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	<title>Seminari &#8211; Centro natura</title>
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	<description>il biologico e vegetariano, yoga, pilates, naturopatia, massaggi, sauna</description>
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	<title>Seminari &#8211; Centro natura</title>
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	<item>
		<title>SEMINARIO STAGIONALE DI QI GONG: ESTATE</title>
		<link>https://centronatura.it/benessere-naturale/seminario-stagionale-di-qi-gong-primavera/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Erika Pierimarchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 30 Mar 2025 14:36:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Seminari]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Cuore, circolazione ed espansione energetica. domenica 25 maggio ore 15-18 Lo stage si svolgerà in un periodo di passaggio verso l’estate, ove le nostre energie possono prosperare ed esprimersi, forti della spinta proveniente dalla rigenerazione, dalla purificazione e dal risveglio sensoriale che ha caratterizzato la primavera. Ci prepariamo così ad aprire e a dilatare la [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div>
<h3>Cuore, circolazione ed espansione energetica.</h3>
<h3></h3>
<ul>
<li><strong>domenica 25 maggio ore 15-18</strong></li>
</ul>
<p>Lo stage si svolgerà in un periodo di passaggio verso l’estate, ove le nostre energie possono prosperare ed esprimersi, forti della spinta proveniente dalla rigenerazione, dalla purificazione e dal risveglio sensoriale che ha caratterizzato la primavera. Ci prepariamo così ad aprire e a dilatare la nostra energia in superficie, facendo sì che il nostro cuore e la nostra anima possano pacificamente espandersi.</p>
<h4>COSTO</h4>
<div>Seminario € 40</div>
<div>Tesseramento ridotto (solo per nuovi tesserati) € 10</div>
<div><strong>ISCRIZIONI ENTRO venerdì 23 maggio</strong>.</div>
</div>
<div></div>
<h4></h4>
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		<title>Come una danza la relazione tra insegnante e allievo/a nella via dello yoga</title>
		<link>https://centronatura.it/benessere-naturale/come-una-danza-la-relazione-tra-insegnante-e-allievo-a-nella-via-dello-yoga/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Erika Pierimarchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 03 Feb 2025 09:00:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attività Yoga]]></category>
		<category><![CDATA[Blog "Al Centro"]]></category>
		<category><![CDATA[Seminari]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Come una danza la relazione tra insegnante e allievo/a nella via dello yoga. A cura di Virginia Farina per il Centro Natura. &#160; Lo scorso anno abbiamo deciso di preparare un questionario per i nostri allievi e le nostre allieve per capire meglio i loro bisogni. Le risposte che ci sono arrivate sono diventate per [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3>Come una danza la relazione tra insegnante e allievo/a nella via dello yoga.</h3>
<p>A cura di <strong><a href="https://centronatura.it/benessere-naturale/wp-content/uploads/2024/09/CV-Virginia-Farina-18_19.pdf" target="_blank" rel="noopener">Virginia Farina</a></strong> per il Centro Natura.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Lo scorso anno abbiamo deciso di preparare un questionario per i nostri allievi e le nostre allieve per capire meglio i loro bisogni. Le risposte che ci sono arrivate sono diventate per noi spunto di diverse riflessioni, e tra queste ciò che ci ha più colpito è che tantissime, in modi e per motivi diversi, sottolineavano quanto importante fosse stata e fosse ancora la relazione con la propria o il proprio insegnante. L’<strong>incontro con l’insegnante</strong> sembra essere, per molti, la vera <strong>porta dello yoga</strong> e il <strong>motore</strong> più potente della <strong>pratica</strong>, ciò che spinge a <strong>iniziare</strong> e a <strong>continuare negli anni</strong>, nonostante le inevitabili difficoltà che si possono incontrare lungo il percorso. Se questa relazione è così importante, fondante potremmo dire, vale allora la pena soffermarsi a guardarla da più vicino, <strong>cogliendone la forza e la preziosità</strong>, ma anche le <strong>ombre</strong> e le <strong>sensibilità</strong> che può portare con sé.</p>
