecento, che ha saputo trasmettere ad allievi diversi insegnamenti diversi, facendosi radice di tradizioni anche molto diverse tra loro, come l’hatha yoga di Iyengar, il raja yoga di Blitz, l’ashtanga yoga di Pattabhi Jois o il viniyoga di Desikachar.</p>
<p>Nel suo sviluppo in Occidente lo yoga ha modificato tantissimi suoi aspetti, e tra questi sicuramente la relazione con chi lo trasmette, che non è più il “Guru” o il “Maestro”, ma l’<strong>insegnante</strong>, figura dai contorni più semplici ma non ben definiti che oggi può essere tanto quella di una persona con un serio e profondo percorso di pratica, tanto una totalmente improvvisata. Diventa allora ancora più importante ritrovare un <strong>principio saldo di eticità</strong> nell’insegnare, che ci renda consapevoli di muoverci nel solco di un cammino molto più grande di noi.</p>
<p>Cosa ci tutela, quindi, dal rischio di un insegnamento superficiale? Il primo passo è comprendere la <strong>trasformazione</strong> <strong>culturale</strong> dei paradigmi dello yoga che, sviluppandosi nella società contemporanea, non può esimersi dall’avere dei punti di riferimento condivisi, regole e norme che servono tanto a chi insegna tanto a chi pratica a orientarsi in un contesto di infinite proposte, a volte molto lontane tra loro.</p>
<p>Per un o una insegnante diventa fondamentale accertarsi della <strong>qualità della formazione</strong> e della sua <strong>linea di trasmissione</strong>, e rispettare alcuni comportamenti che possono definirsi in <strong>codici</strong> <strong>specifici</strong>, come, ad esempio, quello a cui fanno riferimento tutti gli insegnanti e le insegnanti della Yani (Yoga Associazione Nazionale Insegnanti). Codici come questo, che si strutturano in articoli e definiscono in maniera molto dettagliata i <strong>diversi aspetti</strong> della modalità di <strong>insegnamento</strong>, sono importanti anche come espressione di “categoria”, favorendo la collaborazione tra insegnanti e il loro operare in sinergia. Proprio la capacità di <strong>fare rete</strong> è ciò che permette non solo uno spazio di reciproco confronto e di crescita fra gli insegnanti, ma anche un riferimento ben preciso per gli allievi che trovano nella struttura garanzie sulla qualità della proposta.</p>
<p>In questa relazione, naturalmente, anche la <strong>“postura” dell&#8217;allievo </strong>o <strong>dell&#8217;allieva</strong> ha una grande importanza. Se ci si avvicina a un corso di yoga come un cliente si avvicina al banco di un supermercato, pensando di sapere già tutto e di poter “comprare” ciò che si vuole, difficilmente si riuscirà a farsi guidare verso una dimensione più profonda di ascolto. Ma anche un atteggiamento opposto potrebbe essere pericoloso. Chi insegna non ha il ruolo di un confidente o di un terapeuta, non può farsi carico dei nostri problemi, fisici o psicologici, e darci la ricetta giusta per risolverli. Per questo è necessario avvicinarsi a chi insegna con <strong>rispetto</strong>: rispetto <strong>per lo spazio dell&#8217;insegnamento</strong>,<strong> per il suo tempo</strong>, <strong>per il suo limite</strong>.</p>
<p>La <strong>distanza</strong>, allora, tra insegnante e allievo o allieva diventa uno <strong>spazio prezioso</strong>, uno spazio che non deve essere né troppo dilatato e freddo, né troppo compresso e intimo, ma che trova una sua <strong>giusta misura</strong> anche nel continuo mutamento. Come in una <strong>danza</strong>, dove i due ballerini si muovono insieme sulla stessa musica ma rimanendo distinti.</p>
<p>Per un approfondimento su questo ricco e vastissimo tema vi rimandiamo al libro di <strong>Barbara Biscotti</strong> “Insegnante e allievo. Storia e contemporaneità di un rapporto fondamentale.” edito da YANI e Corriere della Sera nella collana ‘Yoga. Teoria e pratica’. Un libro che si rivolge tanto agli allievi quanto agli insegnanti, offrendo a entrambi spunti preziosissimi di riflessione per acquisire <strong>consapevolezza</strong> del proprio <strong>ruolo</strong> nella reciprocità di questa relazione.</p>
<p>Barbara sarà, inoltre, la relatrice di un <strong>seminario teorico presso il Centro Natura</strong> dedicato proprio a queste tematiche: <strong>“Yoga. Essere allievi, essere insegnanti: ieri, oggi domani” che si terrà sabato 22 marzo 2025 dalle 14.30 alle 17.30. </strong></p>
<p><strong><a href="https://centronatura.it/benessere-naturale/formazione/yoga-seminari/seminari-yoga-yoga-essere-allievi-essere-insegnanti-ieri-oggi-domani/" target="_blank" rel="noopener">Qui</a> </strong>più info.</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://centronatura.it/benessere-naturale/come-una-danza-la-relazione-tra-insegnante-e-allievo-a-nella-via-dello-yoga/">Come una danza la relazione tra insegnante e allievo/a nella via dello yoga</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://centronatura.it/benessere-naturale">Centro natura</a>.</p>
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		<title>IL RESPIRO NELLO YOGA. DIALOGO CON MARCO PASSAVANTI.</title>
		<link>https://centronatura.it/benessere-naturale/articolo-blog-il-respiro-nello-yoga-dialogo-con-marco-passavanti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Erika Pierimarchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 02 Dec 2024 14:44:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attività Yoga]]></category>
		<category><![CDATA[Blog "Al Centro"]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il respiro nello yoga. Dialogo con Marco Passavanti a cura di Virginia Farina per il Centro Natura. &#160; Non può darsi yoga senza una relazione stabile e profonda col respiro, eppure non è per nulla facile avvicinarsi al prāṇāyāma e comprendere quell’equilibrio delicatissimo tra contemplazione e controllo della respirazione. Ne abbiamo parlato con Marco Passavanti, [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-weight: 400;">Il respiro nello yoga.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Dialogo con Marco Passavanti </span><span style="font-weight: 400;">a cura di <a href="https://centronatura.it/benessere-naturale/wp-content/uploads/2024/09/CV-Virginia-Farina-18_19.pdf" target="_blank" rel="noopener"><strong>Virginia Farina</strong></a> per il Centro Natura.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-weight: 400;">Non può darsi </span><b>yoga </b><span style="font-weight: 400;">senza una </span><b>relazione stabile e profonda col respiro</b><span style="font-weight: 400;">, eppure non è per nulla facile </span><b>avvicinarsi al prāṇāyām</b><span style="font-weight: 400;">a e comprendere quell’</span><b>equilibrio delicatissimo tra contemplazione e controllo</b><span style="font-weight: 400;"> della respirazione. Ne abbiamo parlato con </span><b>Marco Passavan</b><b>ti</b><span style="font-weight: 400;">, già </span><b>ricercatore p</b><b>resso l’Università «La Sapienza»</b><span style="font-weight: 400;"> di Roma, </span><b>traduttore </b><span style="font-weight: 400;">e </span><b>insegnante formatore</b><span style="font-weight: 400;"> presso l’AYCO di Roma e in diversi centri italiani, tra cui il nostro, che il prossimo </span><b>19 g</b><b>ennaio 2025</b><span style="font-weight: 400;"> terrà per </span><span style="font-weight: 400;">noi un </span><b>seminario </b><b>teorico</b><span style="font-weight: 400;"> ma </span><b>soprattutto esperien</b><b>ziale</b><span style="font-weight: 400;"> dal titolo “</span><b>Prāṇāyāmādhyāya. Tre tecniche fondamentali di controllo del respiro secondo la tradizione di Krishnamacharya</b><span style="font-weight: 400;">”. Qui il </span><a href="https://centronatura.it/benessere-naturale/formazione/yoga-seminari/seminari-yoga-pra%e1%b9%87ayamadhyaya/"><span style="font-weight: 400;">link</span></a><span style="font-weight: 400;"> alla pagina del sito per </span><b>tutte le informazioni</b><span style="font-weight: 400;"> al riguardo. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Buona lettura!</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"> </span></p>
<p><b>Virginia: Nello yoga moderno spesso l’aspetto posturale e quello respiratorio vengono considerati separatamente: prima facciamo </b><b><i>āsana</i></b><b> e poi </b><b><i>prāṇāyāma</i></b><b>: Ma è poi davvero possibile separare movimento, ascolto e respiro? Quando inizia il </b><b><i>prāṇāyāma</i></b><b>?</b></p>
<p style="padding-left: 40px;"><b>Marco</b><span style="font-weight: 400;">: Lo </span><b>yoga moderno transnazionale</b><span style="font-weight: 400;">, che nella maggior parte dei casi si presenta come </span><b>yoga ‘posturale’</b><span style="font-weight: 400;">, mette al centro del lavoro l’esecuzione degli </span><i><span style="font-weight: 400;">āsana</span></i><span style="font-weight: 400;">. Contrariamente a quanto avveniva in epoca premoderna, quando oggi si parla di ‘fare yoga’, si fa quasi sempre riferimento all’esecuzione di un certo numero di </span><b><i>āsana</i></b><span style="font-weight: 400;">, e soltanto in </span><b>misura minore</b><span style="font-weight: 400;"> a una serie di </span><b>tecniche respiratorie</b><span style="font-weight: 400;"> o di </span><b>pratiche meditative</b><span style="font-weight: 400;">. I motivi di questo slittamento sono complessi, ma ai fini del nostro discorso credo sia necessario chiarire un punto fondamentale: una </span><b>buona pratica di yoga ‘posturale’</b> <b>non può prescindere</b><span style="font-weight: 400;"> da un’</span><b>osservazione attenta del respiro</b><span style="font-weight: 400;"> e da un </span><b>lavoro di ‘rieducazione’ di esso</b><span style="font-weight: 400;">. Allo stesso modo, chi intraprende </span><b>pratiche formali di </b><b><i>prāṇāyāma</i></b><span style="font-weight: 400;">, o ‘controllo del respiro’, non può fare a meno di un </span><i><span style="font-weight: 400;">buon lavoro preliminare incentrato sulle posture</span></i><span style="font-weight: 400;">. Ciò vale ancor di più oggi: rispetto agli yogin antichi, che avevano il corpo di chi vive immerso nella natura, trascorriamo gran parte del tempo sovrastimolati di fronte a uno schermo, alla guida di un’automobile o sdraiati su un divano. È ovvio che il </span><b>corpo</b><span style="font-weight: 400;">, il </span><b>respiro</b><span style="font-weight: 400;">, la </span><b>vitalità </b><span style="font-weight: 400;">e l’</span><b>attenzione</b><span style="font-weight: 400;"> ne risentano drammaticamente: è qui che entra in gioco tutto il </span><b>valore e la necessità di una buona pratica ‘posturale’</b><span style="font-weight: 400;">. Gli yogin del passato ne avevano forse meno bisogno di noi – la loro pratica degli </span><i><span style="font-weight: 400;">āsana</span></i><span style="font-weight: 400;"> era molto più semplice ed essenziale della nostra e aveva spesso scopi differenti – e potevano permettersi di intraprendere il </span><i><span style="font-weight: 400;">prāṇāyāma</span></i><span style="font-weight: 400;"> partendo già da una condizione di relativo agio respiratorio.</span></p>
