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	<title>Blog &#8220;Al Centro&#8221; &#8211; Centro natura</title>
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	<description>il biologico e vegetariano, yoga, pilates, naturopatia, massaggi, sauna</description>
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	<title>Blog &#8220;Al Centro&#8221; &#8211; Centro natura</title>
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	<item>
		<title>CALENDARIO CORSI 2026-2027</title>
		<link>https://centronatura.it/benessere-naturale/calendario-corsi-26-27/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Erika Pierimarchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Aug 2026 11:10:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Corsi]]></category>
		<category><![CDATA[In evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il benessere riparte da qui.  Da settembre Centro Natura riapre le porte a una nuova stagione di movimento, armonia, crescita personale ed equilibrio. Da oltre 25 anni siamo al tuo fianco per aiutarti a stare bene, un passo e un respiro alla volta. Circa 100 lezioni settimanali e diverse tecniche tra le quali scegliere: &#x2705; [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="n6owBd awi2gc" data-sfc-cp="" data-sfc-root="ep" data-hveid="CAAIBhAA" data-complete="true" data-processed="true" data-copy-service-computed-style="font-family: &quot;Google Sans&quot;, Arial, sans-serif; font-size: 16px; font-weight: 400; margin: 12px 0px 16px; text-decoration: none; border-bottom: 0px rgb(10, 10, 10);"><strong class="rQesXe MPyX" data-sfc-cp="" data-sfc-root="ep" data-complete="true" data-processed="true" data-copy-service-computed-style="font-family: &quot;Google Sans&quot;, Arial, sans-serif; font-size: 16px; font-weight: 700; margin: 0px; text-decoration: none; border-bottom: 0px rgb(10, 10, 10);">Il benessere riparte da qui.<!--TgQPHd|||[]--></strong> <!--TgQPHd|||[]--></div>
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<div class="n6owBd awi2gc" data-sfc-cp="" data-sfc-root="ep" data-hveid="CAAIBxAA" data-complete="true" data-processed="true" aria-owns="action-menu-parent-container" data-copy-service-computed-style="font-family: &quot;Google Sans&quot;, Arial, sans-serif; font-size: 16px; font-weight: 400; margin: 12px 0px 16px; text-decoration: none; border-bottom: 0px rgb(10, 10, 10);">
<p>Da settembre Centro Natura riapre le porte a una <strong>nuova stagione</strong> di movimento, armonia, crescita personale ed equilibrio.</p>
<p>Da oltre 25 anni siamo <strong>al tuo fianco </strong>per aiutarti a stare bene, un passo e un respiro alla volta.</p>
</div>
<p>Circa <strong>100 lezioni settimanali</strong> e diverse tecniche tra le quali scegliere:</p>
<p>&#x2705; Tecniche Posturali</p>
<p>&#x2705; Yoga</p>
<p>&#x2705; Pilates e Garuda</p>
<p>&#x2705; Judo</p>
<p>&#x2705; Danza e dintorni</p>
<p>&#x2705; Pratiche orientali</p>
<p>&#x2705; Crescita personale</p>
<p>&#x2705; Attività per nascita e infanzia</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Consulta il calendario e <strong>contattaci per una prova</strong> delle lezioni che ti interessano!</p>
<p><span style="color: #993366;"><a style="color: #993366;" href="https://centronatura.it/benessere-naturale/wp-content/uploads/2025/07/CALENDARIO-CORSI.pdf"><strong><span style="font-size: 18pt;">Scarica il pdf!</span></strong></a></span></p>
<p>&#x260e; 051235643 &#8211; 051223331<br />
via degli Albari 4/a &#8211; Bologna</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>̀ ..</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Consigli di lettura. Lo yoga nella vita: la pratica quotidiana di una vita illuminata di Donna Farhi</title>
		<link>https://centronatura.it/benessere-naturale/consigli-di-lettura-lo-yoga-nella-vita-la-pratica-quotidiana-di-una-vita-illuminata-di-donna-farhi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Rimondini]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Jun 2026 19:11:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attività Yoga]]></category>
		<category><![CDATA[Blog "Al Centro"]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Come portare lo yoga in ogni giorno a cura di Virginia Farina per la Scuola di Yoga Centro Natura &#160; “In due decenni di insegnamento sono stata testimone più e più volte del potere che ha lo Yoga di modificare schemi di comportamento apparentemente inamovibili e di risvegliare il corpo, la mente e il cuore [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3 style="text-align: center;">Come portare lo yoga in ogni giorno</h3>
<p style="text-align: center;">a cura di <a href="https://centronatura.it/benessere-naturale/virginia-farina/">Virginia Farina</a> per la <a href="https://centronatura.it/benessere-naturale/yoga-bologna/">Scuola di Yoga Centro Natura</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: right;">“In due decenni di insegnamento sono stata testimone più e più volte del<br />
potere che ha lo Yoga di modificare schemi di comportamento<br />
apparentemente inamovibili e di risvegliare il corpo, la mente e il cuore a<br />
nuove possibilità. Non importa chi siamo o per quanto tempo ci siamo<br />
trincerati in comportamenti autodistruttivi: la pratica quotidiana dello Yoga<br />
ha il potere di metterci di fronte alla nostra fondamentale bontà innata e a<br />
quella degli altri.”</p>
<p style="text-align: right;">Donna Farhi, Lo yoga nella vita: la pratica quotidiana di una vita illuminata,<br />
Corbaccio, 2005</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Vacanze: un vuoto che illumina</strong><br />
Il tempo della vacanza è il tempo del vuoto, spazio liberato dalla morsa dei nostri impegni in cui il ritmo del nostro fare finalmente rallenta e diventa possibile concederci quello che è forse il lusso più grande nelle nostre vite: non fare niente! Questo tempo vuoto è un tempo particolarmente prezioso anche per chi pratica yoga con continuità: i corsi finiscono e non siamo più sostenuti dall’abitudine e dalla guida puntuale dei nostri e delle nostre insegnanti. Cosa resta allora? Quali echi possiamo riconoscere di ciò che abbiamo imparato durante l’anno? Quali piccole e grandi trasformazioni possiamo osservare in questo spazio più silenzioso? E ancora, che cosa è diventato per noi lo yoga? Come ci accompagna ora?</p>
<p>Può essere che a metterci così tanto in ascolto nasca come il desiderio di trovare uno spazio più intimo di pratica, più nostro, e allora la lettura di un libro può diventare una compagnia discreta ma preziosa. Per questo, come ormai da tradizione, abbiamo pensato di salutarci con un invito alla lettura.<br />
Il libro che quest’anno vogliamo consigliarvi fa parte di quella bibliografia messa a punto per la nostra dispensa ed è tra i libri preferiti di Alessandro e Lucia*, che ringraziamo di cuore per avercelo fatto scoprire. È un libro profondo, ma scritto con una leggerezza che fa volare le pagine una dopo l’altra e che, infallibilmente, finisce sempre col riportarci a noi stessi. Per questo è un libro adatto a chi sta incontrando lo yoga per la prima volta, ma anche a chi pratica da anni e può sentire il desiderio di rispolverare le basi.<br />
Si tratta di <em>Lo yoga nella vita: la pratica quotidiana di una vita illuminata</em>, scritto nel 2005 da Donna Farhi, insegnante di yoga, e meravigliosamente tradotto da Diana Petech, conosciuta per essere una delle principali traduttrici di Thich Nhat Hanh in Italia.<br />
Perché ve lo consigliamo? Beh, almeno per due importanti ragioni.</p>
<p><strong>Portare lo yoga nel quotidiano</strong><br />
Donna Farhi è una delle insegnanti di yoga più conosciute a livello internazionale, nata e cresciuta negli Stati Uniti si è poi trasferita in Nuova Zelanda, dove ha continuato a dedicarsi assiduamente all&#8217;insegnamento. Donna ha messo a punto nel suo percorso un modello di insegnamento e pratica originale, che accompagna i suoi allievi alla scoperta di sé attraverso lo sviluppo di una grande fiducia nelle proprie percezioni. Quella che porta in questo libro è, dunque, l&#8217;esperienza concreta del suo insegnamento e la testimonianza delle trasformazioni che ha potuto osservare nel tempo in sé e nei suoi allievi.<br />
Il punto da cui tutto parte, ci ricorda Donna, è il nostro desiderio, o la nostra motivazione per usare un altro termine: perché pratichiamo? Cosa sostiene la nostra ricerca? Incontrare lo yoga nella nostra vita non è mai casuale, ed è fondamentale metterci in ascolto di ciò che muove i nostri primi passi per proseguire. Sarà quello stesso desiderio a guidarci ancora fuori dall’aula, proprio quando inizia quel bisogno di prolungare la nostra relazione di ascolto e di portare un po’ di yoga nella vita di ogni giorno.<br />