<p>Un o una insegnante è, infatti, <strong>colui o colei che ci lascia un segno</strong>, un’impronta che a volte è come una crepa nella nostra scorza, un’<strong>apertura</strong> capace di farci guardare ciò che va <strong>al di là di noi</strong> e di ciò che ci è conosciuto e familiare. Altre volte è un <strong>seme</strong>, un inizio quasi invisibile di un processo che in noi <strong>matura</strong> e lentamente arriva a <strong>trasformarci</strong>. La posizione di un o una insegnante, però, è anche una <strong>posizione di potere</strong> che comporta un&#8217;asimmetria tra le parti e che, talvolta, può dare vita a relazioni di dipendenza dove chi insegna sembra voler essere più importante dell’insegnamento stesso.</p>
<p>Nell’ambito dello <strong>yoga</strong> l’insegnante è il <strong>canale</strong> attraverso cui passa la <strong>trasmissione di un sapere</strong> e di un’esperienza che si fanno vivi in un “esserci insieme” che si rinnova <strong>generazione dopo generazione</strong>. Questo significa che da una parte <strong>non si può dare nulla che non sia stato “ricevuto”</strong>, e dunque ogni insegnante è in primo luogo un allievo o un’allieva che porta con sé, in sé, il lungo percorso di chi l’ha preceduto. Questo richiede di essere profondamente <strong>fedeli e rigorosi</strong> nel rispetto della qualità dell’insegnamento ricevuto.</p>
<p>Dall’altra parte, però, nessun sapere nello yoga può darsi per assoluto; è necessario che la sua esperienza fiorisca in una comprensione che è possibile solo dall’interno, e che può richiedere adattamenti e modifiche rispetto a pratiche convenzionali in un <strong>approccio più creativo e flessibile</strong>.</p>
<p>Un <strong>buon insegnamento</strong>, così, è quello che nasce dalla <strong>sintesi</strong> e dalla negoziazione <strong>tra la tensione alla conservazione e quella al rinnovamento</strong>, tensioni che incontrandosi possono dare frutti davvero straordinari. Un esempio ne è <strong>Krishnamacharya</strong>, uno dei più grandi maestri indiani di inizio Novecento, che ha saputo trasmettere ad allievi diversi insegnamenti diversi, facendosi radice di tradizioni anche molto diverse tra loro, come l’hatha yoga di Iyengar, il raja yoga di Blitz, l’ashtanga yoga di Pattabhi Jois o il viniyoga di Desikachar.</p>
<p>Nel suo sviluppo in Occidente lo yoga ha modificato tantissimi suoi aspetti, e tra questi sicuramente la relazione con chi lo trasmette, che non è più il “Guru” o il “Maestro”, ma l’<strong>insegnante</strong>, figura dai contorni più semplici ma non ben definiti che oggi può essere tanto quella di una persona con un serio e profondo percorso di pratica, tanto una totalmente improvvisata. Diventa allora ancora più importante ritrovare un <strong>principio saldo di eticità</strong> nell’insegnare, che ci renda consapevoli di muoverci nel solco di un cammino molto più grande di noi.</p>
<p>Cosa ci tutela, quindi, dal rischio di un insegnamento superficiale? Il primo passo è comprendere la <strong>trasformazione</strong> <strong>culturale</strong> dei paradigmi dello yoga che, sviluppandosi nella società contemporanea, non può esimersi dall’avere dei punti di riferimento condivisi, regole e norme che servono tanto a chi insegna tanto a chi pratica a orientarsi in un contesto di infinite proposte, a volte molto lontane tra loro.</p>