<p style="padding-left: 40px;"><span style="font-weight: 400;">Nella </span><b>tradizione di Krishnamacharya</b><span style="font-weight: 400;"> – in modo particolare nella fase più tarda e meno nota del suo insegnamento – il </span><b>lavoro respiratorio durante gli </b><b><i>āsana</i></b><span style="font-weight: 400;"> assume un </span><b>ruolo centrale</b><span style="font-weight: 400;">: vengono suggeriti </span><b>ritmi respiratori</b><span style="font-weight: 400;"> da mantenere durante le posture (sia nella fase dinamica sia in quella statica), </span><b>conteggi</b><span style="font-weight: 400;">, </span><b>osservazione dei luoghi (</b><b><i>deśa</i></b><b>) del respiro</b><span style="font-weight: 400;"> e ovviamente la </span><b>tecnica </b><b><i>ujjāyī</i></b><span style="font-weight: 400;">. Oltre a un </span><b>marcato effetto concentrativo</b><span style="font-weight: 400;">, questo lavoro costituisce la </span><b>necessaria preparazione per l’esecuzione di tecniche più ‘formali’ di </b><b><i>prāṇāyāma</i></b><span style="font-weight: 400;"> eseguite nella postura seduta. Ciò a sua volta dovrebbe condurre alle </span><b>membra ‘interne’ dello yoga</b><span style="font-weight: 400;">, ovvero a </span><b><i>pratyāhāra</i></b><b>, </b><b><i>dhāraṇā</i></b><b> e </b><b><i>dhyāna</i></b><span style="font-weight: 400;">. In altre parole, la pratica degli </span><b><i>āsana</i></b> <span style="font-weight: 400;">costituisce un </span><b>primo lavoro di rieducazione e affinamento del respiro</b><span style="font-weight: 400;"> (oltre a una forma niente affatto trascurabile di rieducazione dell’attenzione e della focalizzazione); a quel punto si è </span><b>pronti per le tecniche formali</b><span style="font-weight: 400;"> di </span><i><span style="font-weight: 400;">prāṇāyāma</span></i><span style="font-weight: 400;"> (che implicano conteggi, ritmi respiratori, </span><i><span style="font-weight: 400;">bandha</span></i><span style="font-weight: 400;">, eccetera) e che richiedono un’</span><b>attenzione stabile e sostenuta e una certa disponibilità all’introversione dell’attenzione</b><span style="font-weight: 400;">, qualità che già vengono coltivate negli </span><i><span style="font-weight: 400;">āsana</span></i><span style="font-weight: 400;">. Tutto questo lavoro, idealmente, può e dovrebbe condurre a una </span><b>mente calma, lucida e focalizzata</b><span style="font-weight: 400;"> (nel gergo yogico si direbbe ‘sattvica’), ovvero</span><b> alla porta della «meditazione»</b><span style="font-weight: 400;">, qualunque sia il significato che attribuiamo a questa parola.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>Virginia: Lo yoga permette di comprendere non solo la relazione tra corpo e respiro, ma anche quella, ancora più sottile, tra respiro e mente. Quando il respiro è “pacificato” anche la mente è in pace. Attraverso la pratica possiamo fare esperienza di una pausa respiratoria non forzata che diventa luogo di silenzio e presenza. Puoi parlarci meglio di questa relazione?</b></p>
<p style="padding-left: 40px;"><b>Marco</b><span style="font-weight: 400;">: L’idea di una </span><b>relazione profonda tra mente e respiro </b><span style="font-weight: 400;">è un’</span><i><span style="font-weight: 400;">intuizione arcaica</span></i><span style="font-weight: 400;"> della civiltà indiana, attestata già nella letteratura vedica e che riappare continuamente nei testi yogici. Dalle </span><b><i>Upaniṣad</i></b><b> fino ai testi buddhisti</b><span style="font-weight: 400;">, dai </span><b><i>Tantra</i></b><b> fino alle opere dello </b><b><i>haṭhayoga</i></b><span style="font-weight: 400;">, sono </span><b>innumerevoli i riferimenti</b><span style="font-weight: 400;"> a una </span><b>corrispondenza a doppio senso</b><span style="font-weight: 400;"> tra il respiro (</span><i><span style="font-weight: 400;">prāṇa; vāta</span></i><span style="font-weight: 400;">; </span><i><span style="font-weight: 400;">vāyu</span></i><span style="font-weight: 400;">; </span><i><span style="font-weight: 400;">pavana</span></i><span style="font-weight: 400;">) e la mente (</span><i><span style="font-weight: 400;">manas</span></i><span style="font-weight: 400;">; </span><i><span style="font-weight: 400;">citta</span></i><span style="font-weight: 400;">). Un respiro caotico, irregolare, ‘patologico’, è lo specchio di una mente distratta e sofferente, mentre un </span><b>respiro tranquillo e pacificato</b><span style="font-weight: 400;"> è il </span><b>segno tangibile di una mente calma, lucida e concentrata</b><span style="font-weight: 400;">. Di fatto, in molti </span><b>sistemi antichi</b><span style="font-weight: 400;">, il culmine di tutto il </span><i><span style="font-weight: 400;">prāṇāyāma</span></i><span style="font-weight: 400;"> è definito esplicitamente come una </span><b>completa cessazione del respiro</b><span style="font-weight: 400;">, chiamata </span><i><span style="font-weight: 400;">caturtha</span></i><span style="font-weight: 400;">, il ‘quarto’, da Patañjali o </span><i><span style="font-weight: 400;">kevala kumbhaka</span></i><span style="font-weight: 400;">, ‘ritenzione svincolata’ nei testi dell’</span><i><span style="font-weight: 400;">haṭhayoga</span></i><span style="font-weight: 400;">. A questa cessazione respiratoria si accompagna immancabilmente uno </span><b>stato di cessazione cognitiva</b><span style="font-weight: 400;">, che corrisponde a livelli elevatissimi di </span><i><span style="font-weight: 400;">samādhi</span></i><span style="font-weight: 400;">. </span></p>
<p style="padding-left: 40px;"><span style="font-weight: 400;">Per molti </span><b>praticanti di oggi</b><span style="font-weight: 400;">, che nel migliore dei casi riescono a dedicare una o due ore al giorno alla pratica, si tratta di mete che possono apparire bizzarre e irrealizzabili o niente affatto desiderabili. Credo sia importante essere </span><b>realisti</b><span style="font-weight: 400;">: il lavoro respiratorio che si propone oggi nello yoga che tutti noi pratichiamo dovrebbe mirare a un </span><b>raffinamento del respiro</b><span style="font-weight: 400;">, a una condizione di </span><b>armonia respiratoria</b><span style="font-weight: 400;"> che, come sa chiunque ne abbia avuto esperienza, apporta innumerevoli benefici. Non bisogna essere yogin in qualche remota grotta himalayana per toccare con mano quello stato in cui il </span><b>respiro fluisce tranquillo</b><span style="font-weight: 400;">, quasi impercettibile, e la mente riposa attenta su di esso; oppure quella condizione in cui il </span><b>corpo si muove fluidamente</b><span style="font-weight: 400;"> in </span><i><span style="font-weight: 400;">āsana</span></i><span style="font-weight: 400;"> dinamici scanditi dal ritmo lento delle fasi respiratorie; o ancora quei piccoli momenti di completo </span><b>silenzio e abbandono</b><span style="font-weight: 400;"> che avvengono soprattutto nella </span><b>pausa </b><span style="font-weight: 400;">a polmoni vuoti. Krishnamacharya parlava, non a caso, di </span><b>‘convergenza’ </b><span style="font-weight: 400;">(</span><i><span style="font-weight: 400;">saṃgati</span></i><span style="font-weight: 400;">), ovvero del </span><b>raccogliersi e armonizzarsi del corpo</b><span style="font-weight: 400;"> (</span><i><span style="font-weight: 400;">kāya</span></i><span style="font-weight: 400;">), </span><b>del respiro</b><span style="font-weight: 400;"> (</span><i><span style="font-weight: 400;">prāṇa</span></i><span style="font-weight: 400;">), </span><b>degli organi di senso</b><span style="font-weight: 400;"> (</span><i><span style="font-weight: 400;">indriya</span></i><span style="font-weight: 400;">) e </span><b>della facoltà di attenzione </b><span style="font-weight: 400;">(</span><i><span style="font-weight: 400;">manas</span></i><span style="font-weight: 400;">): il risultato di questa sinergia è l’</span><b>esperienz</b><span style="font-weight: 400;">a (</span><i><span style="font-weight: 400;">anubhāva</span></i><span style="font-weight: 400;">), un esserci …il famoso ‘</span><b>stare nel present</b><span style="font-weight: 400;">e’ di cui oggi tutti parlano e che tutti ricercano. In altre parole, far muovere il corpo in modo intelligente attraverso gli </span><i><span style="font-weight: 400;">āsana</span></i><span style="font-weight: 400;">, farlo facendosi guidare dal respiro (che a volte può essere ritmato e controllato con gentilezza e altre lasciato libero) e prestare un’attenzione sistematica a tutto ciò che accade mentre lo facciamo può portare a una pacificazione del corpo, del respiro e della mente: un risultato straordinario alla portata di noi persone ‘ordinarie’.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>Virginia: Con un’immagine molto efficace spesso il respiro naturale è visto come un cervo in una radura, osservarlo ci chiede di farci discreti e silenziosi, di procedere in punta di piedi per non disturbarlo e farlo fuggire via. Il respiro è, allora, qualcosa da conoscere e da accompagnare dopo averci fatto amicizia, più che un animale selvatico da domare. C’è un punto di incontro tra contemplazione e controllo? Come possiamo esercitare insieme ascolto e tecnica?</b></p>
<p style="padding-left: 40px;"><b>Marco</b><span style="font-weight: 400;">: Come abbiamo visto, le fonti antiche sono pressoché unanimi nello stabilire una relazione a doppio senso tra respiro e mente. </span><b>Ciò che varia</b><span style="font-weight: 400;"> in modo notevole nelle differenti tradizioni sono le</span><b> tecniche specifiche</b><span style="font-weight: 400;"> grazie a cui intervenire su questa relazione e sfruttarla per determinati fini. </span><b>Alcuni approcci</b><span style="font-weight: 400;"> suggeriscono di </span><b>intervenire attivamente sul respiro</b><span style="font-weight: 400;">, addirittura in modo ‘forte’, mentre </span><b>altri </b><span style="font-weight: 400;">suggeriscono l’esatto opposto, ovvero </span><b>essere semplici spettatori </b><span style="font-weight: 400;">del respiro lasciandolo libero di assestarsi da sé senza intervenire in alcun modo. Esistono numerosi </span><b>autori o tradizioni</b><span style="font-weight: 400;">, sia antichi sia moderni, che </span><b>mettono in guardia dalla pratica del </b><b><i>prāṇāyāma</i></b><span style="font-weight: 400;"> e da ogni manipolazione del respiro, mentre </span><b>altri </b><span style="font-weight: 400;">vedono </span><b>nel controllo del respiro la via privilegiata al </b><b><i>samādhi</i></b><span style="font-weight: 400;">.</span></p>
<p style="padding-left: 40px;"><span style="font-weight: 400;">Di nuovo, proviamo a scendere dall’eremo himalayano e torniamo al nostro tappetino. Secondo il mio modesto punto di vista, una </span><b>pratica matura </b><span style="font-weight: 400;">di yoga implica l’acquisizione della </span><b>capacità di alternare in modo attento e intelligente momenti di controllo attivo</b><span style="font-weight: 400;"> delle fasi respiratorie – espirazione, pausa a vuoto, inspirazione e pausa a pieno – </span><b>a momenti in cui il respiro viene lasciato libero e osservato</b><span style="font-weight: 400;"> passivamente. Queste modalità necessitano ambedue di un </span><b>addestramento sistematico</b><span style="font-weight: 400;"> e sono ciascuna a suo modo un </span><b>grande campo di sperimentazione e conoscenza di sé</b><span style="font-weight: 400;">. In entrambi i casi si tratta di un </span><b>lavoro di consapevolezza</b><span style="font-weight: 400;">, che richiede </span><b>concentrazione </b><span style="font-weight: 400;">e che produce ulteriore concentrazione. In entrambi i casi si tratta di un </span><b>affinamento dell’attenzione</b><span style="font-weight: 400;"> che finisce per ripercuotersi su ogni aspetto della persona. </span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>Virginia: Negli </b><b><i>Yogasūtra</i></b><b>, Patañjali parla del </b><b><i>prāṇāyāma</i></b><b>, soffermandosi sull’importanza dell’allungamento e della distensione delle fasi respiratorie, qual è il suo punto di vista? Quanto è diverso dall’approccio dello yoga moderno?</b></p>
<p style="padding-left: 40px;"><b>Marco</b><span style="font-weight: 400;">: Rispondere a questa domanda richiederebbe molto tempo e renderebbe necessario aprire numerose parentesi. In breve, possiamo affermare che </span><b>Patañjali</b><span style="font-weight: 400;">, in linea con una </span><b>lunga tradizione a lui precedente</b><span style="font-weight: 400;">, presenta una</span><b> visione ‘cessativa’</b><span style="font-weight: 400;"> del </span><i><span style="font-weight: 400;">prāṇāyāma</span></i><span style="font-weight: 400;">: lo capiamo dal primo aforisma che dedica a questo tema (2.49), nel quale afferma senza mezzi termini che “il controllo del respiro consiste nell’</span><b>interruzione del corso dell’espirazione e dell’inspirazione</b><span style="font-weight: 400;">” (</span><i><span style="font-weight: 400;">śvāsapraśvāsayoḥ gativicchedaḥ pṛāṇāyāmaḥ</span></i><span style="font-weight: 400;">). Tale visione rispecchia un </span><b>approccio decisamente ascetico</b><span style="font-weight: 400;">, che pone come meta suprema per lo yogin l’ottenimento di uno stato di stasi completa e di ‘morte cognitiva’: la cessazione del respiro è parallela alla cessazione delle attività mentali (</span><i><span style="font-weight: 400;">cittavṛtti-nirodha</span></i><span style="font-weight: 400;">) menzionata nel celebre aforisma 1.2. Si badi bene che la</span><b> cessazione delle attività mentali </b><span style="font-weight: 400;">consiste nell’</span><b>arresto di cinque forme di attività</b><span style="font-weight: 400;"> (descritte nei </span><i><span style="font-weight: 400;">sūtra</span></i><span style="font-weight: 400;"> 1.5-11), funzioni che abbracciano di fatto </span><i><span style="font-weight: 400;">tutte</span></i><span style="font-weight: 400;"> le normali attività cognitive. Alcune interpretazioni ‘liberali’ di questi </span><i><span style="font-weight: 400;">sūtra</span></i><span style="font-weight: 400;">, che tendono a mettere in luce un generico appello a «stare nel presente senza farsi risucchiare dal pensiero e dalle fantasie», finiscono per non cogliere la radicalità e la difficoltà di questa impresa. L’interruzione della respirazione è dunque parte integrante di questa cessazione.</span></p>