Donna non divide mai troppo nettamente yoga e quotidiano, parla della disciplina come una “pratica di vita”, ma ci aiuta a riconoscere nella pratica “formale” un momento prezioso e unico per allenare la presenza che la stessa vita ci chiede. E a prescindere dai diversi approcci che ciascuno o ciascuna di noi può coltivare, ci offre piccoli spunti semplici e concreti di pratica, e per questo particolarmente preziosi. Piuttosto che ripeterci per l’ennesima volta che “dobbiamo fare yoga” o “dobbiamo meditare” ci invita a partire dal preparare un luogo e un momento a cui sia facile e piacevole tornare. Basta un piccolo angolino della nostra stanza, un cantuccio che può diventare un piccolo “santuario” personale, un luogo da tenere pulito, fresco, vuoto oppure adornato con dei fiori colorati, una candela, immagini o fotografie che ci sono care o che possono essere capaci di ispirarci. Scegliamo, poi, un momento della giornata in cui sia piacevole fermarci qui: può essere al mattino, prima che tutto inizi, o a sera, prima di andare a riposare. Avere uno spazio tutto per noi aiuta a stabilizzare il desiderio, a portare cura, attraverso uno spazio esteriore, alla nostra parte più intima. Possiamo prenderci pochi minuti o un’ora, lo scopo, ci ricorda Donna, <em>è stabilire e sostenere la consapevolezza di quella tranquillità interiore che abbiamo sempre a disposizione. Perché è facile dimenticare, nella confusione della vita quotidiana, che abbiamo tutti la capacità innata di essere calmi e in pace</em>. L’esperienza dello yoga, ci dice ancora, <em>è spontanea, nonostante le pratiche richiedano disciplina, forza di volontà, determinazione e grande sforzo</em>. Può sembrare una contraddizione in termini, eppure può aiutarci pensare allo yoga come alla musica: imparare a suonare richiede all’inizio un grande impegno, finché non c’è più separazione tra musicista, strumento e musica.</p>
<p><strong>Portare il quotidiano nello yoga</strong><br />
Abbiamo trovato il nostro angolo di quiete, la nostra relazione con lo yoga è diventata più stabile e continuativa, ma la domanda fondamentale resta, anche se con un accento diverso: perché pratichiamo? Per vivere la nostra vita o per sfuggire da essa? Per chiuderci in una bolla dove niente e nessuno ci può raggiungere o per essere sempre più capaci di farci toccare dalle cose? In questo Donna è chiarissima, per lei lo yoga non può essere mai, a nessuna condizione, una pratica per fuggire dalle cose ma per vivere con quello che è. <em>Lo yoga non è una pratica spirituale per chi desidera farsi spettatore sul campo della vita [&#8230;] è un esperimento di partecipazione sempre in corso: il laboratorio in cui si svolge è il mondo, è ogni parte della nostra vita.</em> Per questo <em>pratica di vita </em>e<em> pratica spirituale</em> sono in questo libro sinonimi e fanno riferimento a un percorso fondato non solo sull’esperienza, ma anche sulla frequentazione dei testi della tradizione, come gli Yoga Sutra di Patanjali e le Upanishad, che Donna legge come il dono fattoci dai nostri antenati, coloro che hanno vissuto i nostri stessi limiti e problemi e ci hanno condiviso le proprie soluzioni e osservazioni, trasmettendoci una conoscenza diretta della natura fondamentale dell’uomo. Una natura fondamentalmente buona, anche se oggi ci è così difficile pensarlo guardando le fatiche e le sofferenze della nostra umanità. Il dono dello yoga, allora, è quello di comprendere i nostri atteggiamenti interiori, demolendo quei falsi concetti di cui siamo portatori per tornare ad agire da una posizione di “bontà” senza sforzo, che non significa semplicemente “essere buoni” agendo in modo coercitivo e forzato, ma poggiare su forze profonde e impersonali che sono la nostra natura più profonda. Una natura che non riconosciamo nella nostra manifestazione più forte e sicura di sé, ma proprio nella capacità di essere vulnerabili, teneri, aperti. E il mondo, ci dice Donna, ha un disperato bisogno proprio di queste qualità.<br />
Lungo tutto il libro Donna Farhi ci accompagna con un entusiasmo travolgente alla scoperta della nostra capacità d’essere, e vale la pena stare per un pochino in compagnia delle domande che la sua lettura suscita, per trovare noi le nostre risposte. Per fare di questo momento un’occasione di &#8220;pratica di vita” tornare a incontrarci a settembre dicendoci, come uno degli allievi di Donna, che in fondo non è cambiato niente, eppure tutto è cambiato.</p>
<p>*<a href="https://centronatura.it/benessere-naturale/alessandro-fattorini/">Alessandro Fattorini</a> e <a href="https://centronatura.it/benessere-naturale/lucia-cuppini/">Lucia Cuppini</a>, insegnanti della nostra Scuola di Yoga Centro Natura</p>
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		<item>
		<title>LEZIONI ESTIVE 2026</title>
		<link>https://centronatura.it/benessere-naturale/lezioni-estive-2026/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Erika Pierimarchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Jun 2026 09:44:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attività Yoga]]></category>
		<category><![CDATA[Corsi]]></category>
		<category><![CDATA[Orari estivi]]></category>
		<category><![CDATA[Pilates]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Anche nel mese di luglio le attività proseguono con lezioni di Yoga, Pilates e Judo. Un calendario speciale per proseguire la tua pratica! Lezioni di Pilates con Giuseppe Spinelli  Martedì e Giovedì  Ore 13.15-14.15 Ore 18.15-19.15 Ore 19.30-20.30 Lezioni di Yoga con gli insegnanti e le insegnanti della Scuola di Yoga Centro Natura Martedì    [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Anche nel mese di<span style="color: #008080;"><strong> luglio</strong></span> le attività proseguono con <span style="color: #008080;"><strong>lezioni di Yoga, Pilates </strong></span>e <span style="color: #008080;"><strong>Judo.</strong></span></p>
<p>Un <strong><span style="color: #008080;">calendario speciale</span></strong> per proseguire la tua pratica!</p>
<h3><span style="color: #800080;">Lezioni di Pilates con Giuseppe Spinelli </span></h3>
<p><span style="color: #800080;"><strong>Martedì e Giovedì </strong></span></p>
<p><span style="color: #800080;"><strong>Ore 13.15-14.15</strong></span><br />
<span style="color: #800080;"><strong>Ore 18.15-19.15</strong></span><br />
<span style="color: #800080;"><strong>Ore 19.30-20.30</strong></span></p>
<hr />
<h3><span style="color: #bd5815;">Lezioni di Yoga con gli insegnanti e le insegnanti della Scuola di Yoga Centro Natura</span></h3>
<p><strong><span style="color: #993300;">Martedì                                  Giovedì</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #993300;">Ore 7.30-8.45</span></strong><br />
<strong><span style="color: #993300;">Ore 17.15-18.30                         </span></strong><br />
<strong><span style="color: #993300;">Ore 18.45-20.00                 Ore 18.45-20.00</span></strong></p>
<hr />
<h3><span style="color: #000080;"><strong>Lezioni di Judo a cura</strong> dell&#8217;Accademia<strong> Judo Casalecchio con il Maestro Pino Cuscini</strong></span></h3>
<p><span style="color: #000080;"><strong>Martedì e Giovedì </strong></span></p>
<p><span style="color: #000080;"><strong>Ore 19.15-20.15</strong></span><br />
<span style="color: #000080;"><strong>Ore 20.15-21.30</strong></span></p>
<hr />
<h4>COSTI</h4>
<p>Lezione singola<strong> € 15<br />
</strong>Abbonamento* <strong>minimo 4</strong> lezioni<strong> sconto 10%</strong></p>
<p><b>*Solo con tesseramento associativo annuale (validità 12 mesi). </b>Attivalo al costo ridotto di <strong>€ 10</strong> (anziché 25).</p>
<p>Le lezioni acquistate sono <span style="text-decoration: underline;"><strong>valide solo nel mese di luglio 2026</strong></span>. Non rimborsabili.</p>
<p>Solo in presenza e su prenotazione.</p>
<hr />
<h4>INFO E ISCRIZIONI</h4>
<p>segreteria@centronatura.it &#8211; tel. 051235643 &#8211; 051223331</p>
<h4><a href="https://centronatura.it/benessere-naturale/wp-content/uploads/2025/08/RISTO-PER-NEWS-1.jpg"><img decoding="async" class="wp-image-44990 alignleft" src="https://centronatura.it/benessere-naturale/wp-content/uploads/2025/08/RISTO-PER-NEWS-1.jpg" alt="" width="147" height="147" srcset="https://centronatura.it/benessere-naturale/wp-content/uploads/2025/08/RISTO-PER-NEWS-1.jpg 1080w, https://centronatura.it/benessere-naturale/wp-content/uploads/2025/08/RISTO-PER-NEWS-1-300x300.jpg 300w, https://centronatura.it/benessere-naturale/wp-content/uploads/2025/08/RISTO-PER-NEWS-1-1024x1024.jpg 1024w, https://centronatura.it/benessere-naturale/wp-content/uploads/2025/08/RISTO-PER-NEWS-1-150x150.jpg 150w, https://centronatura.it/benessere-naturale/wp-content/uploads/2025/08/RISTO-PER-NEWS-1-768x768.jpg 768w, https://centronatura.it/benessere-naturale/wp-content/uploads/2025/08/RISTO-PER-NEWS-1-600x600.jpg 600w" sizes="(max-width: 147px) 100vw, 147px" /></a></h4>
<h4><span style="color: #800080;">ORARI SEGRETERIA LUGLIO</span></h4>
<div>lunedì, mercoledì e venerdì ore 11-15</div>
<div>martedì e giovedì ore 11-19</div>
<div>sabato e domenica CHIUSA</div>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #999999; font-size: 8pt;">#lezioniestive #estate2025 #centronaturaestate #yogaestate #pilatesestate</span></p>