<p>Per un o una insegnante diventa fondamentale accertarsi della <strong>qualità della formazione</strong> e della sua <strong>linea di trasmissione</strong>, e rispettare alcuni comportamenti che possono definirsi in <strong>codici</strong> <strong>specifici</strong>, come, ad esempio, quello a cui fanno riferimento tutti gli insegnanti e le insegnanti della Yani (Yoga Associazione Nazionale Insegnanti). Codici come questo, che si strutturano in articoli e definiscono in maniera molto dettagliata i <strong>diversi aspetti</strong> della modalità di <strong>insegnamento</strong>, sono importanti anche come espressione di “categoria”, favorendo la collaborazione tra insegnanti e il loro operare in sinergia. Proprio la capacità di <strong>fare rete</strong> è ciò che permette non solo uno spazio di reciproco confronto e di crescita fra gli insegnanti, ma anche un riferimento ben preciso per gli allievi che trovano nella struttura garanzie sulla qualità della proposta.</p>
<p>In questa relazione, naturalmente, anche la <strong>“postura” dell&#8217;allievo </strong>o <strong>dell&#8217;allieva</strong> ha una grande importanza. Se ci si avvicina a un corso di yoga come un cliente si avvicina al banco di un supermercato, pensando di sapere già tutto e di poter “comprare” ciò che si vuole, difficilmente si riuscirà a farsi guidare verso una dimensione più profonda di ascolto. Ma anche un atteggiamento opposto potrebbe essere pericoloso. Chi insegna non ha il ruolo di un confidente o di un terapeuta, non può farsi carico dei nostri problemi, fisici o psicologici, e darci la ricetta giusta per risolverli. Per questo è necessario avvicinarsi a chi insegna con <strong>rispetto</strong>: rispetto <strong>per lo spazio dell&#8217;insegnamento</strong>,<strong> per il suo tempo</strong>, <strong>per il suo limite</strong>.</p>
<p>La <strong>distanza</strong>, allora, tra insegnante e allievo o allieva diventa uno <strong>spazio prezioso</strong>, uno spazio che non deve essere né troppo dilatato e freddo, né troppo compresso e intimo, ma che trova una sua <strong>giusta misura</strong> anche nel continuo mutamento. Come in una <strong>danza</strong>, dove i due ballerini si muovono insieme sulla stessa musica ma rimanendo distinti.</p>
<p>Per un approfondimento su questo ricco e vastissimo tema vi rimandiamo al libro di <strong>Barbara Biscotti</strong> “Insegnante e allievo. Storia e contemporaneità di un rapporto fondamentale.” edito da YANI e Corriere della Sera nella collana ‘Yoga. Teoria e pratica’. Un libro che si rivolge tanto agli allievi quanto agli insegnanti, offrendo a entrambi spunti preziosissimi di riflessione per acquisire <strong>consapevolezza</strong> del proprio <strong>ruolo</strong> nella reciprocità di questa relazione.</p>
<p>Barbara sarà, inoltre, la relatrice di un <strong>seminario teorico presso il Centro Natura</strong> dedicato proprio a queste tematiche: <strong>“Yoga. Essere allievi, essere insegnanti: ieri, oggi domani” che si terrà sabato 22 marzo 2025 dalle 14.30 alle 17.30. </strong></p>
<p><strong><a href="https://centronatura.it/benessere-naturale/formazione/yoga-seminari/seminari-yoga-yoga-essere-allievi-essere-insegnanti-ieri-oggi-domani/" target="_blank" rel="noopener">Qui</a> </strong>più info.</p>
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		<item>
		<title>seminari di qi gong</title>
		<link>https://centronatura.it/benessere-naturale/seminari-di-qi-gong/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Erika Pierimarchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Jan 2025 13:57:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[laboratori]]></category>
		<category><![CDATA[Seminari]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; &#160; LE ENERGIE DELLA TERRA NELLA PRATICA DEL QI GONG con Marco Mazzarri DOMENICA 9 FEBBRAIO 2025 Nella visione cinese esistono due immagini legate al concetto di Terra: La Terra – DI – intesa come Suolo, legata alla coppia Cielo/Terra – 地 La Terra – TU – legata alle funzioni del Centro, nei 5 Elementi – 土 Due seminari complementari [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>LE ENERGIE DELLA TERRA NELLA PRATICA DEL QI GONG</strong></p>