<p style="padding-left: 40px;"><span style="font-weight: 400;">Ancora una volta, proviamo a scendere dall’eremo. Cosa dovremmo fare noi oggi? Aspirare a uno stato di morte respiratoria e cognitiva è realistico? Rientra tra gli interessi dei praticanti di oggi?  Nei secoli, soprattutto nell’ambito dello </span><i><span style="font-weight: 400;">haṭhayoga</span></i><span style="font-weight: 400;">, sono state messe a punto </span><b>numerose tecniche</b><span style="font-weight: 400;"> che hanno un’importante </span><b>funzione preliminare</b><span style="font-weight: 400;">, ovvero che producono una </span><b>necessaria ‘purificazione dei canali’</b><span style="font-weight: 400;"> (</span><i><span style="font-weight: 400;">nāḍī-śodhana</span></i><span style="font-weight: 400;">). In altre parole, prima di puntare alla vetta, ovvero alla cessazione del respiro, è necessario percorrere un </span><b>lungo cammino preparatorio</b><span style="font-weight: 400;">, di progressivo avvicinamento, che comporta una </span><b>purificazione gradual</b><span style="font-weight: 400;">e e un </span><b>addestramento del respiro</b><span style="font-weight: 400;">, con effetti importanti sulla salute del corpo e della mente. Maestri moderni come Krishnamacharya e tanti altri hanno dato grande enfasi a questo aspetto di purificazione e armonizzazione, in linea con un approccio salutistico che già compare nei testi dello </span><i><span style="font-weight: 400;">haṭhayoga</span></i><span style="font-weight: 400;"> e che si sviluppa esponenzialmente nello yoga moderno. Personalmente non la considero una deviazione dagli ideali più antichi, ma piuttosto un’</span><b>evoluzione necessaria</b><span style="font-weight: 400;">. Chiunque abbia sperimentato in maniera continuativa un certo tipo di lavoro respiratorio sa quanto ciò possa </span><b>migliorare la vitalità</b><span style="font-weight: 400;">, la </span><b>lucidità </b><span style="font-weight: 400;">e la </span><b>capacità di concentrazione</b><span style="font-weight: 400;">. Tutto ciò va certamente in direzione di quell’</span><b>antico ideale</b><span style="font-weight: 400;"> che vede in una </span><b>mente chiara e luminosa</b><span style="font-weight: 400;"> la condizione imprescindibile per la </span><b>libertà</b><span style="font-weight: 400;">.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>Virginia: Nel tuo seminario si alterneranno momenti di approfondimento teorico con momenti esperienziali in cui ci permetterai di sperimentare alcune tecniche di pranayama che hai studiato nella scuola di Desikachar. Vuoi anticiparci qualcosa?</b></p>
<p style="padding-left: 40px;"><b>Marco</b><span style="font-weight: 400;">: Le tecniche di </span><i><span style="font-weight: 400;">prāṇāyāma</span></i><span style="font-weight: 400;"> insegnate nell’ambito del </span><b>Viniyoga</b><span style="font-weight: 400;"> di </span><b>Krishnamacharya </b><span style="font-weight: 400;">e </span><b>Desikachar </b><span style="font-weight: 400;">non sono </span><b>mai disgiunte dalla pratica degli </b><b><i>āsana</i></b><span style="font-weight: 400;">. Ciascuna </span><b>tecnica formale</b><span style="font-weight: 400;"> (eseguita in posizione seduta) è preceduta da una sessione più o meno lunga di </span><b>pratica posturale</b><span style="font-weight: 400;">, che ha lo scopo di preparare al meglio l’esecuzione della tecnica stessa. Nel </span><b>seminario</b><span style="font-weight: 400;">, parallele a una serie di </span><b>informazioni teoriche</b><span style="font-weight: 400;">, verranno proposte </span><b>tre tecniche</b><span style="font-weight: 400;">: </span><i><span style="font-weight: 400;">viloma-ujjāyī</span></i><span style="font-weight: 400;">, </span><i><span style="font-weight: 400;">pratiloma-ujjāyī</span></i><span style="font-weight: 400;"> e </span><i><span style="font-weight: 400;">anuloma ujjāyī</span></i><span style="font-weight: 400;">. Si tratta di </span><i><span style="font-weight: 400;">prāṇāyāma</span></i><span style="font-weight: 400;"> che abbinano l’</span><b>esecuzione del respiro </b><b><i>ujjāyī</i></b><span style="font-weight: 400;"> (che già viene raccomandato durante gli </span><i><span style="font-weight: 400;">āsana</span></i><span style="font-weight: 400;">) al respiro a </span><b>narici alternate</b><span style="font-weight: 400;">, utilizzando ciascuna una </span><b>tipologia specifica di ritmi</b><span style="font-weight: 400;"> respiratori. Ogni tecnica si abbina a sua volta a una </span><b>determinata ora della giornata</b><span style="font-weight: 400;"> (mattina, mezzogiorno, pomeriggio/sera). Questa modalità di pratica del </span><i><span style="font-weight: 400;">prāṇāyāma</span></i><span style="font-weight: 400;"> rispecchia la fase più tarda e matura dell’insegnamento di Krishnamacharya, incentrato sull’idea di </span><i><span style="font-weight: 400;">vinyāsa-krama</span></i><span style="font-weight: 400;">, inteso come </span><b>applicazione graduale</b><span style="font-weight: 400;"> e </span><b>progressiva </b><span style="font-weight: 400;">delle </span><b>tecniche </b><span style="font-weight: 400;">dello yoga.</span></p>
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<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://centronatura.it/benessere-naturale/articolo-blog-il-respiro-nello-yoga-dialogo-con-marco-passavanti/">IL RESPIRO NELLO YOGA. DIALOGO CON MARCO PASSAVANTI.</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://centronatura.it/benessere-naturale">Centro natura</a>.</p>
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		<title>Sessualità ed etica oggi: interroghiamo lo Yoga. dialogo con Mariella Lancia</title>
		<link>https://centronatura.it/benessere-naturale/sessualita-ed-etica-oggi-interroghiamo-lo-yoga-dialogo-con-mariella-lancia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Erika Pierimarchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 Nov 2024 16:19:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attività Yoga]]></category>
		<category><![CDATA[Blog "Al Centro"]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dialogo con Mariella Lancia su sessualità, etica e yoga, a cura di Virginia Farina per il Centro Natura. Perché dedicare un articolo di una scuola di yoga a etica e sessualità? Sicuramente perché lo yoga può aiutarci ad affrontare, comprendere e vivere meglio questo ambito della nostra vita che riguarda una delle nostre energie più profonde. [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Dialogo con <strong><a href="https://mariellalancia.com/" target="_blank" rel="noopener">Mariella Lancia</a></strong> su sessualità, etica e yoga, a cura di <strong><a href="https://centronatura.it/benessere-naturale/wp-content/uploads/2024/09/CV-Virginia-Farina-18_19.pdf" target="_blank" rel="noopener">Virginia Farina</a> </strong>per il Centro Natura.</p>
<p>Perché dedicare un articolo di una scuola di yoga a etica e sessualità? Sicuramente perché lo yoga può aiutarci ad affrontare, comprendere e vivere meglio questo ambito della nostra vita che riguarda una delle nostre energie più profonde.</p>
<p>Abbiamo quindi rivolto alcune domande a Mariella Lancia che proprio su questo tema terrà per noi al Centro Natura e in contemporanea su zoom un incontro gratuito e aperto alla cittadinanza <a href="https://centronatura.it/benessere-naturale/scuola-di-yoga-centro-natura/oltre-la-pratica/" target="_blank" rel="noopener"><strong>venerdì 29 novembre dalle ore 20.30 alle ore 22.30</strong></a>.</p>
<p>Speriamo di vedervi all&#8217;incontro e intanto buona lettura!</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>1. Oggi la<strong> sessualità non è più un tabù</strong>, se ne parla apertamente sui media, la pubblicità fa continuamente uso del richiamo erotico e neppure i comportamenti più trasgressivi sembrano scandalizzarci, <strong>eppure</strong>… abbiamo <strong>davvero imparato a viverla, a goderla, a conoscerla?</strong> Da dove possiamo cominciare?</p>
<p style="padding-left: 40px;"><em>Da dove possiamo cominciare? Dal <strong>prendere atto lucida-mente</strong> della situazione così com’è, oggi. Come farò, o tenterò di fare, nel nostro <strong>incontro del 29 novembre</strong> al <strong>Centro Natura</strong>.</em></p>
<p style="padding-left: 40px;"><em>E poiché mi è stato chiesto di parlare di <strong>sessualità alla luce dello yoga</strong>, cominceremo da <strong>viveka</strong>, il <strong>discernimento</strong>, e da <strong>vidya</strong>, il <strong>retto vedere</strong>. Per quello che ci è possibile nella <strong>condizione di offuscamento</strong> e di <strong>confusione</strong> in cui sono immerse <strong>le nostre menti</strong>.</em></p>
<p style="padding-left: 40px;"><em>E poi cercare di <strong>liberarla</strong> da tutto <strong>ciò che con la sessualità non c’entra</strong>.</em></p>
<p style="padding-left: 40px;"><em>Così liberata, come un diamante ripulito dalla ganga, tornerà a risplendere attraendoci irresistibilmente. Oggi trovo che sia più che mai urgente <strong>disseppellire l’eros</strong>, in quanto <strong>passione, forza vitale</strong>. Non vediamo quanto la nostra società sia annoiata, rassegnata, triste, sfinita?</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>2. Nella tua attività di divulgatrice parli spesso dell’importanza di<strong> coltivare le arti dell’amore</strong> per <strong>interrompere</strong> la catena dell’<strong>infelicità sessuale</strong>. Cosa significa per te “infelicità sessuale” e perché è così importante prendercene cura?</p>
<p style="padding-left: 40px;">L’<strong>infelicità</strong>, come dicevo prima, la vediamo, non ti pare,<strong> tutt’attorno a noi</strong>, nella comunicazione mediatica, nella cronaca, nella letteratura, nei film, nelle reti sociali. Per <strong>godere appieno</strong> della <strong>sessualità</strong> bisogna essere <strong>preparati</strong>. Ci si prepara per un viaggio, per prendere la patente, per un colloquio di lavoro… ma<strong> chi ci prepara</strong> a <strong>conoscere</strong> e ad <strong>amministrare</strong> un’<strong>energia potentissima</strong> che, come molte altre forme di energia – idrica, elettrica, nucleare – può essere<strong> utilizzata sia per creare</strong> <strong>che per distruggere</strong>, per migliorare la vita o per danneggiarla? Non a caso, uno dei primi capitoli del mio libro per adolescenti è intitolato “La sessualità si impara”.</p>
<p style="padding-left: 40px;">La <strong>nostra vita sessuale</strong> è la proiezione degli stati del<strong> nostro io</strong>: del nostro <strong>egocentrismo</strong> o della nostra <strong>empatia</strong>, delle nostre <strong>paure</strong>, del nostro materialismo o delle nostre aspirazioni più alte, delle nostre difese, delle nostre nevrosi o del nostro <strong>equilibrio</strong> e della nostra<strong> fiducia nella vita</strong>, del nostro rispetto per noi stessi o del nostro sentirci una nullità. <strong>Si cura la sessualità</strong> cominciando a prenderci <strong>cura di noi stessi</strong> e del nostro <strong>mondo interiore</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>3. Perché questa catena si interrompa un ruolo cruciale lo ha <strong>l’educazione dei ragazzi</strong>, ai quali tu hai sempre saputo dare tantissima<strong> attenzione</strong>, rivolgendoti a loro sia attraverso i <strong>tuoi libri</strong> (<em>Tre nipoti, una nonna e il sesso. L&#8217;arte di amare trasmessa da una nonna ai nipotini, e Nonna, tu che ne sai del sesso? L&#8217;arte di amare trasmessa da una nonna ai nipoti adolescenti</em>), sia attraverso i <strong>video di #nonnacrazy su TikTok</strong>, disponibili sul tuo sito nella <strong>rubrica <em>Asterischi sul sesso</em></strong>. Che <strong>risposta</strong> hai avuto <strong>dai ragazzi e dalle ragazze</strong>? La mia impressione è che molti di loro siano più<strong> coscienti e maturi di noi adulti</strong>, nonostante i comportamenti provocatori e trasgressivi.</p>