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			</item>
		<item>
		<title>corsi di cucina centro natura</title>
		<link>https://centronatura.it/benessere-naturale/corsi-di-cucina-centro-natura/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Erika Pierimarchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 11 May 2026 08:48:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Corsi di cucina naturale]]></category>
		<category><![CDATA[In evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[CORSI CUINA]]></category>
		<category><![CDATA[corsi di cucina a bologna]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>PASTICCERIA VEGANA Corso pratico di cucina naturale con Samanta Pellicanò. PROSSIME DATE IN VIA DI PROGRAMMAZIONE Programma Introduzione alla pasticceria vegana Il concetto di &#8216;sostituzione&#8217;: ingredienti nuovi, sapori di sempre Esercitazioni pratiche e preparazioni di ricette Al termine della lezione i partecipanti degusteranno i piatti preparati insieme. Ai partecipanti vengono fornite: Dispense/ricettari sui diversi argomenti [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h4><span style="color: #000000;"><strong>PASTICCERIA VEGANA</strong></span></h4>
<p>Corso pratico di cucina naturale con <strong><a href="https://centronatura.it/benessere-naturale/wp-content/uploads/2025/09/cv-Samanta-Pellicano.pdf">Samanta Pellicanò</a></strong>.</p>
<p><span style="color: #993366;"><strong>PROSSIME DATE IN VIA DI PROGRAMMAZIONE</strong></span></p>
<p><strong>Programma</strong></p>
<ul>
<li>Introduzione alla pasticceria vegana</li>
<li>Il concetto di &#8216;sostituzione&#8217;: ingredienti nuovi, sapori di sempre</li>
<li>Esercitazioni pratiche e preparazioni di ricette</li>
</ul>
<p>Al termine della lezione i partecipanti <strong>degusteranno</strong> i piatti preparati insieme.</p>
<p><strong>Ai partecipanti vengono fornite:<br />
</strong>Dispense/ricettari sui diversi argomenti del corso, anche in formato elettronico.<br />
Dotazioni individuali per l’igiene e la sicurezza in cucina.</p>
<p><strong>Attrezzature da portare:<br />
</strong>Carta e penna, grembiule.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h4><strong>costo</strong></h4>
<p>Singolo incontro Euro 80 (iva inclusa)</p>
<h4><strong>PER ISCRIZIONI</strong></h4>
<p>L&#8217;iscrizione si effettua esclusivamente all&#8217;atto del pagamento.<br />
la mancata partecipazione al corso non da diritto al rimborso della quota di iscrizione.</p>
<p>Per ulteriori informazioni contattaci:<br />
<strong>segreteria@centronatura.it</strong><br />
tel. 051235643 &#8211; 051223331</p>
<hr />
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		<title>Satya: essere con la verità</title>
		<link>https://centronatura.it/benessere-naturale/satya-essere-con-la-verita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Rimondini]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Apr 2026 13:57:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attività Yoga]]></category>
		<category><![CDATA[Blog "Al Centro"]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A cura di Virginia Farina per la Scuola di Yoga Centro Natura Alla ricerca della verità Stiamo attraversando una delle fasi forse più cruciali della nostra storia collettiva. La tecnologia ci sta sopravanzando anche in quei territori che pensavamo fossero una prerogativa dell’umano, arrivando a dialogare con noi e a generare contenuti al nostro posto. [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>A cura di <a href="https://centronatura.it/benessere-naturale/virginia-farina/">Virginia Farina</a> per la <a href="https://centronatura.it/benessere-naturale/yoga-bologna/">Scuola di Yoga Centro Natura</a></p>
<h3>Alla ricerca della verità</h3>
<p>Stiamo attraversando una delle fasi forse più cruciali della nostra storia collettiva. La tecnologia ci sta sopravanzando anche in quei territori che pensavamo fossero una prerogativa dell’umano, arrivando a dialogare con noi e a generare contenuti al nostro posto. Gli equilibri economici e politici su cui fondiamo la nostra visione del mondo stanno saltando uno dopo l’altro, e persino quei principi che ritenevamo inviolabili sono sempre più facilmente messi in discussione. Per usare un’espressione molto in voga, siamo nell’<strong>epoca della “post-verità”</strong>, in cui l’informazione non si fonda più su dati oggettivi e il più possibile neutrali, ma sul suo impatto emozionale, sulla capacità di destare interesse e portare, quindi, al più alto numero di visualizzazioni possibili. In questa cornice prosperano le cosiddette <em>fake news</em>: immagini, video, audio, realizzate con tecnologie generative sempre più sofisticate in cui diventa praticamente impossibile distinguere un filmato reale da uno realizzato a tavolino, un evento reale con uno semplicemente costruito ad hoc. Cosa ci resta, allora, per distinguere il vero dal falso? Esiste ancora qualcosa che possa definirsi verità?</p>
<p>Si tratta di domande grandissime, a cui ora è forse quasi impossibile rispondere, ma su cui è diventato sempre più importante portare la nostra attenzione. Anche come insegnanti e praticanti di yoga. E non è un caso che le iniziative della <strong>YANI</strong> (Yoga &#8211; Associazione Nazionale Insegnanti) per il consueto appuntamento delle <strong>“Porte Aperte”</strong> si siano quest’anno incentrate proprio su <em>Satya</em>, la verità, che è il secondo principio degli <em>Yama</em> descritti da Patanjali come base etica della pratica.</p>
<p>Ma cosa ha a che fare la relazione con la verità con i nostri percorsi? Cosa c’entra la ricerca della verità con lo yoga?</p>
<p><strong>Antica come le montagne</strong><br />
Proviamo a definire alcune linee di riflessione. Non tanto per cercare una risposta definitiva a queste domande, quanto per aprire il campo a esperienze e visioni che possono aiutarci a guardare con occhi diversi la nostra stessa esperienza.</p>
<p>Siamo all’inizio del Novecento quando <strong>Gandhi</strong>, per protestare contro la discriminazione e l’isolamento degli immigrati indiani in Sudafrica, concepisce la sua filosofia del <em><strong>Satyagraha</strong></em>: una resistenza non violenta che si fonda proprio sulla capacità di essere “fermamente stabiliti” (<em>āgraha</em>: insistenza o fermezza) nella verità delle cose (<em>satya</em>, da <em>sat</em>: ciò che è). La visione gandhiana della verità è una visione così potente che gli consente, insieme al riferimento a un altro principio dello yoga, <em><strong>Ahimsa</strong> </em>ovvero la non violenza, di trasformare il conflitto con l’oppressione in una forma di resistenza che non vuole annullare l’altro, ma “trasformarlo”, portarlo a riconoscere le ingiustizie per ciò che sono così da poterle superare. Questa visione cerca, quindi, di <strong>far emergere la verità</strong> come qualcosa che è al di là di ogni visione parziale o condizionata, non a imporre la propria volontà.</p>
<p>Questo significa che non è su un piano teorico o ideologico che la verità può essere cercata, non è attraverso un arroccarsi di posizioni astratte, ma, al contrario, per Gandhi la ricerca della verità non può separarsi da una <strong>forma di auto-disciplina</strong> che porta il praticante a “svuotarsi”, a farsi sempre più essenziale in modo da fare spazio a un principio che è sempre meno condizionato dai desideri e dagli interessi personali. Solo a queste condizioni un’azione può essere efficace e non reattiva, proprio perché capace di fare leva su una <strong>visione più ampia</strong> del reale. Allora il principio su cui ogni azione trova fondamento è un principio impersonale, che Gandhi definisce “antico come le montagne” e da cui crede si possa spezzare il ciclo violenza-reazione attraverso una forza basata sull&#8217;amore e sulla moralità.<br />
Una forza che si rivela davvero travolgente, tanto da portare l’India a emanciparsi dalla dominazione inglese negli anni Quaranta e da influenzare nel corso Novecento numerosi movimenti per i diritti civili in tutto il mondo, tra cui quelli di Martin Luther King Jr, Nelson Mandela e, in Italia, Aldo Capitini.</p>
<p><strong>Questioni di prospettiva</strong><br />
Quando ci confrontiamo con la nostra <strong>esperienza quotidiana</strong> il concetto di verità tende però a farsi molto più sfuggente. Ci accorgiamo che ogni punto di vista in un evento è portatore di una propria verità e che è facilissimo per ciascuno di noi credere in qualcosa che si rivela poi un’illusione o un banale <strong>errore di percezione</strong>, proprio come in quelle figure che sembrano disegnare una forma che in realtà solo il nostro cervello riconosce.</p>
<p>E se allora ci ingannassimo? Come possiamo essere certi davvero di qualcosa se ci sbagliamo così facilmente?</p>