<p>con <a href="https://centronatura.it/benessere-naturale/wp-content/uploads/2024/04/CV-M-Mazzarri_rev-E.pdf" target="_blank" rel="noopener"><strong>Marco Mazzarri</strong></a></p>
<p><strong>DOMENICA 9 FEBBRAIO 2025</strong></p>
<p>Nella visione cinese esistono due immagini legate al concetto di Terra:</p>
<ul>
<li>La Terra – <em><strong>DI</strong></em> – intesa come Suolo, legata alla coppia Cielo/Terra – <strong>地</strong></li>
<li>La Terra – <em><strong>TU</strong></em> – legata alle funzioni del Centro, nei 5 Elementi – <strong>土</strong></li>
</ul>
<p>Due seminari complementari per approfondire l’argomento:</p>
<ul>
<li><strong>ore 10-13: la Terra dei tre emblemi – i rapporti con il Cielo e con l’Umanità.</strong></li>
</ul>
<p>Nella coppia Cielo/Terra – TIAN/DI, la Terra obbedisce e compie, dando forma a tutti gli esseri: anticamente si diceva che “i soffi derivano dal Cielo e le forme derivano dalla Terra; attraverso i soffi il Cielo dà incitamento e attraverso le trasformazioni la Terra manifesta i viventi.”</p>
<p>Quindi il Cielo, custode della spontaneità perpetua dello scorrere della vita, dona l’iniziativa e la natura propria e la Terra riceve, trasforma, produce, mantiene e manifesta tutto ciò.</p>
<p>Lavoreremo con esercizi di Dao Yin Qi Gong attivando i nostri potenziali di densità, radicamento e recettività che ci porteranno poi ad un miglior potenziale di leggerezza e di contatto con le energie sottili, lasciandoci attraversare ed impregnare dai flussi basso-alto e viceversa.</p>
<ul>
<li><strong>ore 15-18: la Terra come Centro, cambi stagionali, il sistema digestivo e l’equilibrio psicofisico</strong></li>
</ul>
<p>La quinta stagione, nella tradizione cinese, rappresenta i momenti di passaggio da un periodo all’altro dell’anno, nei quali le energie si avvicendano e si scambiano più o meno dolcemente.<br />
Sono momenti importanti dell’anno, poiché possiamo curare e preservare il principio vitale cercando di armonizzarci il più possibile ai movimenti in atto.</p>
<p>Lavoreremo con esercizi di Dao Yin Qi Gong attivando in pieno il potenziale di centratura e di trasformazione, capisaldi del movimento Terra, che comprende il sistema digestivo e “le carni” (il tessuto connettivo che tutto collega dando la possibilità di armonizzare centro e periferia).</p>
<p>Praticheremo tecniche di automassaggio, di purificazione, di tonificazione, di circolazione e di protezione dell’energia nel sistema stomaco-milza-pancreas.<br />
Inoltre, per armonizzare centro e periferia e per meglio definirci nel nostro spazio vitale, entreremo nei movimenti centripeti e centrifughi di concentrazione e dispersione.</p>
<p>È possibile seguire i due seminari oppure uno solo.</p>
<p>Costo intera giornata: <strong>€ 70</strong>. Singolo seminario: <strong>€ 40</strong></p>
<p>Tesseramento obbligatorio ridotto <strong>€ 10</strong></p>
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		<item>
		<title>I cakra come percorso di conoscenza</title>
		<link>https://centronatura.it/benessere-naturale/i-cakra-come-percorso-di-conoscenza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Erika Pierimarchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 14 Oct 2023 09:00:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attività Yoga]]></category>
		<category><![CDATA[Blog "Al Centro"]]></category>
		<category><![CDATA[Seminari]]></category>
		<category><![CDATA[#centronatura #yoga #yogabologna #yogaitalia #yogastudio #bologna #bolognacentro #benessere #bolognatoday #igbologna #cakra #hathayoga #meditazione #muladhara #kundalini]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I cakra come percorso di conoscenza. Dialogo con Marilia Albanese a cura di Virginia Farina per il Centro Natura &#160; Quando sentiamo parlare di cakra* la prima cosa che probabilmente ci viene in mente è una particolare combinazione di forme e colori, e insieme tutta una rete di corrispondenze corporee, emotive ed energetiche che immaginiamo [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h4>I cakra come percorso di conoscenza.<br />