<p style="padding-left: 40px;"><em>Le risposte più <strong>incoraggianti</strong> dai ragazzi le ho avute su <strong>TikTok</strong> dove alcuni miei video hanno registrato<strong> migliaia di visualizzazioni</strong>, uno persino 909.000! E <strong>spesso mi scrivono</strong>: ma perché queste cose non ce le insegnano a scuola! I libri invece li leggono poco, i miei lettori sono più che altro adulti. Sì, anch’io vedo <strong>molte potenzialità nei giovani di oggi</strong>. Certamente <strong>vogliono di più, vogliono altro</strong>, e spesso rifiutano i modelli del passato non per essere trasgressivi a tutti i costi ma perché ne vedono la mediocrità e il conformismo, <strong>vogliono rompere con modi stanchi e infelici</strong> di vivere la famiglia, le relazioni, la sessualità, cercano modalità nuove e più elettrizzanti.</em></p>
<p style="padding-left: 40px;"><em>Quello che mi preoccupa però è che questa<strong> loro sacrosanta aspirazione</strong> verso la rottura di schemi esausti e di stereotipi obsoleti viene <strong>facilmente manipolata</strong> da interessi che si ammantano di progressismo, di inclusività, di libertà ma che in realtà confondono le menti dei giovanissimi e li orientano verso <strong>comportamenti e scelte che con una piena e sana fruizione della sessualità</strong> e soprattutto con la loro felicità <strong>hanno ben poco a che fare</strong>. Ma anche su questo ragioneremo nel nostro incontro.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>4. Ampliando lo sguardo, come spesso tu fai nei tuoi interventi, non è difficile cogliere la <strong>ricaduta sociale e politica della sessualità</strong> come <strong>energia e forza propulsiva</strong> di quasi tutte le nostre <strong>azioni e relazioni</strong>.  Avere consapevolezza della sua <strong>potenza</strong>, essere coscienti del suo agire in noi, potrebbe davvero restituirci una <strong>visione più armoniosa e meno polarizzata</strong>, più unitaria e cosmica<strong> dei principi del Maschile e Femminile</strong>. In uno dei tuoi articoli scrivi: <em>Volete fare qualcosa per il mondo? Fate bene l’amore! </em> Il vecchio slogan<strong><em> Fate l’amore non fate la guerra</em></strong> ha ancora un impatto tanto rivoluzionario?</p>
<p style="padding-left: 40px;"><em>Direi proprio di sì. Fate l’amore e non la guerra, non come slogan new age ma come vero <strong>rituale unitivo, coniunctio oppositorum</strong>, come lo chiama C.G. Jung.<strong> L’energia sessuale</strong> è la manifestazione nei regni vegetale, animale e umano, di una <strong>grande legge universale</strong> (giustamente tu parli di una<strong> visione cosmica</strong>): la legge di <strong>attrazione</strong> fusione e sintesi <strong>fra polarità di segno opposto</strong>, polo positivo e polo negativo in elettromagnetismo, elettroni e protoni, cielo e terra, yang e yin, maschile e femminile. È la legge della produzione di energia e di vita. Nello<strong> yoga</strong>: sthirasukha, ida e pingala, purusha e prakrti, abhyasa e vairagya. In questo senso, le<strong> polarità</strong> devono rimanere e <strong>devono restare distinte</strong> altrimenti non si creerebbe quel divario, quella differenza di potenziale che fa scoccare la scintilla e che rende possibile la fusione dei due poli con esiti creativi a tutti i livelli. Ma <strong>chi insegna queste cose ai nostri ragazzi</strong>? Chi li aiuta a distinguere Maschile e Femminile, le<strong> due Origini</strong>, da uomo e donna?<strong> Maschile e femminile</strong> sono gli <strong>archetipi della vita</strong>. Riconosciuti e studiati dall&#8217;antropologia culturale, dalla psicologia, dalla mitologia. Presenti in <strong>dosaggi diversi</strong> sia negli <strong>umani di sesso maschile</strong> che in quelli di <strong>sesso femminile</strong>. Quanto alla <strong>ricaduta sociale</strong>: imparare a lasciarsi <strong>attrarre dal diverso</strong> fino a fargli <strong>spazio dentro di sé</strong>, fino a congiungersi e sperimentare che questo è bello e ci rende più <strong>ricchi e creativi</strong> (e non alludo solo alla procreazione fisica) non può che predisporre a non aver paura del diverso, a volerlo conoscere e avvicinare. Ad essere creativi e non distruttivi. Inoltre <strong>per fare bene l’amore bisogna&#8230; spogliarsi</strong>. Non solo dagli abiti. Bisogna spogliarsi da <strong>maschere e difese</strong>, e accettare il rischio della nostra reciproca vulnerabilità. È stato detto che <strong>tutte le guerre sono guerre di difesa</strong>… Nella relazione sessuale avrai <strong>gioia ed estasi solo se ti abbandoni</strong>. Ma non puoi abbandonarti se ci vai col tuo ego. L’ego si separa e si difende. La nostra <strong>individualità più profonda</strong> invece si vuole <strong>unire</strong>. Non lo sentiamo tutti questo incoercibile desiderio? </em></p>
<p style="padding-left: 40px;"><em>Questa congiunzione di polarità può essere anche interiore. Parlando di <strong>Gesù</strong>, <strong>Paolo di Tarso</strong> dice che &#8220;<strong>fece in sé di due un solo uomo nuovo</strong>&#8220;. Vedete dove ci può portare una riflessione sulla sessualità? Altro che sexting e diatribe sui nomi e sui pronomi. Allora io dico: facciamo prima conoscere ai ragazzi, ai giovani, che cos’è la <strong>sessualità in tutta la sua ampiezza</strong>. Facciamogliene comprendere il <strong>potenziale unitivo</strong> non solo per loro ma per tutta la società. Nell’epoca del sesso distratto, del sesso occasionale e veloce, facciamogli intravvedere tutta la sua<strong> magia</strong>, spieghiamo che cosa è richiesto per far <strong>bene</strong> l’amore, poi solo a quel punto potremo affrontare con molto più equilibrio e serenità anche le altre questioni scottanti dei nostri tempi.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>5. Credo che oltre ad educarci alla sessualità abbiamo bisogno di <strong>educarci alla corporeità</strong>, a conoscere il nostro <strong>corpo</strong>, dall&#8217;interno, <strong>nei suoi tempi e nei suoi modi</strong>, e a rispettarlo. In questo lo yoga può davvero venirci in aiuto. Qual è la visione che lo yoga ci trasmette della sessualità come relazione e come energia? Quale impatto ha avuto anche in te, come donna, la pratica dello yoga nel tuo percorso di <strong>riappropriazione</strong> della tua corporeità?</p>
<p style="padding-left: 40px;"><em>Certamente! <strong>Incontrare lo yoga</strong> ha significato per me iniziare una<strong> storia d&#8217;amore col mio corpo</strong>, che fino a quel momento mi&#8230; tiravo dietro o che mi portava là dove volevo andare ma senza sentirlo, senza dargli attenzione, senza amarlo. Amare nel senso che dicevamo prima, fare unità, essere uno con. Questo ritrovato rapporto col corpo anche come <strong>corpo energetico</strong>, ha molto migliorato il mio rapporto con la sessualità facendomi sentire che<strong> prima la congiunzione</strong> va cercata <strong>entro noi stessi</strong> e che anche la <strong>sessualità</strong>, come l&#8217;amore, è una<strong> scala</strong>, che pian piano ci svela panorami sempre più ampi toccando <strong>tutte le sfere del nostro essere bio-psico-spirituale</strong>.</em></p>
<p style="padding-left: 40px;"><em>La visione che ci trasmette lo yoga della sessualità? Ne parleremo durante il nostro incontro, è difficile da mettere in poche parole. Basti per ora dire che c&#8217;è uno degli <strong>Yama</strong>, ossia dei principi etici dello yoga, che <strong>tratta proprio di questo</strong>, ma in un modo che può risultare bizzarro per la mentalità occidentale, e che quindi ha bisogno di essere <strong>contestualizzato</strong> e per quel che è possibile, <strong>spiegato</strong>.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>6. Sarebbe bello coltivare un’<strong>etica del piacere</strong>, allenare il<strong> desiderio</strong> e il suo <strong>ascolto</strong> per <strong>non consumarlo</strong> tanto in fretta. Il piacere è fatto di <strong>ingredienti segreti</strong> come l&#8217;<strong>attesa</strong>, la<strong> resa</strong>, l&#8217;<strong>abbandono</strong>, l&#8217;<strong>apertura all&#8217;imprevisto</strong>&#8230; non può esserci possesso nel piacere, piuttosto <strong>dono</strong>, e questa è forse la sua lezione importante. Ma come fare? Come coltivare questo dono?</p>
<p style="padding-left: 40px;"><em>Il <strong>piacere</strong>! Sì, va <strong>coltivato</strong>, va allenato. Vi ho dedicato uno dei primi capitoli del mio libro: &#8220;Il piacere: <strong>le ricette della nonna</strong>&#8220;. Sul piacere sessuale si favoleggia molto, e ci sono <strong>idee erronee</strong> e <strong>leggende metropolitane</strong> da sfatare su questo argomento. Non puoi accedere tout court al piacere sessuale saltando i gradini precedenti. Il piacere sessuale parte dalla <strong>sensualità</strong>, ossia dalla capacità di trarre piacere da tutto ciò che tocca i nostri sensi. Questo avviene fin dal momento in cui veniamo al mondo, ma anche prima, durante la <strong>gestazione</strong>. Poi l&#8217;<strong>educazione</strong> e la <strong>cultura</strong> sbilanciata sul versante razionale portano ad <strong>attutire</strong> questa sensibilità. Ma se la sessualità scavalca o ignora la sensualità diventa solo un atto meccanico che per lo più si risolve in una grande delusione. La ricetta della nonna per trarre il massimo piacere dal rapporto sessuale è fatta di <strong>nove ingredienti</strong> che non posso elencare e sviscerare qui. Nello stesso capitolo una parte importante ce l&#8217;ha anche il <strong>desiderio</strong>, che tu giustamente nomini nella tua domanda sul piacere. Giustissimo quello che dici. Il desiderio <strong>si esalta nell&#8217;attesa</strong>, ha bisogno di <strong>tempi lunghi</strong>, anche <strong>durante</strong> il rapporto. Farlo durare, prolungare i preliminari, creare attesa, acuire il desiderio. Solo quando riesci a dire: <strong>ho fame e sete di te</strong>, allora puoi <strong>aspettarti il massimo del piacere</strong>. Tutto questo evidentemente <strong>stride</strong> con la <strong>cultura corrente</strong>. Il <strong>consumismo</strong> del sesso rischia di toglierci la fame, quando non di farci venire la nausea.</em></p>
<p style="padding-left: 40px;"><em>Vorrei terminare con i consigli di uno che se ne intendeva, <strong>Ovidio</strong>,<strong> L&#8217;arte di amare</strong>: </em><em>&#8220;Non conviene, credimi, accelerare il gaudio estremo, </em><em>ma lentamente devi ritardarlo con raffinato indugio. </em><em>E quando il luogo tu scoprirai su cui goda carezze </em><em>più che altrove da te, </em><em>vano pudore non freni le tue magiche carezze. </em><em>Vedrai gli occhi di lei </em><em>farsi lucenti di tremulo fulgore, </em><em>come il sole spesso rifulge </em><em>sulla liquida acqua.&#8221;</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>7. Ci sarebbero ancora tante e tante cose da dire, ma credo sia bello <strong>lasciarci</strong> con un<strong> invito a non esaurire</strong>, a continuare a <strong>cercare</strong>, a<strong> farci domande</strong> su questo grande e irriducibile <strong>mistero</strong> che, in fin dei conti, è la <strong>sessualità</strong>. Ti chiedo allora se vuoi lasciarci con una <strong>domanda-amuleto</strong> da <strong>portare con noi</strong>, con una traccia di indagine da cui partire o con cui proseguire nel nostro cammino di ricerca.</p>