<p>Torniamo agli <em>Yogasūtra</em> e al secondo <em>pāda</em> dove si presenta l’<strong>ignoranza</strong> come il campo in cui crescono le <em>afflizioni (kleśa),</em> che sono <em>il non vedere come stanno le cose (avidyā), il ‘senso di io-sono’ (asmitā), [la coppia] attrazione (rāga) e avversione (dveṣa), l’ambizione ostinata al mantenimento [della continuità] (abhiniveśa)</em>. Più in dettaglio, ancora, il testo ci dice che l’ignoranza è la condizione che <em>fa ritenere il perituro imperituro, l’impuro puro, il dolore (duḥkha) il piacere (sukha), il non-sé (anātman) il sé (ātman)</em> (Yogasūtra II.3, II.4 e II.5).</p>
<p>Ingannarci, dunque, fa parte del gioco, nel senso che non si tratta di un difetto personale ma di una <strong>condizione</strong> nella quale <strong>tutti ci muoviamo</strong>. Essere nella verità, in relazione con ciò che è, significa allora essere pienamente <strong>consapevoli dei nostri limiti</strong> e degli <strong>inganni prospettici</strong>, dei filtri di distorsione di cui siamo portatori. Significa riconoscere il <em>non so</em>, la nostra fondamentale condizione di ignoranza, e aprirci, continuamente, a quel processo di presenza che ci dice la verità non una volta per tutte, non per sempre uguale, ma nel <strong>continuo divenire</strong> con le cose.<br />
Essere con la verità, alla fine, sembra somigliare più ad una <strong>danza</strong> che alla conquista di una posizione certa e inamovibile.<br />
Ma cosa significa più concretamente?</p>
<p><strong>Verità e realtà: essere con ciò che è.</strong><br />
Nella loro formulazione dei principi etici attraverso <em>Yama</em> e <em>Nyama</em>, gli Yogasūtra non sono mai da intendersi come comandamenti morali, piuttosto come <strong>principi</strong> che <strong>orientano le azioni</strong> illuminandone i meccanismi più profondi. Per usare le parole di Vimala Thakar, gli <em>Yama non ti danno un codice di condotta ma una prospettiva della vita, una valutazione della vita; gli Yama ti offrono un’attitudine nei confronti della vita.</em><br />
Cosa ci dice, allora, Patanjali rispetto a <em>Satya</em>? Che definizione ce ne dà alla luce di ciò che abbiamo detto fin qui?<br />
La cosa sorprendente è che, in realtà, il testo non ci offre alcuna definizione diretta di questo principio, ma ci offre un <strong>indizio importante</strong> per riconoscere quando esso è realizzato: <em>il frutto dell’essere fermamente stabiliti in satya è la corrispondenza tra pensiero e azione</em> (Yogasūtra II.36).<br />
Sappiamo di <strong>essere nella verità</strong> quando c’è <strong>corrispondenza</strong> tra ciò che riconosciamo vero all’interno di noi, ciò che si rivela reale, e ciò che si manifesta attraverso le azioni.</p>
<p>Questo significa che è la nostra presenza la condizione del <strong>sentire</strong>, del riconoscere momento per momento <strong>ciò che è</strong>: non ciò che è stato o sarà o potrebbe ancora essere. Ciò che è <strong>proprio ora, qui, alle condizioni di ascolto che ci sono date</strong>. Questa via all’autenticità comporta, quindi, un’educazione all’ascolto come via per sviluppare la <strong>saggezza</strong>, ovvero quella capacità di agire in modo giusto non perché riferiti a un bene assoluto, ma perché coerenti con ciò che risconosciamo vero.</p>
<p>Lo spazio della <strong>pratica</strong> è, allora, davvero quel luogo di risveglio all’esperienza del vivere, a ciò che si dà alla nostra coscienza.<br />
Attraverso la pratica smettiamo di guardare alle cose per come dovrebbero essere, o per come vorremmo che fossero. Mano a mano che la nostra capacità di essere presenti cresce, si “allena”, scopriamo in noi una modifica della nostra postura e del nostro sguardo. C&#8217;è come un grado di <strong>trasparenza</strong> maggiore che apre tutto il nostro campo visivo e ci permette di spostarci dal piano assoluto, in cui l’esperienza si presume definitiva e durevole, a un piano più relativo, dove ogni esperienza è un <strong>processo</strong> in divenire ed è proprio nella coltivazione del <strong>dubbio</strong>, di uno sguardo capace di <strong>domanda</strong> o solo curioso e aperto, che proprio nel “non so” può fare spazio a ricevere una comprensione dell’irriducibilità del reale.<br />
Ed è allora la capacità di ascolto, quella <strong>presenza meditativa</strong>, può aprirci a una <strong>relazione “amorosa”</strong> con ciò che di <strong>fondamentale</strong> c’è nella vita, così com’è.<br />
Per dirlo con le parole di Jon Kabat-Zinn: <em>con quello che potremmo chiamare &#8220;verità&#8221; e che comprende la bellezza, l&#8217;ignoto e il possibile, il modo in cui stanno veramente le cose, il tutto incastonato nel qui e ora. </em></p>
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		<title>Cenni storici sulla nascita dello yoga moderno</title>
		<link>https://centronatura.it/benessere-naturale/cenni-storici-sulla-nascita-dello-yoga-moderno/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Rimondini]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 05 Feb 2026 18:46:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attività Yoga]]></category>
		<category><![CDATA[Blog "Al Centro"]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A cura di Andrea Raic per la Scuola di Yoga Centro Natura Modern yoga: evoluzione e caratteristiche di uno “yoga globale” Per i praticanti di yoga di oggi, il termine modern yoga, ovvero yoga moderno, di norma non significa molto. Non è un termine che troviamo in uso nelle scuole di yoga per i propri [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>A cura di <a href="https://centronatura.it/benessere-naturale/andrea-raic/">Andrea Raic</a> per la <a href="https://centronatura.it/benessere-naturale/yoga-bologna/">Scuola di Yoga Centro Natura</a></p>
<h3>Modern yoga: evoluzione e caratteristiche di uno “yoga globale”</h3>
<p>Per i praticanti di yoga di oggi, il termine <strong>modern yoga</strong>, ovvero yoga moderno, di norma non significa molto. Non è un termine che troviamo in uso nelle scuole di yoga per i propri corsi o pratiche, accanto a Iyengar, Ashtanga, Vinyasa o altro. Si può supporre che l’attributo <em>moderno</em> indichi una collocazione temporale, una periodizzazione del dispiegamento della disciplina, così come un contesto di pratica “evoluto”. Di fatto, per certi versi è così, ma soprattutto <strong>si tratta di un termine tecnico</strong> in uso tra gli addetti ai lavori del mondo accademico, come strumento riflessivo per aiutarci a concepire categorie interpretative.</p>
<p>Elizabeth De Michelis, nota studiosa di yoga moderno, definisce il termine come “riferimento a certi tipi di yoga che si sono sviluppati principalmente attraverso l&#8217;interazione tra individui occidentali interessati alle religioni indiane e un certo numero di indiani più o meno occidentalizzati negli ultimi 150 anni. Può quindi essere definito come <strong>l’innesto di un ramo occidentale sull’albero indiano dello yoga</strong>. La maggior parte dello yoga attualmente praticato e insegnato in Occidente, così come parte dello yoga contemporaneo in India, rientra in questa categoria”.</p>
<p>Da questo emerge la chiara “rottura” nella periodizzazione dello yoga: <strong>lo yoga moderno è il prodotto di un rapporto tra l’India e l’Occidente</strong>.</p>
<p>Nel 2018 Daniela Bevilacqua, indianista di fama internazionale, scriveva nella sua nota da traduttrice italiana allo <em>Yoga Body</em> di Mark Singleton che per un anno e mezzo non era riuscita a trovare una casa editrice disposta a pubblicare il testo. Un paradosso, considerando che l’opera di Singleton è tuttora riconosciuta come uno dei contributi più importanti allo studio dello yoga moderno. Bevilacqua spiega che uno dei motivi ricorrenti addotti dagli editori italiani era la paura di <strong>“offendere la sensibilità”</strong> dei praticanti di yoga in Italia.</p>
<h4>Uno yoga non solo indiano</h4>
<p>Già da questo episodio possiamo desumere almeno due elementi estremamente rilevanti. Il primo è che lo yoga oggi rappresenta un fenomeno di grande rilievo nella <strong>sfera culturale globale</strong> (lo yoga moderno è per sua natura transnazionale), tanto da indurre cautela e reticenza persino nel contesto editoriale italiano.</p>
<p>Il secondo elemento, molto interessante, è che un testo di indiscutibile valore accademico potesse risultare offensivo perché <strong>metteva in discussione concetti, narrazioni e credenze sullo yoga</strong> ormai ampiamente consolidati e diffusi, anche in Italia. Ed è per questo motivo che ci sembra invece fondamentale diffondere questi contenuti.</p>
<p>Ma che cosa avrebbe potuto urtare la sensibilità dei praticanti di yoga italiani? Probabilmente proprio la messa in discussione dello yoga come paradigma esclusivamente indiano e di tradizione millenaria, il vero yoga autentico e antico.</p>
<h4>Tra tradizioni e trasformazioni: uno yoga che mette insieme due mondi</h4>
<p>Le radici concettuali dello yoga moderno vanno cercate sì nella storia antica, se pensiamo ai testi scelti come riferimento, come gli <em>Yogasutra</em> di Patanjali, però esse sono parte integrante della <strong>storia intellettuale dell’India moderna e contemporanea</strong>, tra la fine del XIX secolo e la prima metà del XX secolo. Si ritrovano nelle correnti del neoinduismo o del neovedantismo, emerse in risposta alla presenza coloniale britannica in India.</p>
