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	<description>il biologico e vegetariano, yoga, pilates, naturopatia, massaggi, sauna</description>
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		<title>I cakra come percorso di conoscenza</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Erika Pierimarchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 14 Oct 2023 09:00:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attività Yoga]]></category>
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		<category><![CDATA[Seminari]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I cakra come percorso di conoscenza. Dialogo con Marilia Albanese a cura di Virginia Farina per il Centro Natura &#160; Quando sentiamo parlare di cakra* la prima cosa che probabilmente ci viene in mente è una particolare combinazione di forme e colori, e insieme tutta una rete di corrispondenze corporee, emotive ed energetiche che immaginiamo [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h4>I cakra come percorso di conoscenza.<br />
Dialogo con Marilia Albanese</h4>
<p>a cura di <strong><a href="https://centronatura.it/benessere-naturale/wp-content/uploads/2024/09/CV-Virginia-Farina-18_19.pdf" target="_blank" rel="noopener">Virginia Farina</a></strong> per il Centro Natura</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Quando sentiamo parlare di<strong> cakra*</strong> la <strong>prima cosa</strong> che probabilmente <strong>ci viene in mente</strong> è una particolare <strong>combinazione di forme e colori</strong>, e insieme tutta una rete di <strong>corrispondenze corporee, emotive ed energetiche</strong> che immaginiamo capaci di risvegliare in noi straordinari poteri. I cakra, infatti, sono da anni entrati <strong>nel nostro immaginario</strong> attraverso una <strong>visione spesso semplificata</strong>, che rimescolando riferimenti a volte lontanissimi, come potenze angeliche o sistemi astrali, ne fa luoghi da stimolare e risvegliare anche solo con un profumo, un cibo, un colore o qualche rapido esercizio.</p>
<p>Ma siamo certi che il sistema dei cakra si riduca a questa visione? Come praticanti è <strong>fondamentale non fermarci alla superficie delle cose</strong>, ma interrogarle insieme a chi le studia con serietà da una vita per poi guardarle più in profondità alla luce della nostra stessa esperienza. Solo così possiamo <strong>trasformare uno stereotipo</strong> in una <strong>comprensione vivente</strong>.</p>
<p>Abbiamo, per questo, deciso di <strong>fare una chiacchierata con Marilia Albanese</strong>, che ha dedicato al tema dei cakra importanti studi e pubblicazioni, e che insieme a <strong>Suzann Jonsson</strong> condurrà presso il <strong>Centro Natura</strong> il <strong>seminario pratico-teorico</strong> di hatha yoga dal titolo <em><strong>Cakra: un viaggio nel corpo simbolico e fisico</strong></em>, nel quale approfondirà <strong>l&#8217;aspetto simbolico dei cakra</strong> e la relazione con <strong>aspetti profondi della psiche</strong>.</p>
<p>Buona lettura, e buona pratica!</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="padding-left: 40px;">1.      Innanzitutto La ringraziamo, Marilia, per aver accettato il nostro invito a fare questa intervista. Per me e per noi questo confronto è un’occasione davvero preziosa, perché la <strong>Sua esperienza di ricercatrice</strong> e docente ci permette di <strong>fare luce</strong> su uno tra gli <strong>aspetti più complessi e fraintesi dello yoga</strong>: il sistema dei cakra.</p>
<p style="padding-left: 40px;">Alcune interpretazioni contemporanee hanno generato un <strong>immaginario dei cakra</strong> fondato su un concetto piuttosto vago di energia e di corrispondenze tra forme, colori e simboli, riprendendo e sintetizzando spesso tradizioni diverse che vanno dalla new age alla psicoanalisi. Quali sono<strong> i differenti approcci</strong>, dentro e fuori lo yoga, <strong>ai cakra e alla dimensione energetica</strong>, se così possiamo definirla, <strong>dell’esperienza corporea</strong>?</p>