<p style="padding-left: 40px;"><em>Che <strong>cosa cerco</strong>, veramente, <strong>quando cerco</strong> una <strong>relazione sessuale</strong>?</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Grazie</strong>, Mariella, per il tuo coraggio, e per<strong> accompagnarci</strong> sempre sulla <strong>soglia dell’indicibile</strong> per aprirci, cuore e mente, allo <strong>stupore</strong> del nostro essere al mondo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Yoga e ricerca medica:  prospettive di una visione integrata tra medicina e pratica dello yoga.</title>
		<link>https://centronatura.it/benessere-naturale/yoga-e-ricerca-medica-prospettive-di-una-visione-integrata-tra-medicina-e-pratica-dello-yoga/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Erika Pierimarchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Oct 2024 13:22:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[Attività Yoga]]></category>
		<category><![CDATA[Blog "Al Centro"]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Yoga e ricerca medica: prospettive di una visione integrata tra medicina e pratica dello yoga a cura di Virginia Farina per la Scuola di Yoga del Centro Natura &#160; Sono passate appena poche settimane da quando abbiamo ripreso i nostri corsi e ritrovato, dopo un po’ di vacanza, l’impegno e il piacere di una lezione [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h4>Yoga e ricerca medica: prospettive di una visione integrata tra medicina e pratica dello yoga</h4>
<p>a cura di <a href="https://centronatura.it/benessere-naturale/wp-content/uploads/2024/09/CV-Virginia-Farina-18_19.pdf" target="_blank" rel="noopener">Virginia Farina</a> per la Scuola di Yoga del Centro Natura</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Sono passate appena poche settimane da quando abbiamo ripreso i nostri corsi e ritrovato, <strong>dopo un po’ di vacanza</strong>, l’<strong>impegno</strong> e il <strong>piacere di una lezione di yoga</strong>; e probabilmente per molti e molte di noi questa ripresa è stata uno degli <strong>appuntamenti più attesi del nuovo anno</strong> lavorativo e scolastico.</p>
<p>Più cresce la nostra esperienza nella<strong> pratica</strong> e più ci accorgiamo di quanto essa sia importante per il mantenimento di una condizione di <strong>equilibrio</strong> e di <strong>stabilità</strong> nella nostra vita. Potremmo dire, da un certo punto di vista, che <strong>lo yoga ha a che fare con la cura della nostra salute</strong>, intendendo la<strong> salute non</strong> soltanto come l’<strong>assenza di malattie</strong>, ma come una <strong>condizione di completo benessere fisico</strong>, <strong>mentale e sociale</strong>, per usare la definizione coniata nel 1946 dall’<strong>Organizzazione Mondiale della Sanità</strong>.</p>
<p>Da decenni la stretta <strong>correlazione tra yoga</strong> (inteso non solo come pratica di posizioni, ma come <strong>percorso unitario di corpo, respiro e mente</strong>) e <strong>salute</strong> è riconosciuta nell’ambito delle <strong>medicine cosiddette alternative</strong>, oggi chiamate in maniera più ‘accogliente’ complementari, e questo ha portato, a volte anche in maniera forzata e non corretta, a parlare di una vera e propria “yoga terapia”. Più recentemente, però, anche la <strong>medicina tradizionale</strong> ha iniziato a interessarsi a discipline come lo yoga, la meditazione, il tai chi ed altre <strong>pratiche integrate di mente e corpo</strong>, studiando la loro <strong>ricaduta in ambito clinico</strong> e arricchendo così le <strong>prospettive</strong> di <strong>prevenzione</strong>, <strong>diagnosi</strong>, <strong>terapia e sollievo</strong> rispetto ad alcune delle<strong> patologie più diffuse</strong>, dalle malattie <strong>cardiovascolari</strong> a quelle <strong>oncologiche</strong>. Questo interesse accompagna un processo di <strong>rinnovamento più ampio della medicina</strong>, che ha rimesso in <strong>discussione l’approccio medico-centrico</strong> tradizionale fondato sullo<strong> studio analitico dei sintomi</strong> e della <strong>farmacologia</strong> che tendeva a una <strong>visione il più possibile oggettiva</strong> sia della malattia che della cura. Le <strong>nuove generazioni</strong> di medici e ricercatori, all’Estero ma anche in Italia, stanno aprendo ora <strong>prospettive differenti</strong>, per le quali <strong>al centro della relazione di cura è il paziente</strong> in tutta la sua complessità; questo atteggiamento genera una <strong>nuova visione</strong> della medicina, in cui la<strong> vita intera</strong>, intesa come <strong>stili alimentari</strong> e comportamentali, ma anche <strong>relazionali e sociali</strong>, è <strong>parte integrante</strong> di ogni <strong>approccio preventivo o terapeutico</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Yoga e medicina</strong></p>
<p>Proprio nel solco di queste ricerche si è tenuto all’Università di Bologna lo scorso fine giugno il <strong>simposio “Yoga in Medicine”</strong>, organizzato dalla Prof.ssa Maria Giovanna Gandolfi, dove docenti, medici e ricercatori hanno presentato <strong>studi clinici, riflessioni ed esperienze dirette</strong> di un <strong>nuovo approccio integrato alla medicina</strong>. Superando la dicotomia tra tradizionale e alternativo, si è dialogato, a partire da più punti di vista, sulla possibilità di una <strong>“via di mezzo”</strong> che sia al tempo stesso fondata su ricerche scientifiche ma anche aperta all’evidenza di quei benefici che fino a qualche decennio fa la scienza considerava appena effetti placebo. Anche l’Università di Bologna ha aperto alla <strong>ricerca</strong> e all’<strong>applicazione in ambito medico-scientifico</strong> di <strong>saperi e pratiche</strong> che, come la meditazione e lo yoga, sono ormai diventati <strong>patrimonio di milioni e milioni di persone</strong> in tutto il mondo (si stima che i praticanti di yoga in Italia siano almeno 2 milioni, di cui il 70% donne).</p>
<p>Il simposio, rivolto principalmente a medici, studenti e ricercatori, ha visto anche una buona partecipazione di<strong> praticanti e insegnanti di yoga</strong>, tra cui alcuni della nostra Scuola. Per quanto gli ambiti accademici siano profondamente differenti da quelli di un centro di yoga, l’<strong>arricchirsi di prospettive può creare connessioni e integrazioni nei diversi ambiti</strong>, ampliando le <strong>ricadute</strong> che la disciplina dello<strong> yoga</strong> può avere <strong>sia a livello individuale che collettivo</strong>. Abbiamo, così, pensato di riportare qui sinteticamente alcuni dei passaggi più significativi del simposio per condividerli con i nostri allievi e colleghi, invitando chi lo desidera ad approfondire ulteriormente attraverso i canali di ricerca dedicati.</p>
<p>A<strong> presiedere</strong> alla giornata di studi è stata la <strong>Prof.ssa Gandolfi</strong>, del <strong>Dipartimento di Scienze biomediche e neuromotorie</strong> (Dibinem), <strong>docente </strong>e<strong> praticante di yoga</strong> da oltre 20 anni, che ha innovativamente inserito lo yoga <strong>nella sua attività didattica universitaria</strong>, promuovendone l’ingresso in ambito accademico<strong> come terapia integrativa</strong> in medicina. Come lei altri relatori si sono dichiarati praticanti da tempo, aspetto non secondario nella ricerca, perché difficilmente lo yoga può essere compreso solo scientificamente, ma deve essere vissuto come esperienza personale. Come ha ricordato nella sua relazione il <strong>Prof. Saverio Marchignoli</strong>, docente di filosofie, religioni, storia dell&#8217;India e dell&#8217;Asia centrale all’Università di Bologna, lo yoga che pratichiamo oggi è uno <strong>yoga moderno</strong>, con forme e scopi differenti dallo yoga più antico che si rivolgeva agli asceti ed aveva come fine ultimo la liberazione dalla sofferenza e l’interruzione del ciclo di nascita e morte. Oggi lo yoga è una <strong>disciplina accessibile a tutti</strong> e, pur avendo uno spiccato accento sull’<strong>aspetto posturale</strong>, continua a tenere viva, almeno lì dove viene trasmesso con serietà e rigore, una<strong> profonda ricerca meditativa</strong>.</p>
<p>Il simposio è poi proseguito con <strong>diversi interventi</strong> che hanno spaziato dallo studio sugli stati meditativi alla ricerca sugli effetti dello yoga nidra, alle riflessioni sull&#8217;importanza dell&#8217;<strong><em>empowerment</em> dei pazienti</strong>. Un esempio importante di quest&#8217;ultimo aspetto è emerso nell&#8217;ambito delle cure delle malattie cardio-vascolari, dove la modifica dello <strong>stile di vita dei pazienti</strong> è un <strong>aspetto cruciale della terapia</strong>. Si è osservato che per molti pazienti la richiesta di fare più movimento fisico e di cambiare la propria dieta si rivela difficile se non impossibile da attuare, perché comporta uno stravolgimento importante delle abitudini personali. Per chi fra i pazienti, invece, inizia a praticare <strong>yoga</strong> questi <strong>cambiamenti avvengono in maniera più spontanea</strong>, come sviluppandosi in un<strong> percorso naturale di autoeducazione</strong> che si fonda sulla sensazione di &#8220;stare meglio&#8221;.</p>
<p>Segnaliamo, ancora, l&#8217;interessantissima <strong><em>lectio magistralis</em> </strong>del<strong> professor Sat Bir Singh Khalsa</strong> <strong>della Harvard University</strong> che ha permesso di estendere lo sguardo alle <strong>ricerche</strong> ed alle <strong>esperienze estere</strong>, confermando alcuni risultati importanti nella <strong>gestione dello stress</strong> come nei <strong>disturbi del sonno</strong> e dell’<strong>ansia</strong>. Lo <strong>yoga</strong>, ha spiegato, favorisce una <strong>regolazione spontanea di parametri fisici</strong> come la pressione sanguigna, ma anche di fattori percettivi come quelli che aumentano gli stati di consapevolezza.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Alcuni dati delle ricerche presentate al simposio universitario</strong></p>
<p>Pur sviluppate in ambiti diversi, le varie <strong>ricerche</strong> hanno presentato alcune <strong>evidenze comuni</strong> che, se da un lato confermano quella che è l’esperienza dei praticanti, dall’altra aprono a<strong> nuove possibilità di interventi di integrazione</strong> dello yoga in <strong>ambiti non tradizionali</strong>. Tra i <strong>benefici principali</strong> che sono stati riportati ci sono, come abbiamo visto, quelli collegati all’<strong>autoregolazione nella gestione dello stress</strong>, sia rispetto a <strong>fattori clinici</strong> che <strong>ambientali</strong>, principalmente riferiti a <strong>maggiori possibilità di rilassamento</strong> e al <strong>miglioramento della qualità della respirazione</strong>. Sono state, inoltre, registrate <strong>modifiche importanti</strong> sia durante che dopo la pratica nel volume dell&#8217;<strong>irrorazione sanguigna del cervello</strong>, e ciò sembra costituire la base di alcuni <strong>cambiamenti della struttura cerebrale stessa</strong> e in particolare delle <strong>aree responsabili della percezione del dolore</strong>. Si parla di <strong>effetti epigenetici</strong>, che si manifestano a <strong>livello profondo</strong> nell’<strong>espressione</strong> o meno di alcuni tratti del nostro <strong>patrimonio genetico</strong>. Lo <strong>yoga</strong> e la <strong>meditazione</strong> mettono in atto vere e proprie<strong> trasformazioni chimiche</strong> che agiscono sugli enzimi coinvolti dai meccanismi epigenetici come, ad esempio, a livello dei marcatori delle infiammazioni. Le <strong>terapie integrate</strong> mente e corpo, dunque, <strong>non si limitano a contenere o contrastare i sintomi di una malattia</strong>, ma <strong>agiscono più profondamente</strong> nelle sue stesse <strong>possibilità di manifestazione</strong>, influenzando l’espressione stessa del nostro codice genetico, quindi delle tendenze di cui siamo portatori.</p>