<p>Si tratta di correnti nazionaliste di autoaffermazione culturale e religiosa, che hanno <strong>reinterpretato la tradizione indiana secondo una chiave di lettura europea</strong>, trovando valori e mezzi europei all’interno della propria tradizione.</p>
<p>Questo processo è fondativo dello yoga moderno e della sua attuale articolazione.</p>
<h4>Due appuntamenti per capire meglio</h4>
<p>Nei due incontri che si svolgeranno <strong>giovedì 26 febbraio e giovedì 26 marzo 2026 in presenza al Centro Natura dalle ore 21 alle 22</strong>, approfondiremo proprio questi aspetti. Cercheremo di indagare le origini filosofiche dello yoga moderno, intese come f<strong>rutto di un dialogo – e di una tensione di comprensione – tra India e Occidente</strong>. Secondo Vivekananda, considerato oggi il padre dello yoga moderno, lo yoga è uno strumento universale per il miglioramento dell’umanità. Tale definizione è posta in relazione con l’Occidente. Non accade spesso di sentire parlare dello yoga in relazione al positivismo europeo, eppure i due sono strettamente collegati.</p>
<p>Non temete, però: non sarà un monologo sulla filosofia! Apriremo delle “finestre” per immergerci nello <em>humus</em> da cui è emerso lo yoga moderno, tra missionari europei, orientalisti, funzionari inglesi della Compagnia delle Indie e intellettuali indiani moderni.</p>
<p>Collocheremo i valori di <strong>tolleranza, spiritualità e auto-realizzazione</strong> in relazione allo yoga. Accenneremo anche al suo successo come oggetto di <strong>validazione scientifica</strong>, esplorando la definizione dello yoga come <strong>“scienza dell’esperienza”</strong>, in cui l’esperienza personale rappresenta la validazione ultima.</p>
<p>Ci sarà allora possibile osservare come <strong>lo yoga, già allora, fosse anche uno strumento politico</strong>, un attributo che non è affatto scomparso, se consideriamo come ancora oggi lo yoga venga strumentalizzato dalla propaganda nazionalista hindu dell’attuale governo indiano.</p>
<p>È importante riconoscerlo e parlarne, non per togliere valore allo yoga, anzi, per uscire piuttosto da ciò che ci appare esotico e accattivante, e riconoscerne la storia e le trasformazioni, rimanendo consapevoli della sua complessità in quanto <strong>antropotecnica che ci aiuta nella “navigazione della vita”</strong>.</p>
<p>Vi aspettiamo quindi per gli incontri <strong>giovedì 26 febbraio e giovedì 26 marzo 2026 in presenza al Centro Natura dalle ore 21 alle 22</strong>.<br />
Gli incontri sono gratuiti e aperti a tutte/i. Non è richiesta prenotazione. <strong>Richiediamo invece puntualità.</strong> Grazie.</p>
<p><em>Le attività sono organizzate da <strong>Sport Natura SSD a r.l.</strong></em></p>
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		<title>CALENDARIO CORSI 25-26</title>
		<link>https://centronatura.it/benessere-naturale/anteprima-calendario-corsi-25-26/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Erika Pierimarchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 11 Jan 2026 10:24:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Corsi]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Scopri tutte le attività in calendario per l&#8217;anno 2025-2026. &#160; &#160; Scarica il pdf!</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Scopri tutte le attività in calendario per l&#8217;anno 2025-2026.</p>
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<p>&nbsp;</p>
<p><a href="https://centronatura.it/benessere-naturale/wp-content/uploads/2025/08/Presentazione-Corsi-25-26.pdf"><span style="color: #1d1da8;"><strong><span style="font-size: 18pt;">Scarica il pdf!</span></strong></span></a></p>
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			</item>
		<item>
		<title>Tapas, il calore che purifica</title>
		<link>https://centronatura.it/benessere-naturale/tapas-il-calore-che-purifica/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Rimondini]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 10 Jan 2026 15:19:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog "Al Centro"]]></category>
		<category><![CDATA[In evidenza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dialogo con Marco Passavanti a cura di Virginia Farina per il Centro Natura Nell’esperienza dello yoga arriva un momento dove ci scopriamo a praticare con un’intensità che somiglia all’ardore di una disciplina. Alcuni insegnanti la definiscono come tapas, riprendendo un concetto radicato nello Yoga tradizionale, con un forte riferimento a pratiche ascetiche molto lontane da [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><span style="font-weight: 400;">Dialogo con Marco Passavanti<br />
</span><span style="font-weight: 400;">a cura di </span><a href="https://centronatura.it/benessere-naturale/virginia-farina/"><span style="font-weight: 400;">Virginia Farina</span></a><span style="font-weight: 400;"> per il </span><a href="https://centronatura.it/benessere-naturale/"><span style="font-weight: 400;">Centro Natura</span></a></p>
<p>Nell’esperienza dello yoga arriva un momento dove ci scopriamo a praticare con un’intensità che somiglia all’ardore di una disciplina. Alcuni insegnanti la definiscono come <strong><em>tapas</em></strong>, riprendendo un concetto radicato nello Yoga tradizionale, con un forte riferimento a pratiche ascetiche molto lontane da noi. Di cosa si tratta, allora? Come possiamo tradurre questa visione della nostra umilissima e concreta esperienza?</p>
<p>Ne abbiamo parlato con Marco Passavanti, già ricercatore presso l’Università «La Sapienza» di Roma, traduttore e insegnante formatore presso l’<strong>AYCO</strong> di Roma e in diversi centri italiani, tra cui il <a href="https://centronatura.it/benessere-naturale/">Centro Natura</a>, che il prossimo <strong>8 febbraio 2026</strong> terrà per noi un seminario teorico ma soprattutto esperienziale dal titolo <strong>“Tapas, il calore che purifica”</strong>. <a href="https://centronatura.it/benessere-naturale/formazione/yoga-seminari/tapas-il-calore-che-purifica/">Qui</a> la pagina del sito per tutte le informazioni al riguardo.<br />
Buona lettura!</p>
<p><b><i>Virginia</i></b><strong><i>:</i> Caro Marco, è davvero un piacere tornare a dialogare con te su aspetti della pratica che ci permettono di integrare il piano teorico con l’esperienza, così che si illuminano reciprocamente. Quest’anno affronteremo un tema davvero affascinante: <em>tapas</em>, quel “calore magico” che in origine è connesso al concetto di <em>tapasyā</em> e a pratiche ascetiche antichissime e, letteralmente, molto lontane da noi. Ci aiuti a inquadrarle meglio?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;"><b><i>Marco</i></b><strong><i>:</i></strong> Nell’ambito delle tradizioni religiose indiane si parla frequentemente di un <strong>calore</strong> <strong>ascetico</strong>, o <em>tapas</em>, considerato creativo, magico e trasformativo e di una serie di <strong>pratiche atte a generarlo</strong>, dette <em>tapasyā</em>. Tali pratiche si presentano come un insieme di tecniche eterogenee, di austerità finalizzate alla <strong>trasformazione</strong> dell’individuo, che riesce in questo modo ad accumulare e a utilizzare per i propri scopi il calore da esse prodotto. In molti casi tali pratiche hanno in comune, a me sembra, l&#8217;idea di <strong>andare</strong> <strong>‘contronatura’</strong>, cioè c<strong>ontro il corso normale o naturale delle cose</strong>, e il fatto di essere <strong>incentrate sullo sforzo</strong> (<em>śrāma</em>) sistematico e prolungato. Esse richiedono invariabilmente una restrizione, un’elevata forma di <strong>controllo di sé</strong> e la capacità di <strong>sopportare dolore e disagio</strong> (tutte qualità che, per molti versi, potremmo definire ‘yogiche’). In molti casi, soprattutto nei testi vedici, ma anche in quelli epici e nei Purāṇa, tali pratiche hanno lo scopo di <strong>accumulare</strong> <strong>potere</strong>, che a sua volta può conferire un’autorità tale da impensierire e minacciare gli dèi stessi, che a quel punto possono concedere all’asceta, o <em>tapasvin</em>, un favore esaudendo una sua richiesta oppure possono riportare l’asceta a più miti consigli inviandogli, ad esempio, una ninfa tentatrice che, inducendo una fatale dispersione di seme, riesce a privare l’asceta del potere accumulato.<br />