<p style="padding-left: 40px;"><span style="color: #333399;">Direi che sono essenzialmente due: l’<strong>approccio filologico</strong>, che si avvale di <strong>testi in sanscrito</strong> e, in alcuni casi, nelle lingue vernacolari dell’India; l’<strong>approccio interpretativo</strong>, che rilegge i cakra alla luce delle <strong>correnti contemporanee</strong>, in primo luogo new age e psicologia. Il <strong>primo approccio</strong>, più accademico, permette di <strong>conoscere come i cakra vengano presentati nelle varie opere</strong> prese in considerazione e in che contesto culturale si situino, fornendo la base da cui partire per ulteriori studi ed esperienze. L’<strong>approccio interpretativo</strong>, indubbiamente affascinante e ricco di possibilità, si avvale della vastissima iconografia dei cakra per proporre<strong> particolari interpretazioni</strong> che sono <strong>letture personali dello studioso e del praticante</strong>, in quanto nella maggior parte dei casi <strong>il mondo indiano descrive</strong>, ma <strong>non fornisce spiegazioni</strong> sul perché di una <strong>scelta iconografica</strong>. Mi spiego con un esempio: nel mūlādhāra cakra si dice che vi sia il dio Brahmā fanciullo, ma cosa ciò significhi non è specificato. Si può dunque ipotizzare in questo dato un rimando alla dimensione infantile presente in tale livello dell’essere: e questo è legittimo, soprattutto se supportato dall’esperienza personale.</span></p>
<p style="padding-left: 40px;">2.      Credo, a questo punto, che sia importante <strong>definire i cakra secondo un minimo comune denominatore</strong> che ci permetta di intenderci su cosa sono e cosa rappresentano. Nei Suoi saggi spesso Lei ne parla come <strong>simboli e &#8220;luoghi&#8221;</strong> che fanno da <strong>soglia alla nostra esperienza fuori e dentro di noi</strong>, centri dove si incontrano le <strong>spinte centripete</strong> che ci richiamano a una dimensione di assoluto e quelle <strong>centrifughe</strong> che ci aprono all&#8217;azione nel mondo. Come possiamo identificarli e farne una mappatura?</p>
<p style="padding-left: 40px;"><span style="color: #333399;">Servendosi dei<strong> testi</strong>, che devono<strong> sempre</strong> essere il <strong>punto di partenza</strong>, perché i cakra sono il <strong>prodotto di una precisa cultura</strong> con tutte le sue sfaccettature e devono prima di tutto essere inquadrati in essa. Una volta <strong>conosciuta l’iconografia dei cakra</strong> – i testi la descrivono dettagliatamente, ma quasi mai ne danno interpretazioni – si possono proporre riletture che si basano sui simboli in essi raffigurati. Non va comunque dimenticato che, malgrado in Occidente si <strong>privilegi</strong> il <strong>sistema dei sette <em>cakra</em></strong> illustrato nella traduzione del <em><strong>Ṣaṭcakra-nirūpana</strong></em> in coda a “Il potere del serpente” di Arthur Avalon, vi sono <strong>molti altri raggruppamenti e collocazioni</strong>.</span></p>
<p style="padding-left: 40px;">3.      Il <strong>contesto simbolico originario</strong>, il pensiero e la visione che sono dietro il sistema dei cakra, esprimono una cultura ben definita, che ha la sua <strong>matrice nello yoga tantrico induista</strong> e nel suo caleidoscopio di divinità. Può raccontarci in sintesi <strong>come nasce</strong> e si <strong>mette a punto il pensiero e l&#8217;esperienza dei cakra</strong>?</p>
<p style="padding-left: 40px;"><span style="color: #333399;">I cakra si collocano nella <strong>rappresentazione del corpo yogico</strong>, una struttura somatica sottile, visualizzata tramite una serie di <strong>complesse pratiche psicofisiche</strong> di difficilissima realizzazione. L’ambito di sviluppo di tali concezioni è il<strong> Tantrismo</strong>, convinto di una <strong>giacenza energetica inutilizzata</strong> e negletta nell’uomo che può essere attivata e controllata.  I cakra, sorta di <strong>luoghi di “tangenza” fra microcosmo e macrocosmo</strong>, costituiscono una <strong>mappa dell’ascesa di questa energia</strong>, simbolicamente <strong>rappresentata da Kuṇḍalinī</strong>, la divina potenza femminile, Śakti, che ha manifestato il mondo ed è “precipitata” dimentica di sé nello strato più basso dell’Essere. Lo yogin la induce a ridestarsi e al seguito della Dea raggiunge l’ultima stazione,<em> sahasrāra</em>, il loto a mille petali, ove Kuṇḍalinī si congiunge con lo sposo Śiva, ripristinando l’unità originaria.</span></p>