<p>Questi studi ci permettono, anche <strong>come praticanti</strong>, di guardare da un<strong> altro punto di vista</strong> a ciò che accade<strong> al nostro corpo e alla nostra mente</strong> durante la <strong>pratica</strong>, nel breve e nel lungo termine. Lo<strong> yoga</strong> può essere considerato come un insieme di <strong>pratiche che coinvolgono posizioni, respiro, rilassamento e meditazione</strong>: partendo da questa definizione ne sono stati studiati i suoi <strong>effetti su quattro diversi livelli</strong>, tutti fondamentali per la costituzione di una condizione di benessere. Il <strong>primo livello</strong> è quello del <strong>“fitness”</strong>, ovvero del <strong>benessere corporeo</strong>, dove è stato dimostrato un accrescimento di flessibilità, forza, equilibrio e coordinazione, ma anche della qualità respiratoria. Sul piano dell’<strong>autoregolazione</strong>, invece, si è visto che lo yoga è di ausilio nella regolazione <strong>emotiva e dello stress</strong>, così come nello sviluppo delle capacità di<strong> resilienza</strong> e di <strong>visioni</strong> più <strong>equanimi</strong>, ovvero meno auto-centrate, delle problematiche nei vissuti soggettivi. A <strong>livello mentale</strong> è stato riscontrato un <strong>aumento significativo dei tempi e della qualità dell’attenzione</strong>, così come della <strong>consapevolezza</strong> e della <strong>concentrazione</strong>, fattori che concorrono a un potenziamento dei processi tanto cognitivi quanto metacognitivi. Infine, è stato osservato come queste pratiche abbiano un ruolo importantissimo nello sviluppo di quel<strong> piano</strong> che possiamo definire <strong>spirituale</strong> e che ci permette di <strong>accedere a una visione più unitaria della realtà</strong> e a una<strong> relazione di senso</strong> con la vita, che aprono a esperienze di trascendenza, di “flusso” e trasformazione. Questi <strong>quattro livelli</strong> ci permettono di <strong>sviluppare le nostre potenzialità</strong> <strong>umane</strong> in tutta la loro ampiezza: partendo <strong>da una condizione basilare di salute fisica e mentale</strong>, per potenziare la corporeità ma anche quegli aspetti che condizionano sia il nostro benessere che i nostri comportamenti sociali, fino a rifondare i nostri valori e il senso profondo che diamo al nostro essere al mondo. Niente di completamente nuovo, forse, ma che ora anche la scienza convalidi ciò che lo yoga insegna da tempo, non può che rafforzare la fiducia in questo percorso.</p>
<p>Uno dei contributi più importanti di queste ricerche è un <strong>cambiamento di paradigma</strong> rispetto a ciò che intendiamo come <strong>prevenzione</strong>: <strong>non più soltanto riduzione dei fattori di rischio</strong>, ma insieme di <strong>saperi e pratiche che portano al rafforzamento dei fattori di benessere</strong>. Questo significa, d&#8217;altro canto, che per stare bene non basta assumere una pillola o fare qualche sporadico controllo; il coinvolgimento e l’impegno personale sono fondamenti di una cura che si espande ai diversi ambiti della nostra vita. Vale allora la pena chiederci che <strong>significato</strong> ha anche <strong>per noi</strong> parlare di <strong>qualità della vita</strong>, e in che relazione è la nostra pratica con i vari aspetti fisici, ma anche emotivi e mentali del nostro vivere.</p>
<p>Un <strong>augurio</strong> di questo nuovo anno di<strong> pratica</strong> insieme potrebbe allora essere questo: che la pratica sia per noi un <strong>tempo non per curare, ma per avere cura</strong>, per <strong>coltivare</strong> in noi quelle <strong>condizioni</strong> che ci permettono di <strong>stare bene al mondo</strong>. Senza aspettarci miracoli, certo, ma avendo <strong>fiducia</strong> in quel <strong>coinvolgimento</strong> <strong>profondo e radicale</strong> che<strong> giorno dopo giorno</strong>, lezione dopo lezione, ci permette di<strong> ritrovarci sul tappetino come nella vita</strong> più<strong> accoglienti</strong>, <strong>spaziosi</strong> e… <strong>“sani”</strong>.</p>
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		<title>Consigli di lettura per l’estate</title>
		<link>https://centronatura.it/benessere-naturale/consigli-di-lettura-per-lestate/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Erika Pierimarchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 31 May 2024 09:00:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attività Yoga]]></category>
		<category><![CDATA[Blog "Al Centro"]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Aprire gli occhi all&#8217;invisibile. Percorsi dal libro di Mariella Lancia. A cura di Virginia Farina per il Centro Natura. Per avvicinarci a quell’essenziale che, come diceva il Piccolo Principe, è sempre invisibile agli occhi, è necessario anche per noi “grandi” tornare almeno per un poco bambini. Spesso, infatti, noi adulti tendiamo a dare più valore [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 18pt;">Aprire gli occhi all&#8217;invisibile. </span><span style="font-size: 18pt;">Percorsi dal libro di Mariella Lancia. </span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">A cura di <a href="https://centronatura.it/benessere-naturale/wp-content/uploads/2024/09/CV-Virginia-Farina-18_19.pdf" target="_blank" rel="noopener">Virginia Farina</a> per il Centro Natura.</span></p>
<p>Per avvicinarci a quell’<strong>essenziale</strong> che, come diceva il Piccolo Principe, è sempre<strong> invisibile agli occhi</strong>, è necessario anche per noi “grandi” <strong>tornare</strong> almeno per un poco <strong>bambini</strong>. Spesso, infatti, noi <strong>adulti</strong> tendiamo a dare più valore a quanto di <strong>concreto</strong> nella nostra vita riusciamo a <strong>ottenere</strong> e costruire. Salvo poi accorgerci che è proprio ciò che non ha forma e materia, <strong>ciò che non possiamo costringere né comprare</strong>, come i sentimenti, le idee, i valori e persino i sogni,<strong> a farci sentire più vivi</strong> e capaci di assaporare il tempo della nostra esistenza. Abbiamo, allora, bisogno di educare ed <strong>educarci</strong> a riconoscere e rispettare questa <strong>relazione con l’invisibile</strong>, di coltivarla con i nostri bambini e ragazzi, mantenendola accesa e viva come un fuoco buono che ha semplicemente bisogno di essere alimentato.</p>
<p>Il libro di <strong>Mariella Lancia</strong> “Aprire gli occhi all’invisibile. Come riaccendere la spiritualità dei ragazzi” si propone di fare proprio questo, è un libro che <strong>parlando al cuore ai ragazzi</strong> e alle ragazze si rivolge a <strong>tutte e tutti noi</strong>, qualunque sia la nostra età. Per questa ragione abbiamo deciso di proporvi come <strong>lettura per l&#8217;estate</strong> proprio questo libro, perché oltre a farvi buona compagnia siamo certe che troverete tra le sue <strong>pagine</strong> percorsi e prospettive che non si<strong> lasceranno esaurire facilmente</strong>. Esattamente come una buona pratica.</p>
<p>Come dice <strong>Luca Buccheri</strong> nella sua prefazione, questo è <strong>un libro che non c’era</strong>: interrogante e interattivo, accurato come una buona<strong> guida</strong> e navigabile come una <strong>mappa</strong> grazie agli infiniti link a video, audio, pagine web a cui rimanda e che nella versione digitale possono essere aperti direttamente permettendo una lettura su diversi livelli.</p>
<p>Invitandoci a guardare l’invisibile questo libro ci chiede di <strong>avvicinarci a quei territori che rientrano nell’ambito della nostra spiritualità</strong>, aiutandoci a rinominarli e ridefinirli.</p>
<p><em><strong>Chiamo “spiritualità” il dar valore alla vita</strong>, il sentirsi in una <strong>connessione profonda</strong> con tutte le sue dimensioni e con tutte le sue creature. La capacità di interrogare e di interrogarsi, la ricerca delle cose che rendono la vita “<strong>massimamente da amare</strong>”</em>, come dice Platone. <em>Di ciò che fa cantare il nostro cuore. La familiarità con le cose invisibili.</em></p>
<p>Così Mariella ci offre un panorama amplissimo di ciò che la spiritualità può essere,<strong> scardinando quei pregiudizi</strong> che la definiscono <strong>solo come ambito religioso</strong> e permettendoci di scoprire <strong>vie inaspettate ad essa</strong>. Perché di spiritualità abbiamo fame, e sete, continua Mariella, soprattutto i ragazzi a cui, nel percorso educativo scolastico e non, spesso mancano riferimenti e confronti che sappiano tenere viva questa dimensione.</p>
<p>Ripercorriamo, così, le<strong> principali religioni</strong> della storia dell’umanità, raccontate in modo accessibile attraverso le figure dei <strong>maestri</strong> (e <strong>maestre</strong>) che con le <strong>domande urgenti delle loro vite</strong> hanno permesso di aprire <strong>vie verso il Mistero</strong>. Uno sguardo importante è quello rivolto al <strong>Cristianesimo, orizzonte culturale</strong> entro cui tutti, a prescindere dalla fede che scegliamo o meno di professare, ci muoviamo, e per il quale Mariella ci offre spunti interessantissimi di <strong>riflessione</strong> attraverso la pubblicazione integrale di una delle traduzioni più rigorose del Vangelo di Marco. Accanto al Cristianesimo incontriamo poi le<strong> altre</strong> principali <strong>tradizioni religiose e spirituali</strong>, tra cui lo<strong> yoga</strong>, ma anche <strong>vie</strong> che non siamo sempre abituati a considerare tali e che pure sono percorsi importantissimi verso lo Sconosciuto, come <strong>l’arte</strong>, <strong>la musica</strong>,<strong> la scienza</strong>, la relazione con<strong> la natura</strong>. Persino <strong>l’ombra</strong>, con il suo aspetto perturbante e dirompente, può essere riconosciuta in quest&#8217;ottica come un cammino.</p>
<p>Per Mariella sembra essere chiarissimo che <strong>l’esperienza del sacro</strong>, l’esperienza stessa di <strong>Dio</strong> è un’<strong>esperienza irriducibile</strong> e dai significati molteplici, che in filigrana attraversa <strong>ogni aspetto della nostra vita</strong>. Perché, per utilizzare le parole del Buddha, <strong>la zattera non è la riva</strong>, ma solo lo strumento che ci permette di andare dall&#8217;altra parte.</p>
<p>Mariella è una <strong>donna e un&#8217;autrice coraggiosa</strong>. Tutti i suoi libri sono <strong>lame di luce lanciate in zone buie</strong> e scomode del nostro orizzonte, domande aperte e portate con coraggio al cuore della nostra <strong>esperienza con la vita</strong>, toccando temi come la sessualità, la morte, e ora il sacro. Con la sapienza di chi ha fatto della sua vita un <strong>percorso autentico di ricerca</strong>, Mariella riesce ad accompagnarci in modo semplice, con <strong>parole profonde ma mai inaccessibili</strong>, tanto che i suoi <strong>lettori ideali</strong> non siamo quasi mai noi adulti, così arroccati nelle nostre ingannevoli comprensioni, ma proprio <strong>i bambini e i ragazzi</strong>, che negli strappi della loro educazione sono ancora<strong> davvero capaci di domande</strong>.</p>
<p>Mariella sa sintonizzarsi con il loro linguaggio e la loro modalità di ricerca e lettura che mescola piani diversi. Più che comporre una trattazione sul tema, <strong>Mariella disegna mappe</strong>, <strong>immagina territori percorribili</strong> dai suoi giovani e meno giovani lettori, e li indirizza a percorsi possibili, li invita a saltare oltre e a trovare <strong>attraverso le parole</strong> il sapore di <strong>un&#8217;esperienza diretta e personale</strong> delle vie di cui ci parla. Regalandoci <strong>un libro che non si consuma in fretta</strong>, un libro domandante, che non esaurisce risposte ma dissemina possibilità. Ed è questo che <strong>auguriamo a voi</strong>, <strong>un cammino che apra i suoi orizzonti </strong>e si<strong> affacci sull&#8217;infinito</strong>, anche attraverso queste pagine.</p>
<p>Buona lettura!</p>
<p><span style="color: #999999; font-size: 8pt;">#scuoladiyogacentronatura #centronatura #bologna #bolognacentro #bolognatoday #igbologna #spiritualità #adolescenza #relazioni #educazione #crescita #consiglidilettura #libridaleggere #libriperragazzi #libriestate #librisottolombrellone</span></p>
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		<title>PRACIN YOGA (LO YOGA ANTICO), OSSIA TAPASYĀ, PRATICHE ASCETICHE TRADIZIONALI E LA RELAZIONE CON LO YOGA.</title>
		<link>https://centronatura.it/benessere-naturale/pracin-yoga-lo-yoga-antico-ossia-tapasya-pratiche-ascetiche-tradizionali-e-la-relazione-con-lo-yoga/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Erika Pierimarchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 Mar 2024 18:06:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog "Al Centro"]]></category>