In molte <strong>narrazioni mitologiche</strong> sono descritti <em>tapasvin</em> impegnati in <strong>pratiche estreme</strong>, quali l’immobilità prolungata, l’esposizione agli elementi, il mantenimento di posture innaturali, il digiuno, il controllo del respiro, il silenzio e, ovviamente, la castità. Queste pratiche, già attestate nelle fonti vediche e nell’epica, vengono <strong>integrate</strong> nei più <strong>antichi sistemi di yoga</strong> e continueranno a far parte – in forma e grado diversi &#8211; del repertorio delle pratiche yogiche per millenni, tanto che i <em>tapasvin</em> verranno sovente chiamati <em>yogin</em> e viceversa. Ad esempio, lo <em>haṭhayoga</em> premoderno (da distinguere dallo yoga posturale moderno), mantiene una forte componente di <em>tapas</em>, sottolineando un aspetto di sforzo, di contenimento e di ‘ostinazione’ o ‘forte determinazione’ (questo è uno dei significati di <em>haṭha</em> come inteso, oggi, da molti <em>sādhu</em>, ovvero dagli ultimi esponenti dello <em>haṭhayoga</em> ‘tradizionale’).</p>
<p><b><i>Virginia</i></b><strong><i>:</i> Nel <em>Pātañjalayogaśāstra</em>, più noto come <em>Yoga Sūtra</em>, ritroviamo <em>tapas</em> due volte nel secondo libro, sia come parte del <em>kriyāyoga</em> sia tra i cinque <em>niyama</em>, ovvero tra quegli aspetti della nostra condotta che illuminano la relazione con noi stessi prima ancora che con la pratica. Qual è la visione che Pātañjali ci restituisce di questo “ardore”? Come stanno insieme disciplina, intensità e purificazione?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;"><strong><em>Marco: </em></strong>Nello <strong>Yoga Sūtra (2.1)</strong>, Patañjali definisce lo y<strong>oga dell’azione</strong> (<em>kriyāyoga</em>) come una <strong>triade</strong> composta da <strong>austerità</strong> (<em>tapas</em>), <strong>studio in proprio</strong> (<em>svādhyāya</em>, oggi reinterpretato come ‘studio di sé’) e <strong>abbandono al signore</strong> (<em>īśvarapraṇidhāna</em>). La finalità di questo yoga, il ‘metodo dell’azione’, è quella di permettere allo yogin di produrre un’attenuazione delle afflizioni (<em>kleśa</em>) e ottenere il <em>samādhi</em>. È significativo che il commento di Vyāsa (che oggi molti studiosi ritengono di fatto inseparabile dai singoli aforismi) definisca l’ascesi come un mezzo per ridurre l’impurità (<em>aśuddhi</em>) ovvero il bagaglio delle impressioni karmiche subliminali (<em>vāsanā</em>): in altre parole, nel contesto dello yoga di Patañjali, il <em>tapas</em> è inteso come un <strong>mezzo per purificarsi dal karma</strong>, ovvero dalle tracce latenti accumulate a causa delle azioni pregresse, tracce che costituiscono a loro volta potenziali ‘inneschi’ per azioni di segno analogo, e che dunque legano ciascun essere al <em>saṃsāra</em>, l’eterno ciclo di nascita e morte.<br />
Ma a questo Vyāsa aggiunge nel suo commento un particolare tutt’altro che trascurabile: le <strong>pratiche</strong> del <em>tapas</em> sono <strong>ammissibili</strong> per lo yogin a patto che <strong>non contrastino la calma mentale</strong> (<em>citta-prasādana</em>). È qui che il testo sembra discostarsi radicalmente da quelle tipologie di ascetismo estremo diffuse in India fin da epoche remote. Per Patañjali il <em>tapas</em> rappresenta un mezzo e non un fine ed è <strong>subordinato</strong> innanzitutto a un <strong>percorso soteriologico</strong> che culmina con una forma di conoscenza discriminante (<em>viveka-khyāti</em>). In questo senso Patañjali non fa che ricalcare una tendenza che si era già affermata in epoche precedenti. Si pensi ad esempio alle forme di ascetismo estremo praticate molti secoli prima dal Buddha e da questi rifiutate appunto perché prive di reale valenza soteriologica, ma anzi potenzialmente nocive a causa dei loro effetti negativi sul corpo, i sensi e la mente. O ancora, si pensi al diciassettesimo capitolo della <em>Bhagavadgītā</em> – un testo che sullo yoga ha tanto da dire – che nei versi 14-17 propone una forma di <em>tapas</em> ‘moderato’, che fa a meno di tecniche ardue e dolorose, e che ha come scopo lo sviluppo di una mente permeata di <em>sattva</em>, la qualità della luminosità, della calma e della leggerezza. Oppure, tra i tanti autori più tardi, si pensi ad Abhinavagupta, il grande maestro kashmiro del X-XI secolo, che con argomentazioni sottili rifiuta quelle tipologie di pratica che implicano sforzi dolorosi e mortificazioni. Benché nel corso dei millenni le <strong>pratiche ascetiche estreme</strong> non verranno <strong>mai abbandonate</strong>, ma continueranno a riproporsi frequentemente, esiste <strong>una corrente più moderata</strong> che reinterpreta il concetto di <em>tapas</em> come disciplina ascetica finalizzata alla purificazione e ancillare rispetto all’ottenimento del <em>samādhi</em>, e solo in misura minore all’acquisizione di potere. È certamente a questa corrente che dovremmo guardare noi oggi per cercare in qualche modo un <strong>contatto</strong> tra la nostra pratica e le <strong>forme di yoga premoderne</strong>.</p>
<p><strong><i>Virginia</i><i>: </i>Arriviamo ora a visioni più vicine alle nostre, a quella che è la nostra esperienza di pratica nel contesto di uno yoga molto lontano da quello, quasi leggendario, della tradizione. </strong><br />
<strong>Poiché il nostro approccio con lo yoga, come dici spesso, deve essere realistico, esso dovrebbe essere commisurato alle nostre vite per potersi adattare alla nostra reale esperienza. Oggi ci muoviamo in un contesto transazionale, il cosiddetto <em>modern yoga</em>, che risente di influenze molto diverse tra loro e che ha spostato, per molti versi, l’accento sul piano fisico della pratica. Possiamo dire che, prima di tutto, il calore si sviluppa nel corpo quando si ricerca un’attività fisicamente intensa o la si sviluppa in ambienti che alzano letteralmente la temperatura, come nel Bikram yoga?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;"><strong><em>Marco:</em></strong> Quello che definiamo <strong>yoga moderno</strong>, che si origina a partire dalla seconda metà del XIX secolo, implica un processo di selezione, razionalizzazione e ‘disinfezione’ delle tradizioni precedenti. In questo contesto, lo yoga viene <strong>reinterpretato</strong> come una <strong>disciplina spirituale</strong> pienamente compatibile con la scienza moderna, capace di donare uno stato di salute e benessere, non solo fisico ma anche psicologico. A partire dal <strong>periodo coloniale</strong> le <strong>forme estreme</strong> di <em>tapas</em> ascetico furono spesso oggetto di <strong>derisione</strong>, <strong>condanna</strong> <strong>o di curiosità morbosa</strong>, venendo stigmatizzate tanto dalle autorità coloniali quanto dai riformatori religiosi indiani come simbolo di barbarie, come l’emblema di un’India irrimediabilmente irrazionale e corrotta. Il ‘fachiro’ sul letto di chiodi, lo yogin che trascorre decenni tenendo un braccio sollevato (<em>ūrdhvabāhu</em>) e tutta la galleria variopinta di asceti immortalati nella ritrattistica coloniale finirono per rappresentare un elemento grottesco, esotico e dissonante rispetto agli ideali della modernità liberale, incentrata sui valori di razionalità, progresso e benessere.<br />
Gli intellettuali <strong>riformatori</strong> indiani, i padri di quello che definiamo neo-induismo, e molte figure chiave dello yoga moderno si trovarono costretti a smussare gli aspetti radicali ed estremi del <em>tapas</em> riformulandoli radicalmente. Innanzitutto, in questa nuova temperie culturale la sofferenza perde il suo valore di strumento di potere e di salvezza. L’ardore e il calore ascetico vengono in gran parte reinterpretati sotto il segno di un’<strong>etica dell’automiglioramento individuale</strong> che privilegia l’<strong>autodisciplina</strong>, l’<strong>impegno costante</strong>, il <strong>self-control</strong> e la <strong>forza di volontà</strong> in vista della ‘costruzione del carattere’ (<em>character building</em>). Molti autori e maestri della tarda epoca coloniale sembrano avere come ideale non tanto l’asceta quanto il buon cittadino e il buon patriota (che spesso finirà per coincidere anche con il buon fedele ‘hindu’), il cui <em>tapas</em> non è orientato alla trascendenza ma piuttosto all’automiglioramento. Lo yoga moderno certamente non censura il concetto di <em>tapas</em>, ma si sforza piuttosto di renderlo compatibile con un’etica della responsabilità individuale e dell&#8217;ottimizzazione di sé.<br />
Nello yoga moderno il <strong>corpo</strong> diviene <strong>luogo privilegiato</strong> di questo lavoro di ottimizzazione e disciplina. Rispetto alle tecniche di austerità ascetica premoderna, che spesso implicavano forme estreme di mortificazione del corpo finalizzate a un suo trascendimento, nello yoga posturale moderno (ovvero in quella forma di pratica oggi prevalente, in cui la pratica degli <em>āsana</em> gode di una centralità pressoché assoluta) si privilegia un altro tipo di approccio, decisamente più moderato: il corpo viene <strong>allenato</strong> e <strong>addestrato</strong> piuttosto che sottomesso e dominato, e il dolore perde in gran parte la sua funzione trasformativa, dal momento che la pratica mira al benessere piuttosto che alla rottura dei limiti. <em>Tapas</em> a questo punto viene presentato come <strong>atteggiamento di perseveranza</strong>, <strong>regolarità</strong> e <strong>impegno</strong> nella pratica (<em>commitment</em>). Inoltre, non abbiamo più a che fare con un corpo ascetico ma sempre più con un <strong>corpo medicalizzato</strong>, che può essere reso efficiente, sano e performante attraverso un regime rigoroso di esercizi. Tale regime è spesso inteso come parte di un più ampio programma di realizzazione personale che può certamente includere aspetti ‘spirituali’ ma che si pone sovente al di fuori di ogni specifica connotazione confessionale, in favore di ideali universalistici tipici di un certo pensiero neo-hindu.<br />