<p style="padding-left: 40px;">4.      Mi chiedo, a volte, come possiamo avvicinarci a un mondo tanto affascinante quanto distante dal nostro. Credo che la <strong>visione del mondo tradizionale indiano non</strong> sia <strong>sempre del tutto comprensibile</strong> ed avvicinabile per un occidentale. Essa si fonda su <strong>simboli e archetipi espressi spesso da divinità</strong> che non possiamo riprendere e copiare in modo acritico. Come possiamo, allora, <strong>fare nostro questo universo simbolico</strong> in <strong>modo autentico e rispettoso</strong>?</p>
<p style="padding-left: 40px;"><span style="color: #333399;">Rifacendoci all’<strong>essenza contenuta nella forma</strong>. Ad esempio Durgā, la dea guerriera che distrugge i demoni e difende l’ordine cosmico, ha come qualità fondamentali il coraggio, la forza, la determinazione,<strong> caratteristiche tipiche</strong> delle divinità combattenti che <strong>troviamo anche in altre culture</strong>.  Malgrado dunque le diversità di rappresentazione e i miti fortemente connotati dall’ambito di provenienza, le<strong> divinità indiane</strong> esprimono <strong>modalità di essere trasversali al mondo indo-europeo</strong>, anche perché si ricollegano agli <strong>archetipi</strong>.</span></p>
<p style="padding-left: 40px;">5.      Lo <strong>yoga</strong> è l&#8217;unione di <strong>pensiero e azione</strong>, di<strong> comprensione e pratica</strong>, è quindi importante portare queste riflessioni sul tappetino per farne davvero<strong> esperienza</strong>. Lei accompagna spesso i Suoi seminari e i Suoi insegnamenti con <strong>pratiche di concentrazione</strong> attraverso il respiro nei punti dove i <strong>cakra</strong> si “manifestano”. Possiamo dire che i cakra siano anche <strong>luoghi del sentire</strong>?</p>
<p style="padding-left: 40px;"><span style="color: #333399;">Indubbiamente: il loro utilizzo nell’ambito dello yoga occidentale contemporaneo offre un <strong>ancoraggio corporeo</strong> che non si prefigge tanto di andare oltre la dimensione fisica, quanto di <strong>esplorarla in tutte le sue possibilità</strong>. Il cakra, con i molti rimandi e le connessioni con i vari piani dell’essere – microcosmico e macrocosmico – è luogo di <strong>diverse modalità e gradazioni di esperire</strong>. Il <strong>sistema dei sette <em>cakra</em></strong> è collegato con gli <strong>elementi cosmici</strong>, le loro caratteristiche, gli organi di senso che le colgono, gli organi d’azione che rispondono alle <strong>sensazioni</strong> registrate, la <strong>mente</strong> che coordina, il <strong>senso dell’io</strong> che personalizza, l’<strong>intelletto</strong> che rimanda alla dimensione universale. Ed è costellato di varie immagini divine che con la loro simbologia permettono <strong>letture psicologiche</strong> di vasta portata. Per questo possono fungere da<strong> casse di risonanza</strong> del nostro <strong>sentire</strong>.</span></p>
<p style="padding-left: 40px;">6.      Le <strong>pratiche</strong> che propone mi sembra siano spesso dedicate ai <strong>primi tre cakra</strong>, ovvero a quelle <strong>energie che ci “incarnano”</strong> e ci <strong>radicano nel mondo</strong>. Ho l&#8217;impressione che per poterci davvero <strong>avvicinare al sacro</strong>, a ciò che in esso brucia ed è irriducibile alla nostra ordinaria visione delle cose, sia <strong>necessario avere</strong> letteralmente <strong>i piedi per terra</strong>, farci <strong>presenza al mondo e nel mondo</strong>, è così?</p>