Dialogo con Marilia Albanese</h4>
<p>a cura di <strong><a href="https://centronatura.it/benessere-naturale/wp-content/uploads/2024/09/CV-Virginia-Farina-18_19.pdf" target="_blank" rel="noopener">Virginia Farina</a></strong> per il Centro Natura</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Quando sentiamo parlare di<strong> cakra*</strong> la <strong>prima cosa</strong> che probabilmente <strong>ci viene in mente</strong> è una particolare <strong>combinazione di forme e colori</strong>, e insieme tutta una rete di <strong>corrispondenze corporee, emotive ed energetiche</strong> che immaginiamo capaci di risvegliare in noi straordinari poteri. I cakra, infatti, sono da anni entrati <strong>nel nostro immaginario</strong> attraverso una <strong>visione spesso semplificata</strong>, che rimescolando riferimenti a volte lontanissimi, come potenze angeliche o sistemi astrali, ne fa luoghi da stimolare e risvegliare anche solo con un profumo, un cibo, un colore o qualche rapido esercizio.</p>
<p>Ma siamo certi che il sistema dei cakra si riduca a questa visione? Come praticanti è <strong>fondamentale non fermarci alla superficie delle cose</strong>, ma interrogarle insieme a chi le studia con serietà da una vita per poi guardarle più in profondità alla luce della nostra stessa esperienza. Solo così possiamo <strong>trasformare uno stereotipo</strong> in una <strong>comprensione vivente</strong>.</p>
<p>Abbiamo, per questo, deciso di <strong>fare una chiacchierata con Marilia Albanese</strong>, che ha dedicato al tema dei cakra importanti studi e pubblicazioni, e che insieme a <strong>Suzann Jonsson</strong> condurrà presso il <strong>Centro Natura</strong> il <strong>seminario pratico-teorico</strong> di hatha yoga dal titolo <em><strong>Cakra: un viaggio nel corpo simbolico e fisico</strong></em>, nel quale approfondirà <strong>l&#8217;aspetto simbolico dei cakra</strong> e la relazione con <strong>aspetti profondi della psiche</strong>.</p>
<p>Buona lettura, e buona pratica!</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="padding-left: 40px;">1.      Innanzitutto La ringraziamo, Marilia, per aver accettato il nostro invito a fare questa intervista. Per me e per noi questo confronto è un’occasione davvero preziosa, perché la <strong>Sua esperienza di ricercatrice</strong> e docente ci permette di <strong>fare luce</strong> su uno tra gli <strong>aspetti più complessi e fraintesi dello yoga</strong>: il sistema dei cakra.</p>
<p style="padding-left: 40px;">Alcune interpretazioni contemporanee hanno generato un <strong>immaginario dei cakra</strong> fondato su un concetto piuttosto vago di energia e di corrispondenze tra forme, colori e simboli, riprendendo e sintetizzando spesso tradizioni diverse che vanno dalla new age alla psicoanalisi. Quali sono<strong> i differenti approcci</strong>, dentro e fuori lo yoga, <strong>ai cakra e alla dimensione energetica</strong>, se così possiamo definirla, <strong>dell’esperienza corporea</strong>?</p>
<p style="padding-left: 40px;"><span style="color: #333399;">Direi che sono essenzialmente due: l’<strong>approccio filologico</strong>, che si avvale di <strong>testi in sanscrito</strong> e, in alcuni casi, nelle lingue vernacolari dell’India; l’<strong>approccio interpretativo</strong>, che rilegge i cakra alla luce delle <strong>correnti contemporanee</strong>, in primo luogo new age e psicologia. Il <strong>primo approccio</strong>, più accademico, permette di <strong>conoscere come i cakra vengano presentati nelle varie opere</strong> prese in considerazione e in che contesto culturale si situino, fornendo la base da cui partire per ulteriori studi ed esperienze. L’<strong>approccio interpretativo</strong>, indubbiamente affascinante e ricco di possibilità, si avvale della vastissima iconografia