		<category><![CDATA[Attività Yoga]]></category>
		<category><![CDATA[#scuoladiyogacentronatura #centronatura #yoga #yogabologna #yogaitalia #asana #hatha #hathayoga #bologna #bolognatoday #igbologna #seminaridiyoga #tapas #patanjali]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>PRACIN YOGA (LO YOGA ANTICO), OSSIA TAPASYĀ, PRATICHE ASCETICHE TRADIZIONALI E LA RELAZIONE CON LO YOGA. dialogo con Daniela Bevilacqua a cura di Virginia Farina per il Centro Natura Per quanto il cuore dell’esperienza dello yoga sia nella pratica viva che facciamo nei nostri percorsi, a volte è davvero importante spostarci dalla prospettiva del nostro [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://centronatura.it/benessere-naturale/pracin-yoga-lo-yoga-antico-ossia-tapasya-pratiche-ascetiche-tradizionali-e-la-relazione-con-lo-yoga/">PRACIN YOGA (LO YOGA ANTICO), OSSIA TAPASYĀ, PRATICHE ASCETICHE TRADIZIONALI E LA RELAZIONE CON LO YOGA.</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://centronatura.it/benessere-naturale">Centro natura</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>PRACIN YOGA (LO YOGA ANTICO), OSSIA TAPASYĀ, PRATICHE ASCETICHE TRADIZIONALI E LA RELAZIONE CON LO YOGA.</strong></p>
<p>dialogo con <strong>Daniela Bevilacqua</strong><br />
a cura di <strong><a href="https://centronatura.it/benessere-naturale/wp-content/uploads/2024/09/CV-Virginia-Farina-18_19.pdf" target="_blank" rel="noopener">Virginia Farina</a> </strong>per il Centro Natura</p>
<p>Per quanto il cuore dell’esperienza dello yoga sia nella pratica viva che facciamo nei nostri percorsi, a volte è davvero importante spostarci dalla prospettiva del nostro tappetino per guardare alla <strong>complessità storica e antropologica</strong> dei mondi che si aprono dietro alla parola connettore “yoga”.</p>
<p>Daniela Bevilacqua, giovane <strong>indianista</strong>, porta con sé uno di questi <strong>sguardi profondi</strong> capaci di ricollegare le <strong>tradizioni ascetiche</strong> più <strong>antiche</strong> con l’osservazione dei <strong>movimenti sociali</strong> e <strong>religiosi</strong> della turbolenta <strong>India contemporanea</strong>, dove i culti si mescolano spesso a rivendicazioni politiche.<br />
Terrà ad aprile per Centro Natura due seminari teorici su <strong>Pracin Yoga</strong> (lo yoga antico), focalizzandosi sulla relazione tra <strong>tapas</strong>, <strong>tapasya</strong> (ovvero pratiche di austerità) e lo yoga*.<br />
Prima di questi incontri abbiamo voluto parlare un po’ con lei dei temi che ci presenterà, contattandola in India, dove ora si trova per una ricerca sul campo.<br />
Ne è nata questa intervista che speriamo troverete interessante.<br />
Buona lettura!</p>
<p><strong>Virginia</strong><br />
Ciao Daniela! Grazie per la tua disponibilità. Prima di addentrarmi nel tema dei nostri seminari, vorrei iniziare con una <strong>piccola presentazione</strong> di te, del tuo percorso di studi e del tuo percorso di viaggio: vuoi raccontarci anche dove ti trovi ora e su cosa stai facendo ricerca?</p>
<p><strong>Daniela</strong><br />
Ho studiato Lingue e civiltà orientali alla Sapienza a Roma e il mio piano di studi è sempre stato incentrato sull&#8217;India. Mi sono interessata in particolare al contemporaneo, approfondendo il fenomeno del <strong>fondamentalismo hindu</strong> e l’interconnessione tra religione e politica, oggi purtroppo all’ordine del giorno. In pratica mi sono concentrata sulle vicende che hanno coinvolto la moschea di Ayodhya (distrutta nel 1992 da fondamentalisti hindu che la ritenevano costruita sui resti di un antico tempio indù dedicato a Rama).<br />
Ho fatto poi il dottorato in cotutela con l&#8217;Università di Paris Nanterre, durante il quale ho analizzato le vicende storiche e contemporanee di uno degli ordini ascetici religiosi più diffusi nel nord dell’India e incentrato sul culto di Rama, l’ordine dei Ramanandi. Questo studio mi ha poi permesso di collaborare con l’<strong>Hatha Yoga Project</strong>, guidato da <strong>James Mallinson</strong> all’Università SOAS di Londra, che mi ha consentito di estendere le mie attività di<strong> ricerca etnografica</strong> ad altri <strong>ordini religiosi</strong> e alle loro pratiche ascetiche in diverse zone dell’India. Ora sono impegnata in una ricerca, che proseguirà per altri sei anni, sul Kinnar akhara, un ordine recente di persone di genere non conforme, che ha sbaragliato il contesto ascetico ortodosso indù estremamente maschile e patriarcale.</p>
<p><strong>Virginia</strong><br />
Da quello che ci hai raccontato è attraverso lo studio dei gruppi ascetici e delle loro pratiche che hai <strong>incontrato dal vivo il concetto di tapas</strong>. Visto che questo è anche uno dei concetti cardine dello yoga ti chiederei di espanderlo per aiutarci a guardarlo in tutta la sua ricchezza di significati.</p>
<p><strong>Daniela</strong><br />
Tapas indica in senso letterale una <strong>forma di calore</strong>. Questo concetto insieme a quello di <strong>tapasya</strong>, ossia <strong>austerità</strong>, vengono poi assimilati in un <strong>contesto ascetico</strong>, lo stesso contesto da cui si sviluppa lo yoga. Così quando si parla della storia della yoga bisogna considerare la relazione con il tapas. Essendo temi fondamentali della cultura religiosa indiana, sono stati adottati e <strong>adattati a contesti e storie differenti</strong> e questo è un elemento di cui tenere conto perché, come cerco sempre di sottolineare, le tradizioni e i loro termini di riferimento non rimangono mai inalterati in quanto frutto delle interpretazioni delle persone che le vivono. Per questa ragione possiamo anche parlare di un’<strong>interpretazione moderna</strong> di tapas e tapasya, attraverso cui insegnanti di yoga moderno hanno cercato di esprimere i loro insegnamenti.<br />
Come vedremo nei seminari, tapas indica il f<strong>ervore</strong>, la <strong>generazione</strong> di <strong>calore</strong> attraverso un ‘<strong>attrito</strong>’, un mettere alla prova i limiti del corpo, andando al di là delle capacità umane, calore che si attiva da una sorta di resistenza, dall’andare contro le naturali tendenze del corpo, controllandolo e disciplinandolo. Coloro che generano tapas, anche nelle<strong> fonti più antiche</strong>, si sottopongono a <strong>condizioni estremamente intense</strong>, da un punto di vista sia fisico che mentale.<br />
Nell’ambito ascetico queste pratiche sono eseguite per uno scopo soteriologico, mirano, cioè, a <strong>moksha</strong>, alla <strong>liberazione</strong> dal ciclo delle reincarnazioni. Il tapas a cui fa riferimento<strong> Patanjali</strong> non si rifà alle pratiche estreme che ritroviamo nei testi più antichi ma piuttosto si avvicina all&#8217;interpretazione presente nelle <strong>Upanisad</strong>. Il significato di tapas si amplia così da includere non solo austerità fisiche ma anche una <strong>disciplina morale</strong>. Queste <strong>varie accezioni</strong> di tapas si mantengono, motivo per cui troviamo ancora gruppi ascetici in cui i praticanti continuano a sottoporsi a condizioni fisiche particolarmente intense.<br />
Questi termini, come la stessa parola ‘yoga’, sono così pieni di stratificazioni che la generalizzazione porterebbe alla banalizzazione. L&#8217;importante è sempre avere piena consapevolezza del loro sviluppo storico e della <strong>nostra storicità</strong>, cioè del fatto che per un praticante di yoga oggi il suo relazionarsi con questa parola deve essere contestualizzato al mondo attuale, ossia bisogna essere consapevoli che l’idea di tapas presentata da insegnanti come Iyengar e Pattabhi Jois è una reinterpretazione moderna del concetto di tapas.</p>
<p><strong>Virginia</strong><br />
Abbiamo quindi capito che non è possibile definire in modo univoco tapas e tapasya. Mi piacerebbe soffermarci ancora un momento sulla declinazione di tapas che ci dà Patanjali. Negli <strong>Yogasutra</strong> questo concetto compare due volte, quando Patanjali ci introduce al <strong>Kriya yoga</strong> e all’interno dei <strong>niyama</strong>, ed è chiaro che Patanjali lo considera uno dei principi fondamentali della via dello yoga. Quanto nella sua visione si rifà a pratiche corporee e quanto può essere considerato come un’istanza morale?</p>
<p><strong>Daniela</strong><br />
In realtà un approccio più morale è già presente sia nelle Upanisad che nella Bhagavad Gita. Nella <strong>letteratura vedica</strong> la descrizione delle austerità è sempre connessa a <strong>motivi pragmatici</strong>: ottenere poteri, fertilità, progenie ed è soltanto successivamente che, essendo cambiato il contesto religioso, si inseriscono altre tematiche. La <strong>Bhagavad Gita</strong>, che nasce con un<strong> forte intento politico</strong> di sostegno all’ottica brahminica, e in opposizione all’ascetismo come rinuncia alla società civile, porta le pratiche di tapas ad una <strong>disciplina di corpo, mente e parola</strong> allontanandosi dalle pratiche più estreme. La visione di tapas in <strong>Patanjali</strong> ci riporta nel contesto ascetico: la pratica di yoga avviene in tale contesto (tapas infatti è sinonimo di ascetismo), ma non necessita delle pratiche più estreme. L’obiettivo del tapas (ascetismo) di Patanjali e del suo metodo (yoga) è il <strong>distacco</strong> (kaivalya) <strong>della prakriti</strong> (materia) <strong>dal purusha</strong> (il principio universale). Questo rappresenta la interpretazione di moksha in Patanjali. Bisogna ricordare che nel contesto indiano il <strong>percorso spirituale</strong> di un individuo, sebbene si sviluppi secondo le caratteristiche dell’individuo, <strong>non è mai avulso da un contesto religioso specifico</strong>: un praticante cerca determinati risultati che dipendono dall&#8217;ordine a cui appartiene. Quindi ordini ascetici diversi avranno obiettivi diversi e interpreteranno le loro pratiche in modo differente.</p>
<p><strong>Virginia</strong><br />
Per concludere questa nostra carrellata, mi piacerebbe ritornare sulla visione di tapas nello <strong>yoga moderno</strong>, la forma di yoga in cui noi siamo immersi.</p>
<p><strong>Daniela</strong><br />
Nel contesto contemporaneo dello yoga moderno la <strong>disciplina</strong> ha ancora un peso importante, ma è una disciplina che si ‘autoimpone’ il praticante, che non prevede il rispetto stringente di regole fisse, come invece accadeva e accade ancora nel mondo ascetico. L’approccio al tapas dello yoga moderno ha spesso una <strong>dimensione corporea</strong> molto importante, a volte sviluppata in modo indiretto, come accade nell’hot yoga di Bikram, dove il calore viene sviluppato anche grazie all’intervento sulle condizioni ambientali, o estremante diretto, come nell’hatha yoga trasmesso da Pattabhi Jois per cui tapas si manifesta da segni evidenti del corpo, come il sudore. Disciplina e <strong>difficoltà fisica</strong> coesistono nel suo approccio agli asana, generando un <strong>calore concreto</strong> che viene poi reinterpretato dal praticante su un <strong>piano più profondo</strong>.</p>
<p><strong>Virginia</strong><br />
Daniela, più ti ascolto e più mi vengono in mente nuove domande. È interessantissimo potersi avvicinare da praticanti a <strong>aspetti molto lontani</strong> da ciò che conosciamo, e al tempo stesso <strong>estremante connessi</strong> a ciò che anche nelle nostre pratiche sperimentiamo. Ma per ora dobbiamo fermarci e rimandare ai tuoi seminari ulteriori approfondimenti e chiarimenti. Grazie, intanto, per averci portato un po’ in viaggio con te. A presto!</p>
<p><strong>Daniela</strong><br />
Grazie a voi. Capisco che non sia facile comprendere il senso e l’evoluzione di tapas! Spero avendo decisamente più tempo di poter approfondire con voi durante i seminari.<br />
A presto allora!</p>
<p>* I seminari con Daniela Bevilacqua si terranno online domenica 7 e 14 aprile dalle 9 alle 12. Per dettagli sui contenuti e informazioni su costi, iscrizioni e altro <a href="https://centronatura.it/benessere-naturale/formazione/yoga-seminari/seminari-yoga-pracin-yoga-lo-yoga-antico/" target="_blank" rel="noopener">vedi qui</a></p>
