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	<title>Yoga Respiro &#8211; Centro natura</title>
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	<description>il biologico e vegetariano, yoga, pilates, naturopatia, massaggi, sauna</description>
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		<title>sulle onde del respiro</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Erika Pierimarchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Nov 2022 12:11:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sulle onde del respiro: spunti per una riscoperta del respirare. &#160; Entrare in contatto con il respiro significa diventare saldamente delicati. Non catturare il respiro, non fargli la posta, ma avanzare con rispetto e avvicinarlo con cura, come faremmo con un essere selvatico rimasto a lungo solo. Chandra Livia Candiani, da Il silenzio è cosa [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h4>Sulle onde del respiro: spunti per una riscoperta del <em>respirare.</em></h4>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: right;"><em>Entrare in contatto con il respiro significa diventare saldamente delicati.</em></p>
<p style="text-align: right;"><em>Non catturare il respiro, non fargli la posta, ma avanzare con rispetto e avvicinarlo con cura, come faremmo con un essere selvatico rimasto a lungo solo.</em></p>
<p style="text-align: right;">Chandra Livia Candiani, da Il silenzio è cosa viva, Einaudi 2018</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Tutta la nostra vita è inscritta, letteralmente, nel respiro: dall’inizio alla fine. Siamo vivi perché e finché respiriamo, e<strong> se non ci sono particolari problemi di salute difficilmente ci occupiamo della nostra respirazione</strong>. Ma siamo sicuri che sia sufficiente essere vivi per respirare pienamente? In altre parole, <strong>siamo sicuri di stare davvero respirando?</strong></p>
<p>Prima di proseguire in questa lettura <strong>vorremmo chiedervi di fermarvi, ora, giusto qualche istante</strong>. Se vi è possibile prendete una posizione comoda, con gli occhi chiusi o semplicemente con lo sguardo aperto e non concentrato su un oggetto particolare. <strong>Riuscite a percepire il vostro respiro?</strong> <strong>Potete contattarlo nel corpo? Dove e come lo riconoscete?</strong> Che ritmo e che profondità ha in questo momento? Quale sapore lo accompagna? È un respiro affannato o disteso, teso o rilassato?</p>
<p>Avvicinandoci al nostro respiro, facendo amicizia con esso, ci accorgiamo immediatamente che non sono tanto le cose che sappiamo su di esso a “illuminarlo”, quanto ciò che in modo diretto, con un contatto di prima mano, riusciamo a scoprire.</p>
<p><strong>Una prima e non scontata scoperta che possiamo fare è quella dell’anatomia del respiro</strong>. Con un po’ di attenzione ci accorgiamo di come esso non avvenga soltanto a livello polmonare. <strong>Il suo movimento coinvolge</strong>, infatti, <strong>ampie zone del torace e dell’addome attraverso l’attivazione dei muscoli addominali, intercostali e del grande muscolo involontario del diaframma</strong>, che nel suo rilassarsi e contrarsi permette lo svuotarsi e il riempirsi dei polmoni. Ascoltando ancora più in profondità possiamo scoprire che anche altre fasce muscolari sono interessate dalla respirazione, come ad esempio quelle della zona perineale o delle spalle e del collo, che, con la loro rigidità o attraversabilità, permettono una minore o maggiore ampiezza del respiro. <strong>Persino il viso, con la sua muscolatura complessa e fortemente interconnessa, ha un ruolo nella respirazione</strong>, di cui è la prima soglia non solo a livello delle narici ma anche della bocca e della gola, altri luoghi spesso abitati da diverse tensioni. <strong>Realizziamo, così, come il respiro sia un atto globale</strong> che coinvolge il nostro organismo per intero, sia per quanto riguarda il suo movimento che per quello che è il suo fine: ossigenare ogni cellula e permettere il ricambio di anidride carbonica e “scarti” dei processi vitali.</p>
<p>Una volta osservato il respiro e la sua pulsazione un’altra evidenza inizia ad emergere, a volte con il sapore di una sorpresa. <strong>Il respiro è soggetto alla nostra volontà solo fino a un certo punto</strong>. Potremmo dire che il respiro avviene quasi a dispetto di noi, che possiamo fermarlo e controllarlo ma solo fino a un certo punto e a certe condizioni. <strong>Questo perché la respirazione coinvolge, come abbiamo visto, muscoli volontari e involontari</strong>, appoggiandosi dunque alle connessioni neuronali sia del sistema nervoso somatico, responsabile delle risposte volontarie, che di quello autonomo, che lavora a livello involontario nella pulsazione tra stimoli simpatici e parasimpatici. Questa è una caratteristica pressoché unica per una funzione vitale, se pensiamo che tutto ciò che ci tiene in vita, dal battito del cuore ai processi digestivi o riproduttivi, avviene ad un livello dove la nostra volontà ha ben poca rilevanza. <strong>Il respiro dunque è un ponte sottilissimo tra funzioni vitali primarie e parti “più evolute” del nostro sistema nervoso</strong>, ed è questa una delle ragioni per cui esso si muove sia su un piano incosciente (non è necessario sapere che stiamo respirando per respirare) che cosciente, per cui possiamo sentire e osservare con estrema raffinatezza ogni singolo atto respiratorio. E qui un’altra piccola comprensione può sorprenderci. Come osserviamo il respiro? Da dove lo vediamo? O meglio ancora come si fa osservare il respiro?</p>