dei cakra per proporre<strong> particolari interpretazioni</strong> che sono <strong>letture personali dello studioso e del praticante</strong>, in quanto nella maggior parte dei casi <strong>il mondo indiano descrive</strong>, ma <strong>non fornisce spiegazioni</strong> sul perché di una <strong>scelta iconografica</strong>. Mi spiego con un esempio: nel mūlādhāra cakra si dice che vi sia il dio Brahmā fanciullo, ma cosa ciò significhi non è specificato. Si può dunque ipotizzare in questo dato un rimando alla dimensione infantile presente in tale livello dell’essere: e questo è legittimo, soprattutto se supportato dall’esperienza personale.</span></p>
<p style="padding-left: 40px;">2.      Credo, a questo punto, che sia importante <strong>definire i cakra secondo un minimo comune denominatore</strong> che ci permetta di intenderci su cosa sono e cosa rappresentano. Nei Suoi saggi spesso Lei ne parla come <strong>simboli e &#8220;luoghi&#8221;</strong> che fanno da <strong>soglia alla nostra esperienza fuori e dentro di noi</strong>, centri dove si incontrano le <strong>spinte centripete</strong> che ci richiamano a una dimensione di assoluto e quelle <strong>centrifughe</strong> che ci aprono all&#8217;azione nel mondo. Come possiamo identificarli e farne una mappatura?</p>
<p style="padding-left: 40px;"><span style="color: #333399;">Servendosi dei<strong> testi</strong>, che devono<strong> sempre</strong> essere il <strong>punto di partenza</strong>, perché i cakra sono il <strong>prodotto di una precisa cultura</strong> con tutte le sue sfaccettature e devono prima di tutto essere inquadrati in essa. Una volta <strong>conosciuta l’iconografia dei cakra</strong> – i testi la descrivono dettagliatamente, ma quasi mai ne danno interpretazioni – si possono proporre riletture che si basano sui simboli in essi raffigurati. Non va comunque dimenticato che, malgrado in Occidente si <strong>privilegi</strong> il <strong>sistema dei sette <em>cakra</em></strong> illustrato nella traduzione del <em><strong>Ṣaṭcakra-nirūpana</strong></em> in coda a “Il potere del serpente” di Arthur Avalon, vi sono <strong>molti altri raggruppamenti e collocazioni</strong>.</span></p>
<p style="padding-left: 40px;">3.      Il <strong>contesto simbolico originario</strong>, il pensiero e la visione che sono dietro il sistema dei cakra, esprimono una cultura ben definita, che ha la sua <strong>matrice nello yoga tantrico induista</strong> e nel suo caleidoscopio di divinità. Può raccontarci in sintesi <strong>come nasce</strong> e si <strong>mette a punto il pensiero e l&#8217;esperienza dei cakra</strong>?</p>
<p style="padding-left: 40px;"><span style="color: #333399;">I cakra si collocano nella <strong>rappresentazione del corpo yogico</strong>, una struttura somatica sottile, visualizzata tramite una serie di <strong>complesse pratiche psicofisiche</strong> di difficilissima realizzazione. L’ambito di sviluppo di tali concezioni è il<strong> Tantrismo</strong>, convinto di una <strong>giacenza energetica inutilizzata</strong> e negletta nell’uomo che può essere attivata e controllata.  I cakra, sorta di <strong>luoghi di “tangenza” fra microcosmo e macrocosmo</strong>, costituiscono una <strong>mappa dell’ascesa di questa energia</strong>, simbolicamente <strong>rappresentata da Kuṇḍalinī</strong>, la divina potenza femminile, Śakti, che ha manifestato il mondo ed è “precipitata” dimentica di sé nello strato più basso dell’Essere. Lo yogin la induce a ridestarsi e al seguito della Dea raggiunge l’ultima stazione,<em> sahasrāra</em>, il loto a mille petali, ove Kuṇḍalinī si congiunge con lo sposo Śiva, ripristinando l’unità originaria.</span></p>