Oggi, nel contesto dello yoga moderno transnazionale, l’interesse nei confronti di pratiche ardue ed estreme sul modello delle forme di <em>tapas</em> antiche è di fatto inesistente, non solo in ragione della loro oggettiva difficoltà, ma soprattutto perché esse contraddicono radicalmente le aspettative e i valori di chi si accosta allo yoga. Benché in molti stili o scuole moderne permanga un richiamo a forme più o meno moderate di ‘<strong>autodisciplina</strong>’ (come abbiamo visto, una risignificazione e un ammorbidimento del concetto di <em>tapas</em>), è indiscutibile che la <strong>tendenza</strong> <strong>generale</strong> è quella di andare verso l’<strong>equilibrio</strong>, l’armonia, la salute e il <strong>benessere</strong>. Ad esempio, si pensi a quanta attenzione si presta oggi ai potenziali effetti negativi di determinate posture o di alcune pratiche, e di come si cerchi di porvi rimedio con l’utilizzo attento di sostegni e aggiustamenti, e ricorrendo a una raffinatissima conoscenza dell’anatomia del corpo. Tutto ciò ha a che fare con una sensibilità e dei valori totalmente moderni ma sostanzialmente estranei alla cultura ascetica dell’India antica, dove il <em>tapas</em> era spesso sinonimo di autolesionismo deliberato.<br />
Ecco il filone in cui si inseriscono pratiche come il Bikram Yoga o altre forme di yoga che privilegiano un lavoro fisico intenso in cui la produzione di calore fisico è interpretata in senso molto concreto come un riscaldamento che fa sudare il corpo e che può assumere connotati ‘motivazionali’ più che ascetici. A costo di generalizzare in modo eccessivo, possiamo dire che si tratta di pratiche che risentono di <strong>modelli</strong> <strong>moderni</strong>, mantenendo un legame molto tenue con le forme di <em>tapas</em> premoderne.</p>
<p><b><i>Virginia</i></b><strong><i>: </i>Anche nello yoga moderno incontriamo, però, aspetti di <em>tapas</em> più sottili che vanno da una parte nella direzione di una disciplina della pratica, che diventa costante e intensa, e dall’altra verso la scoperta di qualcosa di meno volontario, quel “fuoco dentro” che si accende in noi quando qualcosa ci appassiona e sembra quasi incendiare il nostro cuore. C’è una relazione tra questi due aspetti, secondo te? Come stanno insieme volizione e “passione”?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;"><strong><em>Marco:</em> </strong>Nelle diverse forme di yoga che quasi tutti noi pratichiamo oggi permangono certamente alcuni aspetti che possiamo ricollegare a un <strong>atteggiamento ascetico</strong>. Non possiamo negare che lo yoga, affinché sia davvero trasformativo, richieda <strong>disciplina</strong> e <strong>costanza</strong>: assumersi l’impegno di praticare con una certa regolarità (anche quando magari si avrebbe voglia di fare tutt’altro) è uno scoglio serio per molti aspiranti yogin contemporanei. La <strong>regolarità</strong> implica una <strong>rinuncia</strong> e una disciplina del desiderio, ovvero la capacità di fare uno sforzo di volontà in una direzione contraria rispetto all’abitudine. I frutti di questo lavoro non sempre sono immediati e richiedono spesso un certo grado di <strong>fede</strong>/<strong>fiducia</strong> nella pratica che si è intrapresa. A questo si accompagna spesso una revisione di molti comportamenti e stili di vita che prima si ritenevano ‘normali’, e che possono variare dalle abitudini alimentari alle consuetudini sociali. Anche in questo caso siamo vicini a quelle che potremmo definire forme moderate di ascetismo, che dal mio personale punto di vista dovrebbero avere tutte lo scopo di <strong>vivere una vita etica</strong> e di far emergere una <strong>qualità <em>sattvica</em></strong> in noi: una mente lucida che sa di essere lucida e che trova piacere nell’esserlo è un faro a se stessa ma è anche un segno per gli altri. Il calore che cerchiamo di generare con la nostra umilissima pratica sul tappetino, con il <em>prāṇāyāma</em> e le <em>mudrā</em>, con le diverse forme di meditazione che possiamo praticare, con lo studio e riflessione, è soprattutto un calore <em>luminoso</em> e <em>purificante</em>, è un modo per liberarci dei rami secchi e vivere una vita lucida e consapevole, che è di per sé appagante. La <strong>passione per la lucidità</strong> può diventare davvero un aspetto centrale della pratica e dare al tempo stesso grande ispirazione a continuarla.</p>
<p><b><i>Virginia</i></b><strong><i>:</i> Tante tante parole, ma nel tuo seminario ci sarà anche grande spazio per la pratica, per l’esperienza sul tappetino, puoi anticiparci come la svilupperai?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;"><em><strong>Marco:</strong> </em>L’insegnamento del <em>Viniyoga</em> di Krishnamacharya e Desikachar che io seguo è spesso noto per proporre un tipo di <strong>pratica ‘morbida’</strong> e dolce, in cui non si suda né si sottopone il corpo a sforzi sostenuti e prolungati. Benché ciò non sia del tutto esatto (è possibile applicare la ‘grammatica’ del <em>Viniyoga</em> anche a pratiche molto esigenti sul piano fisico) in questo seminario privilegeremo un tipo di <strong>lavoro</strong> sul <em>tapas</em> di carattere <strong>più sottile</strong>, che abbraccia certamente la disciplina del corpo realizzata attraverso gli <em>āsana</em>, ma pone al centro del<strong> lavoro il respiro</strong> (<em>prāṇa</em>) e gli <strong>aspetti</strong> <strong>cognitivi</strong> legati a all’<strong>orientare l’attenzione</strong> in modo sostenuto e disciplinato e all’osservazione attenta del moto del soffi vitali (<em>vāyu</em>). In questo modo andremo a lavorare su quel <strong>calore o fuoco</strong> <strong>addominale</strong> (<em>jaṭhārāgni</em>) che rappresenta un <strong>concetto</strong> <strong>chiave</strong> di molte pratiche dello <em>haṭhayoga</em>, un tema in cui si intersecano purificazione, salute e benessere, ma che rappresenta anche un’occasione preziosa per dare senso a concetti più antichi che oggi rischiano di restare relegati a un remoto passato.</p>
<p><b><i>Virginia</i></b><strong><i>:</i> Infine la domanda di rito: a chi si rivolge questo incontro? È necessario avere esperienze pregresse per partecipare?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;"><strong><em>Marco: </em></strong>Il seminario si rivolge a tutti coloro che hanno un <strong>minimo di pratica</strong> alle spalle: non richiede aver padroneggiato posture difficili o avere la capacità di mantenerle per tanto tempo, quanto piuttosto la <strong>capacità</strong> – per nulla banale – <strong>di rallentare</strong>, ovvero di <strong>andare controcorrente</strong> rispetto all’<strong>abitudine</strong> al passo veloce e alla <strong>precipitosità</strong> che caratterizza la vita oggi. Questa, a ben guardare, può essere considerata una forma di <em>tapas</em>, perché implica un andare controcorrente rispetto a un’abitudine (o smania) radicata anche nel mondo dello yoga contemporaneo. Dal mio punto di vista è solo rallentando che si può accendere un <strong>altro fuoco</strong>, un ardore che non fa necessariamente sudare, <strong>più discreto ma più profondo</strong>, che ha un radicale effetto purificante e illuminante. Questo seminario è l’occasione per apprendere qualche spunto su come accendere questo fuoco.</p>
<p><b><i>Virginia</i></b><i><span style="font-weight: 400;">:</span></i> <strong>Grazie, Marco, per questa illuminante intervista. </strong></p>
<p>Rinnoviamo quindi l’invito a partecipare al seminario che si terrà <strong>domenica 8 febbraio 2026 al Centro Natura su Tapas, il calore che purifica</strong>.<br />
Per ulteriori info <a href="https://centronatura.it/benessere-naturale/formazione/yoga-seminari/tapas-il-calore-che-purifica/">qui</a>.<br />
Per iscrizioni <a href="https://judrduap.forms.app/passavanti" target="_blank" rel="noopener">form</a> oppure yoga@centronatura.it &#8211; tel. 051 235643 – 051 223331</p>
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		<title>LEGGERE LA BHAGAVAD GĪTĀ OGGI.</title>
		<link>https://centronatura.it/benessere-naturale/leggere-la-bhagavad-gita-oggi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Rimondini]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Nov 2025 18:06:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog "Al Centro"]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Una prospettiva storica pensando allo yoga moderno. Dialogo con Daniela Bevilacqua a cura di Virginia Farina per il Centro Natura Virginia: È davvero con grande piacere che torniamo a dialogare con Daniela Bevilacqua, indianista attualmente ricercatrice associata presso il CRIA (Centro di Ricerca in Antropologia) all’Università di Lisbona. È autrice di ‘From Tapas to Modern [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><span style="font-weight: 400;">Una prospettiva storica pensando allo yoga moderno.<br />