<p>Man mano che diventiamo esperti <strong>ci accorgiamo che osservare il respiro senza intervenire, senza giudicarlo e quindi senza modificarlo è davvero difficilissimo</strong>. Come ci suggerisce la poetessa Chandra Livia Candiani <strong>il respiro si rivela essere una creatura selvatica</strong> che possiamo avvicinare solo a condizione di non disturbarla. Entrare davvero in relazione con esso ci porta così a un <strong>cambiamento radicale del nostro sguardo e della nostra postura</strong>, chiedendoci di passare da un esercizio di controllo a un esercizio di presenza. <strong>Ed è qui che il respiro ci apre le porte della meditazione</strong>, diventando filo prezioso che ci conduce non solo all’interno di noi ma che continuamente ci cuce al qui ed ora della nostra esperienza.</p>
<p>Quando ci accorgiamo che <strong>la qualità del nostro respiro è così profondamente connessa alla qualità</strong> <strong>della nostra vita</strong> sorge spesso il desiderio di lavorarci per renderlo più ampio, profondo, aperto. Ma ci rendiamo presto conto che <strong>ogni intervento, se forzato, ha un effetto superficiale e temporaneo</strong>, <strong>a volte addirittura controproducente</strong>. Prima di ogni tecnica, dunque, <strong>è necessario imparare ad avvicinarci con gentilezza e rispetto al respiro</strong>, che non è mai un respiro astratto ma è proprio questo respiro qui, adesso, questo fiato che ci abita e ci attraversa. Per questo il primo passo è conoscerlo, liberandolo dalle morse delle nostre tensioni, partendo dal corpo. Come lo yoga ci insegna.</p>
<p>Una volta che il respiro, proprio come un corso d’acqua, trova una via più sgombra per procedere possiamo allora guardarlo con maggiore attenzione ai dettagli: quanto dura un inspiro? Quanto un espiro? <strong>Ci sono spazi tra una fase respiratoria e l’altra? E se ci sono a cosa assomigliano?</strong> Sono luoghi asfittici o ampi come le anse nei quali riposano i fiumi?</p>
<p>Poco a poco <strong>possiamo poi iniziare ad accompagnare questo corso, con la precisione e la gioia dei surfisti che cavalcano le onde, o di chi si lancia con maestria tra le rapide dei torrenti</strong>. Uno dei primi elementi che possiamo quindi inserire all’osservazione è l’allungamento dell’espiro, anche attraverso l&#8217;emissione di un suono.  <strong>Espirare profondamente significa permetterci di ripulire in profondità i polmoni, e al tempo stesso di liberare spazio interno</strong>. Ma perché però ci è così difficile farlo? Perché il nostro accento va molto più facilmente all’inspiro? Cosa accade quando lasciamo che quest’ultima fase avvenga in modo più spontaneo?</p>
<p>Procediamo in questo percorso di riscoperta del nostro respiro per piccoli passi, tra osservazioni e domande, come in un terreno nuovo e sconosciuto, pur ritrovandoci in uno dei luoghi a noi più vicini e familiari. Accorgendoci che <strong>ogni apprendimento ha sempre una ricaduta profonda nel nostro stesso modo di essere al mondo</strong>.</p>
<p><strong>Imparare a respirare di nuovo</strong>, allora, somiglia più che a un esercizio ben eseguito a un lasciar andare, a <strong>ricreare quelle condizioni di un vuoto accogliente e spazioso</strong> che ci rende di nuovo capaci di <strong>ricevere e abitare il respiro</strong>. Come cosa viva.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #333333; font-size: 12pt;">Testo curato da Virginia Farina, insegnante di <strong><a href="https://centronatura.it/benessere-naturale/yoga-bologna/yoga-e-meditazione/" target="_blank" rel="noopener">Raja Yoga</a> </strong>per la Scuola di Yoga Centro Natura</span></p>
<p><a href="https://centronatura.it/benessere-naturale/wp-content/uploads/2022/07/virginia-farina.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone wp-image-34180" src="https://centronatura.it/benessere-naturale/wp-content/uploads/2022/07/virginia-farina.jpg" alt="" width="221" height="295" srcset="https://centronatura.it/benessere-naturale/wp-content/uploads/2022/07/virginia-farina.jpg 845w, https://centronatura.it/benessere-naturale/wp-content/uploads/2022/07/virginia-farina-225x300.jpg 225w, https://centronatura.it/benessere-naturale/wp-content/uploads/2022/07/virginia-farina-768x1024.jpg 768w" sizes="(max-width: 221px) 100vw, 221px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
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