<p style="padding-left: 40px;">4.      Mi chiedo, a volte, come possiamo avvicinarci a un mondo tanto affascinante quanto distante dal nostro. Credo che la <strong>visione del mondo tradizionale indiano non</strong> sia <strong>sempre del tutto comprensibile</strong> ed avvicinabile per un occidentale. Essa si fonda su <strong>simboli e archetipi espressi spesso da divinità</strong> che non possiamo riprendere e copiare in modo acritico. Come possiamo, allora, <strong>fare nostro questo universo simbolico</strong> in <strong>modo autentico e rispettoso</strong>?</p>
<p style="padding-left: 40px;"><span style="color: #333399;">Rifacendoci all’<strong>essenza contenuta nella forma</strong>. Ad esempio Durgā, la dea guerriera che distrugge i demoni e difende l’ordine cosmico, ha come qualità fondamentali il coraggio, la forza, la determinazione,<strong> caratteristiche tipiche</strong> delle divinità combattenti che <strong>troviamo anche in altre culture</strong>.  Malgrado dunque le diversità di rappresentazione e i miti fortemente connotati dall’ambito di provenienza, le<strong> divinità indiane</strong> esprimono <strong>modalità di essere trasversali al mondo indo-europeo</strong>, anche perché si ricollegano agli <strong>archetipi</strong>.</span></p>
<p style="padding-left: 40px;">5.      Lo <strong>yoga</strong> è l&#8217;unione di <strong>pensiero e azione</strong>, di<strong> comprensione e pratica</strong>, è quindi importante portare queste riflessioni sul tappetino per farne davvero<strong> esperienza</strong>. Lei accompagna spesso i Suoi seminari e i Suoi insegnamenti con <strong>pratiche di concentrazione</strong> attraverso il respiro nei punti dove i <strong>cakra</strong> si “manifestano”. Possiamo dire che i cakra siano anche <strong>luoghi del sentire</strong>?</p>
<p style="padding-left: 40px;"><span style="color: #333399;">Indubbiamente: il loro utilizzo nell’ambito dello yoga occidentale contemporaneo offre un <strong>ancoraggio corporeo</strong> che non si prefigge tanto di andare oltre la dimensione fisica, quanto di <strong>esplorarla in tutte le sue possibilità</strong>. Il cakra, con i molti rimandi e le connessioni con i vari piani dell’essere – microcosmico e macrocosmico – è luogo di <strong>diverse modalità e gradazioni di esperire</strong>. Il <strong>sistema dei sette <em>cakra</em></strong> è collegato con gli <strong>elementi cosmici</strong>, le loro caratteristiche, gli organi di senso che le colgono, gli organi d’azione che rispondono alle <strong>sensazioni</strong> registrate, la <strong>mente</strong> che coordina, il <strong>senso dell’io</strong> che personalizza, l’<strong>intelletto</strong> che rimanda alla dimensione universale. Ed è costellato di varie immagini divine che con la loro simbologia permettono <strong>letture psicologiche</strong> di vasta portata. Per questo possono fungere da<strong> casse di risonanza</strong> del nostro <strong>sentire</strong>.</span></p>
<p style="padding-left: 40px;">6.      Le <strong>pratiche</strong> che propone mi sembra siano spesso dedicate ai <strong>primi tre cakra</strong>, ovvero a quelle <strong>energie che ci “incarnano”</strong> e ci <strong>radicano nel mondo</strong>. Ho l&#8217;impressione che per poterci davvero <strong>avvicinare al sacro</strong>, a ciò che in esso brucia ed è irriducibile alla nostra ordinaria visione delle cose, sia <strong>necessario avere</strong> letteralmente <strong>i piedi per terra</strong>, farci <strong>presenza al mondo e nel mondo</strong>, è così?</p>
<p style="padding-left: 40px;"><span style="color: #333399;">In effetti sono <strong>tutti e cinque i <em>cakra</em></strong> legati agli elementi che<strong> costituiscono il cardine dei miei incontri</strong>. Ho sperimentato nel corso di più di quarant’anni quanto <strong>il lavoro su di essi</strong> favorisca una <strong>maggiore consapevolezza di sé</strong>, un più <strong>sereno interagire</strong> con gli <strong>altri</strong> e un più <strong>proficuo operare nel mondo</strong>. Del resto, per me, <strong>l’insegnamento più importante</strong> dell’<strong><em>aṣṭāṅgayoga</em></strong> <strong>di Patañjali</strong> rimane la <strong>pratica di <em>yama</em> e <em>niyama</em></strong>, in quanto fattori <strong>imprescindibili per una presenza responsabile nella vita</strong>. </span><span style="color: #333399;">E dato che Lei parla di avere i piedi per terra, personalmente ritengo <strong>che non si possa dare la scalata al cielo se non si è fortemente radicati alla terra</strong>. Riferendoci espressamente al mondo indiano, <strong>nessuna divinità</strong> viene raffigurata <strong>senza il suo piedestallo</strong>, <em>pīṭha</em>, e il primo <em>cakra</em>, <em>mūlādhāra</em>, non è solo <em>mūla</em>, radice, ma anche <em>ādhāra</em>, base.</span></p>