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		<title>Scuola di yoga Centro Natura: una mappa dei nostri valori.</title>
		<link>https://centronatura.it/benessere-naturale/scuola-di-yoga-centro-natura-una-mappa-dei-nostri-valori/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Erika Pierimarchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Jan 2024 17:02:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog "Al Centro"]]></category>
		<category><![CDATA[Attività Yoga]]></category>
		<category><![CDATA[#centronatura #yoga #yogabologna #yogaitalia #yogastudio #bologna #bolognacentro #benessere #bolognatoday #igbologna #yogainspiration #centroyoga #principiyoga]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A cura della Scuola di Yoga Centro Natura ASCOLTA L&#8217;ARTICOLO Da tempo, ormai, il Centro Natura ha deciso di strutturare l’insegnamento dello yoga dandogli la forma di una vera e propria scuola. Frequentare un corso di yoga al Centro Natura significa quindi scegliere un percorso e un/a insegnante che non operano in modo isolato, ma [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>A cura della <a href="https://centronatura.it/benessere-naturale/yoga-bologna/" target="_blank" rel="noopener">Scuola di Yoga Centro Natura</a></p>
<p><a href="https://centronatura.it/benessere-naturale/wp-content/uploads/2023/12/audio.png"><img decoding="async" class="alignnone wp-image-40691" src="https://centronatura.it/benessere-naturale/wp-content/uploads/2023/12/audio.png" alt="" width="120" height="105" srcset="https://centronatura.it/benessere-naturale/wp-content/uploads/2023/12/audio.png 485w, https://centronatura.it/benessere-naturale/wp-content/uploads/2023/12/audio-300x262.png 300w" sizes="(max-width: 120px) 100vw, 120px" /></a></p>
<h4><span style="color: #ba8d1c;"><strong><a style="color: #ba8d1c;" href="https://centronatura.it/benessere-naturale/wp-content/uploads/2025/03/Mappa-dei-valori-della-scuola-di-yoga-Centro-Natura.mp3" target="_blank" rel="noopener">ASCOLTA L&#8217;ARTICOLO</a></strong></span></h4>
<p>Da tempo, ormai, il Centro Natura ha deciso di strutturare <strong>l’insegnamento dello yoga</strong> dandogli la forma di una <strong>vera e propria scuola</strong>. Frequentare un corso di yoga al Centro Natura significa quindi <strong>scegliere un percorso e un/a insegnante</strong> che non operano in modo isolato, ma <strong>si raccordano con una Scuola</strong> che ne orienta i princìpi e ne garantisce la <strong>qualità</strong> e la <strong>professionalità</strong>. Attualmente le proposte e gli spazi di yoga si moltiplicano ed è estremamente facile definirsi ‘insegnanti’. Ci sembra allora necessario rendere <strong>espliciti i nostri valori</strong>, l’anima della nostra Scuola, in cui tutte/i le/gli insegnanti si riconoscono.</p>
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<p><strong>Yoga per tutti i corpi</strong></p>
<p>Osserviamo oggi l&#8217;estrema commercializzazione dello yoga che si accompagna all’<strong>idealizzazione dei corpi</strong> rappresentati quasi sempre come persone giovanissime, straordinariamente flessibili e forti, in posizione coreografiche e difficilissime. Al Centro Natura lo <strong>yoga</strong> è per<strong> tutti i corpi</strong> e per <strong>tutte le età</strong>. Sono le <strong>posizioni</strong> che devono <strong>adattarsi al corpo del praticante</strong>, che partendo dal punto in cui si trova sviluppa gradualmente le sue <strong>potenzialità</strong>. Non esiste un obiettivo unico per tutti e per tutte, per questo <strong>non amiamo la spettacolarizzazione</strong> delle posizioni, anche quando esteticamente impeccabili. <strong>Non ci interessano le performance</strong>, men che meno gli applausi, perché siamo consapevoli che la<strong> posizione</strong> è uno <strong>strumento</strong>, <strong>il mezzo</strong> e <strong>non il fine</strong>, per <strong>esplorare il corpo</strong> e per <strong>coltivare</strong> uno <strong>sguardo interiore</strong>. Possiamo iniziare a praticare yoga da bambini o in qualunque momento della nostra vita e in qualunque condizione e da lì in avanti lo yoga ci può accompagnare, crescendo e cambiando insieme a noi.</p>
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<p><strong>Non solo ginnastica  </strong></p>
<p>Praticare yoga non è qualcosa che si fa solo col corpo. Ogni lezione è un&#8217;<strong>esperienza unitaria</strong> di <strong>corpo</strong>, <strong>respiro</strong> e <strong>mente</strong>. Nei nostri corsi troverete una conduzione che non si esaurisce con la proposta delle posture (<em>asana</em>), ma coinvolge anche respiro e mente attraverso l’insegnamento di tecniche di <strong>pranayama</strong> e<strong> meditazione</strong>. Proponiamo approfondimenti della disciplina, fatta anche di <strong>princìpi etici</strong>, come <em>yama </em>e<em> niyama</em>, di <strong>pratiche di pulizia interna</strong>, gli<em> satkarman</em>, così come organizziamo <strong>incontri</strong> e <strong>seminari</strong> sulla sua <strong>storia</strong> e<strong> filosofia</strong>.</p>
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<p><strong>Coltivare un mondo interiore</strong></p>
<p>Uno degli aspetti più importanti dell’attitudine che lo yoga sviluppa è la <strong>presenza mentale</strong>, la capacità di <strong>ascolto</strong> e di <strong>consapevolezza</strong>. Dentro e dietro i nostri gesti la pratica ci permette di cogliere lo <strong>stato più profondo</strong> della nostra <strong>mente</strong> e di scoprire le sue caratteristiche e potenzialità. La cura per questo spazio interiore è anche uno degli aspetti più delicati del nostro <strong>insegnamento</strong>, perché è proprio da questa <strong>dimensione intima e profonda</strong> che possiamo trasmettere ciò che abbiamo appreso attraverso la nostra esperienza di pratica.</p>
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<p><strong>Le persone prima di tutto</strong></p>
<p>L’attenzione, l’ascolto, il desiderio di essere davvero in <strong>relazione</strong> con le persone sono le ragioni che ci hanno portato a strutturare i nostri corsi con un<strong> numero limitato</strong> di <strong>allievi</strong> in modo da poterli davvero seguire. I corsi non sono organizzati come in una palestra, bensì nella modalità di una scuola di yoga: sono declinati secondo una <strong>gradualità </strong>e una <strong>progressività </strong>che da <strong>proposte base</strong> ci porta a quelle più <strong>avanzate</strong>. Anche la tipologia di <strong>iscrizione</strong>, che non prevede tessere ad ingressi, è stata pensata proprio per sostenere la <strong>continuità </strong>e la <strong>progressione </strong>del <strong>percorso </strong>e degli apprendimenti. È anche un metodo per curare la relazione unica tra le/gli insegnanti e le allieve/gli allievi approfondendo <strong>fiducia </strong>e <strong>reciproca conoscenza</strong>. Sappiamo che questo può generare difficoltà organizzative per le vite a volte non semplici e per questo prevediamo un’ampia <strong>possibilità </strong>di <strong>recupero </strong>oppure la <strong>frequenza online </strong>o ancora la <strong>registrazione </strong>delle lezioni perse.</p>
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<p><strong>Dalla classe alla comunità</strong>.</p>
<p>Nelle nostre classi di yoga l’insegnante cerca di <strong>garantire a ogni persona</strong> <strong>un’osservazione e un ascolto</strong> che le consentano di crescere nella pratica. Siamo inoltre convinte/i che le classi siano <strong>piccole comunità</strong> dove non è solo la relazione con l’insegnante a contare, ma anche quella che poco a poco si sviluppa tra le allieve e gli allievi. Il <strong>praticare insieme</strong> permette, infatti, l’intensificarsi dell&#8217;esperienza personale, il chiarirsi più facilmente di eventuali difficoltà o dubbi e l’arricchirsi di molte più sfumature nei processi di apprendimento. Perché, come ci ha ricordato un’allieva recentemente, un gruppo che si sente tale è <strong>molto più della somma dei suoi componenti</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Essere insegnanti in cammino</strong></p>
<p>Un <strong>insegnamento </strong>di questo tipo <strong>non può</strong>, a nostro avviso, essere <strong>improvvisato</strong>, né può bastare la certificazione di un corso di qualche centinaio di ore a formare insegnanti capaci di trasmettere e al tempo stesso restare <strong>costantemente </strong>in <strong>ascolto </strong>di sé e dell’altro. La scelta di fare rete in una Scuola e di collegarci ad associazioni su scala nazionale, come la <strong>YANI </strong>(Yoga &#8211; Associazione Nazionale Insegnanti), è proprio ciò che ci permette di essere garanti della <strong>qualità </strong>dei <strong>percorsi formativi</strong> di chi insegna al Centro Natura. Le nostre e i nostri insegnanti prima di dedicarsi all’insegnamento sono state/i a lungo <strong>praticanti </strong>di yoga, e continuano ad esserlo, e frequentano regolarmente corsi, seminari, convegni, incontri di formazione nell’ottica di una <strong>formazione continua</strong> e <strong>duratura</strong>.</p>
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<p><strong>L’importanza di non ‘gureggiare’</strong></p>
<p>Il grande senso di rispetto verso ciò che trasmettiamo e verso le persone è ciò che ci impedisce di ‘gureggiare’. <strong>Non alimentiamo</strong> in alcun modo <strong>forme </strong>di <strong>adorazione </strong>o di <strong>dipendenza </strong>nei nostri confronti. I nostri corsi sono <strong>scevri </strong>di <strong>aspetti devozionali</strong> o religiosi perché lasciamo ad ogni persona la <strong>libertà </strong>di <strong>approfondire </strong>e orientare il suo <strong>approccio </strong>allo yoga e alla vita a seconda delle proprie <strong>inclinazioni</strong>, dando, se richiesto e possibile, la nostra disponibilità e il nostro supporto attraverso consigli di lettura, studio, viaggio, pratica, ecc.</p>
<p>Crediamo che un insegnamento di qualità sia indissolubilmente legato a quel senso profondo di disciplina che distingue il rigore dalla rigidità, che ci impegna con serietà in un percorso che è parte integrante della nostra vita, e che ci porta a coltivare con perseveranza ciò che riteniamo sia un nutrimento importante per noi oltre che per le nostre allieve e i nostri allievi.</p>
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<p><strong>‘Non ad ogni costo’, per un&#8217;etica delle proposte</strong></p>
<p>La nostra Scuola <strong>non partecipa</strong> a <strong>iniziative </strong>estremamente <strong>commerciali </strong>sullo yoga che è ormai un business planetario, un supermercato dove si ‘vende’ di tutto come per qualunque altro bene di <strong>consumo</strong>. Piuttosto cerchiamo di <strong>offrire </strong>regolarmente <strong>iniziative gratuite aperte </strong>alla <strong>cittadinanza</strong>, sia al Centro Natura sia in contesti che promuovono <strong>benessere </strong>e <strong>salute pubblica</strong>, anche attraverso <strong>progetti istituzionali</strong> promossi, per esempio, da Comune e Ausl.</p>
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<p><strong>Una mappa aperta</strong></p>
<p>Nel concludere questa panoramica di valori per noi fondanti, ci teniamo a dire che questi<strong> non sono</strong> per noi <strong>comandamenti rigidi</strong> e per sempre definiti. <strong>Sono punti saldi </strong>di un <strong>cammino </strong>che è in continuo <strong>divenire</strong>, perché continuamente mutano gli orizzonti entro cui muoviamo i passi e le <strong>relazioni </strong>che componiamo con chi cammina insieme a noi. Abbiamo raccolto, dopo la prima pubblicazione di questa nostra carta di valori, spunti e riflessioni dei nostri allievi/e che abbiamo provato ad integrare in questa nuova versione del testo. Ma non vogliamo comunque mettere un punto finale a questa elaborazione. Ci piace l&#8217;idea di mantenere questa mappa ancora aperta a ulteriori aggiunte, ad approfondimenti e persino a ripensamenti. Perché, ne siamo certe/i, è solo nel diventare gesto e pratica condivisa che i valori diventano ciò che davvero nutre e sostiene il nostro crescere insieme.</p>
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