<p style="padding-left: 40px;"><span style="color: #333399;">In effetti sono <strong>tutti e cinque i <em>cakra</em></strong> legati agli elementi che<strong> costituiscono il cardine dei miei incontri</strong>. Ho sperimentato nel corso di più di quarant’anni quanto <strong>il lavoro su di essi</strong> favorisca una <strong>maggiore consapevolezza di sé</strong>, un più <strong>sereno interagire</strong> con gli <strong>altri</strong> e un più <strong>proficuo operare nel mondo</strong>. Del resto, per me, <strong>l’insegnamento più importante</strong> dell’<strong><em>aṣṭāṅgayoga</em></strong> <strong>di Patañjali</strong> rimane la <strong>pratica di <em>yama</em> e <em>niyama</em></strong>, in quanto fattori <strong>imprescindibili per una presenza responsabile nella vita</strong>. </span><span style="color: #333399;">E dato che Lei parla di avere i piedi per terra, personalmente ritengo <strong>che non si possa dare la scalata al cielo se non si è fortemente radicati alla terra</strong>. Riferendoci espressamente al mondo indiano, <strong>nessuna divinità</strong> viene raffigurata <strong>senza il suo piedestallo</strong>, <em>pīṭha</em>, e il primo <em>cakra</em>, <em>mūlādhāra</em>, non è solo <em>mūla</em>, radice, ma anche <em>ādhāra</em>, base.</span></p>
<p style="padding-left: 40px;">7.      Per finire vorrei chiederLe <strong>come è nato</strong>, nel Suo percorso e nella Sua ricerca, <strong>l&#8217;interesse</strong> per questo particolare <strong>aspetto dello yoga</strong>, e come ha cambiato il Suo modo di essere, nella pratica e nell&#8217;insegnamento e, forse, anche nella vita.</p>
<p style="padding-left: 40px;"><span style="color: #333399;">All’inizio mi sono particolarmente interessata all’<strong>arte hindu</strong>, anche per via dei molti viaggi fatti in India accompagnando in qualità di cultrice della materia gruppi di studio sull’architettura. Nell’arte indiana è<strong> fondamentale l’aspetto simbolico</strong> e direi che è stato<strong> proprio il simbolo</strong> a costituire il <strong>collegamento con l’iconografia del mondo yogico</strong>. Inoltre, avendo conseguito anche una <strong>specializzazione in counseling</strong>, ho approfondito gli <strong>studi psicologici in ambito indiano</strong> e ho rilevato come molte <strong>pratiche yogiche</strong>, soprattutto riferite al mondo della psiche, potessero essere <strong>riproposte in ambito occidentale</strong>. Il miglior supporto per farlo, visto il mio percorso, sono stati proprio i <strong><em>cakra</em></strong>, poiché <strong>nelle loro raffigurazioni</strong> i <strong>simboli</strong> offrono <strong>valenze trasformative e rigenerative</strong>. In una parola: il <strong>potere curativo</strong> delle <strong>immagini</strong>.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em><strong>Marilia Albanese</strong></em></p>
<p style="text-align: justify;"><em><span style="font-size: 12pt;">Laureata in Sanscrito e Indologia e diplomata in Lingua Hindi e Cultura Indiana, è stata direttore della sezione lombarda dell’Is.I.A.O. (Istituto Italiano per l’Africa e l’Oriente) presso l’Università degli Studi di Milano fino al 2011, data della chiusura dell’Istituto. Per dieci anni presidente della YANI (Yoga – Associazione Nazionale Insegnanti), presso le scuole di formazione quadriennale di tale istituzione continua a condurre corsi di cultura indiana. Ha curato esposizioni e mostre sull’India, paese nel quale si è recata una quarantina di volte. È stata docente di Arte Scenica Indiana al Conservatorio di Vicenza “Arrigo Pedrollo” nell’ambito della facoltà di Tradizioni Musicali Extra-europee a Indirizzo Indologico. È fondatrice e segretario di AsiaTeatro, primo sito e rivista online in lingua italiana sui teatri asiatici. Attualmente è docente a contratto presso il Dipartimento di Lingue, Letterature, Culture e Mediazioni dell’Università degli Studi di Milano e tiene corsi di Induismo e Buddhismo presso l’UTE, Università del Cardinal Colombo a Milano. Conduce seminari e corsi presso varie Istituzioni. È autrice di numerosi articoli, saggi e libri.</span></em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>*</strong><span style="font-family: georgia, palatino, serif;"> Sappiamo che il termine cakra si trova prevalentemente indicato con la ‘h’, ma il termine sanscrito in alfabeto devanagari è scritto: <strong>चक्र </strong>quindi si traslittera cakra perché la ‘c’ non è aspirata.</span></p>
<p><span style="font-family: georgia, palatino, serif;">   La ‘c’ aspirata è <strong>छ </strong>e in tal caso si traslittera: ch</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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