<p style="padding-left: 40px;">7.      Per finire vorrei chiederLe <strong>come è nato</strong>, nel Suo percorso e nella Sua ricerca, <strong>l&#8217;interesse</strong> per questo particolare <strong>aspetto dello yoga</strong>, e come ha cambiato il Suo modo di essere, nella pratica e nell&#8217;insegnamento e, forse, anche nella vita.</p>
<p style="padding-left: 40px;"><span style="color: #333399;">All’inizio mi sono particolarmente interessata all’<strong>arte hindu</strong>, anche per via dei molti viaggi fatti in India accompagnando in qualità di cultrice della materia gruppi di studio sull’architettura. Nell’arte indiana è<strong> fondamentale l’aspetto simbolico</strong> e direi che è stato<strong> proprio il simbolo</strong> a costituire il <strong>collegamento con l’iconografia del mondo yogico</strong>. Inoltre, avendo conseguito anche una <strong>specializzazione in counseling</strong>, ho approfondito gli <strong>studi psicologici in ambito indiano</strong> e ho rilevato come molte <strong>pratiche yogiche</strong>, soprattutto riferite al mondo della psiche, potessero essere <strong>riproposte in ambito occidentale</strong>. Il miglior supporto per farlo, visto il mio percorso, sono stati proprio i <strong><em>cakra</em></strong>, poiché <strong>nelle loro raffigurazioni</strong> i <strong>simboli</strong> offrono <strong>valenze trasformative e rigenerative</strong>. In una parola: il <strong>potere curativo</strong> delle <strong>immagini</strong>.</span></p>
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<p><em><strong>Marilia Albanese</strong></em></p>
<p style="text-align: justify;"><em><span style="font-size: 12pt;">Laureata in Sanscrito e Indologia e diplomata in Lingua Hindi e Cultura Indiana, è stata direttore della sezione lombarda dell’Is.I.A.O. (Istituto Italiano per l’Africa e l’Oriente) presso l’Università degli Studi di Milano fino al 2011, data della chiusura dell’Istituto. Per dieci anni presidente della YANI (Yoga – Associazione Nazionale Insegnanti), presso le scuole di formazione quadriennale di tale istituzione continua a condurre corsi di cultura indiana. Ha curato esposizioni e mostre sull’India, paese nel quale si è recata una quarantina di volte. È stata docente di Arte Scenica Indiana al Conservatorio di Vicenza “Arrigo Pedrollo” nell’ambito della facoltà di Tradizioni Musicali Extra-europee a Indirizzo Indologico. È fondatrice e segretario di AsiaTeatro, primo sito e rivista online in lingua italiana sui teatri asiatici. Attualmente è docente a contratto presso il Dipartimento di Lingue, Letterature, Culture e Mediazioni dell’Università degli Studi di Milano e tiene corsi di Induismo e Buddhismo presso l’UTE, Università del Cardinal Colombo a Milano. Conduce seminari e corsi presso varie Istituzioni. È autrice di numerosi articoli, saggi e libri.</span></em></p>
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<p><strong>*</strong><span style="font-family: georgia, palatino, serif;"> Sappiamo che il termine cakra si trova prevalentemente indicato con la ‘h’, ma il termine sanscrito in alfabeto devanagari è scritto: <strong>चक्र </strong>quindi si traslittera cakra perché la ‘c’ non è aspirata.</span></p>
<p><span style="font-family: georgia, palatino, serif;">   La ‘c’ aspirata è <strong>छ </strong>e in tal caso si traslittera: ch</span></p>
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