</span><span style="font-weight: 400;">Dialogo con Daniela Bevilacqua<br />
</span><span style="font-weight: 400;">a cura di </span><a href="https://centronatura.it/benessere-naturale/virginia-farina/"><span style="font-weight: 400;">Virginia Farina</span></a><span style="font-weight: 400;"> per il </span><a href="https://centronatura.it/benessere-naturale/"><span style="font-weight: 400;">Centro Natura</span></a></p>
<p><b><i>Virginia</i></b><i><span style="font-weight: 400;">: È davvero con grande piacere che torniamo a dialogare con Daniela Bevilacqua, indianista attualmente ricercatrice associata presso il CRIA (Centro di Ricerca in Antropologia) all’Università di Lisbona. È autrice di ‘From Tapas to Modern Yoga’ (Equinox 2024), ‘Modern Hindu Traditionalism in Contemporary India’ (Routledge 2018) e di numerosi articoli sulle tradizioni ascetiche induiste, pratiche corporee e tematiche di genere nel contesto religioso. E proprio su questi temi ha tenuto un interessante seminario per il Centro Natura nell’aprile del 2024. </span></i><b><i>Domenica 25 gennaio 2026 Daniela tornerà da noi per parlarci di un testo tra i più affascinanti al mondo, la Bhagavad Gītā.</i></b><i><span style="font-weight: 400;"> Perché la scelta di questa proposta?</span></i></p>
<p style="padding-left: 40px;"><b>Daniela</b><span style="font-weight: 400;">: </span><b>La </b><b><i>Gitā </i></b><b>è un testo che ha ispirato e continua ad ispirare persone appartenenti a contesti molto diversi</b><span style="font-weight: 400;">, e viene spesso adottata e citata da insegnanti e praticanti di yoga moderno. Si è ritenuto, quindi, importante creare uno spazio in cui questa opera potesse essere “sviscerata”, analizzata e soprattutto contestualizzata, per essere più ampiamente compresa.</span></p>
<p><b><i>Virginia</i></b><i><span style="font-weight: 400;">: La Bhagavad Gītā è una delle parti più studiate di quello che viene definito il più vasto poema epico mai scritto, il ‘Mahābhārata’, frutto di varie stratificazioni, probabilmente iniziate oralmente intorno all’VIII secolo a.C. e successivamente compilato per iscritto in un lungo arco di tempo fra il IV sec. a.C. e il IV sec. d.C. Questo testo racconta gli eventi e le conseguenze della guerra di successione tra due gruppi di cugini, i Kaurava e i Pandava. L’epopea intreccia elementi che hanno avuto probabilmente radici storiche, con altri più mitici e simbolici. </span></i><b><i>Nel contesto della Bhagavad Gītā molto importante è la relazione tra il piano umano e quello divino</i></b><i><span style="font-weight: 400;">, dove Arjuna, principe della fazione dei Pandava, dialoga prima di un’importante battaglia con Krishna, che gli farà da cocchiere. Puoi aiutarci a contestualizzare meglio questo testo?</span></i></p>
<p style="padding-left: 40px;"><b>Daniela</b><span style="font-weight: 400;">: La </span><i><span style="font-weight: 400;">Gītā </span></i><span style="font-weight: 400;">si trova nel Libro VI del </span><i><span style="font-weight: 400;">Mahābhārata</span></i><span style="font-weight: 400;">, chiamato </span><i><span style="font-weight: 400;">Bhīṣma Parva</span></i><span style="font-weight: 400;"> (Il Libro di Bhīṣma), precisamente nei capitoli 23–40. Siamo sul campo di battaglia di Kurukshetra, poco prima dell’inizio della grande guerra tra i Pandava</span> <span style="font-weight: 400;">e i</span> <span style="font-weight: 400;">Kaurava, due rami della stessa famiglia reale in lotta per il trono di Hastinapura. Arjuna, il più valoroso dei Pandava, cade in una grossa crisi morale vedendo tra i nemici molti dei suoi maestri, parenti e amici. </span><b>Sconvolto dal conflitto tra il suo dovere di guerriero (</b><b><i>kshatriya-dharma</i></b><b>) e i suoi legami affettivi, si rifiuta di combattere</b><span style="font-weight: 400;">. Interviene a questo punto Krishna, che svelerà in questa parte dell’epopea il suo essere divino, dando ad Arjuna </span><b>vari insegnamenti spirituali che vertono sull’importanza dell’azione, il dovere, la conoscenza, la devozione e la liberazione</b><span style="font-weight: 400;">.</span></p>
<p><b><i>Virginia: La Bhagavad Gītā è stata ed è tuttora un testo fondamentale per la cultura indiana ed Hindu in particolare</i></b><i><span style="font-weight: 400;">, e ha avuto un ruolo importante nel sistematizzare i principali sentieri dello Yoga. Puoi spiegarci come?</span></i></p>
<p style="padding-left: 40px;"><b>Daniela</b><span style="font-weight: 400;">: La </span><i><span style="font-weight: 400;">Gītā </span></i><span style="font-weight: 400;">offre una panoramica delle </span><b>diverse discipline (</b><b><i>yoga</i></b><b>) possibili per raggiungere la liberazione attraverso la conoscenza (</b><b><i>jñāna</i></b><b>), l’azione (</b><b><i>karma</i></b><b>) e la devozione amorevole a Dio (</b><b><i>bhakti</i></b><b>)</b><span style="font-weight: 400;">, concentrandosi su quest&#8217;ultima come il percorso più facile e più elevato verso la salvezza. </span><i><span style="font-weight: 400;">Jñāna</span></i> <i><span style="font-weight: 400;">yoga </span></i><span style="font-weight: 400;">è il percorso della conoscenza e della realizzazione diretta del </span><i><span style="font-weight: 400;">brahman </span></i><span style="font-weight: 400;">(l’universale). Il suo obiettivo è il discernimento del vero sé. Il testo afferma che questo è il percorso che gli intellettuali tendono a preferire. Il </span><i><span style="font-weight: 400;">karma</span></i> <i><span style="font-weight: 400;">yoga </span></i><span style="font-weight: 400;">nasce dalla considerazione che ogni uomo o donna è vincolato dall&#8217;attività. Coloro che agiscono egoisticamente creano un effetto karmico e sono vincolati all&#8217;effetto che può essere buono o cattivo. Coloro che agiscono senza desiderare i frutti delle loro azioni sono liberi dagli effetti karmici e l’assenza di accumulo di </span><i><span style="font-weight: 400;">karma </span></i><span style="font-weight: 400;">porta alla liberazione. Nel </span><i><span style="font-weight: 400;">bhakti</span></i> <i><span style="font-weight: 400;">yoga </span></i><span style="font-weight: 400;">della </span><i><span style="font-weight: 400;">Gītā </span></i><span style="font-weight: 400;">l&#8217;enfasi è sulla devozione e l’adorazione di una divinità personale, in particolare Krishna. Nella </span><i><span style="font-weight: 400;">Gītā</span></i><span style="font-weight: 400;">, la </span><i><span style="font-weight: 400;">bhakti </span></i><span style="font-weight: 400;">è caratterizzata come devozione amorevole, desiderio, abbandono, fiducia e adorazione della divinità; non implica la rinuncia all&#8217;azione, ed è supportata dalla ‘giusta conoscenza’ e dalla dedizione al proprio </span><i><span style="font-weight: 400;">dharma</span></i><span style="font-weight: 400;">.<br />
</span><b>I notevoli insegnamenti della </b><b><i>Gītā </i></b><b>hanno fatto sì che sia stata ampiamente commentata nei secoli successivi da tantissimi pensatori di varie tradizioni fino ad oggi. </b></p>
<p><b><i>Virginia</i></b><i><span style="font-weight: 400;">: La Bhagavad Gītā ha avuto molto successo anche fuori dal contesto indiano perché </span></i><b><i>tocca corde che potremmo definire universali, come il conflitto e l’ineluttabilità dell’azione.</i></b><i><span style="font-weight: 400;"> Trovo che l&#8217;impossibilità di non agire nel mondo sia straordinariamente attuale in un momento storico di grande conflittualità, dove ci si avvicina spesso a una ricerca interiore come a un rifugio distaccato e indifferente, oppure la si idealizza tanto da farne l&#8217;unica possibilità rimasta.<br />
</span></i><i><span style="font-weight: 400;">Arjuna non può non scegliere, non può non prendere parte, ma </span></i><b><i>a fare la differenza non è più l’azione, ma il modo in cui viene compiuta</i></b><i><span style="font-weight: 400;">. Quali letture sono state date nel tempo a questo tema dell’azione e della scelta? E tra queste quali sono le interpretazioni dello yoga moderno e che fondamenti hanno? Resta alla fine la possibilità di una via ascetica? </span></i></p>
<p style="padding-left: 40px;"><b>Daniela</b><span style="font-weight: 400;">: La </span><i><span style="font-weight: 400;">Gitā </span></i><span style="font-weight: 400;">è un testo Brahmanico contro l’ascetismo. Krishna rimprovera Arjuna che vuole abbandonare tutto ed intraprendere la vita ascetica. </span><b>È un testo che vuole dimostrare la necessità e il dovere di seguire il proprio </b><b><i>dharma</i></b><b>, il proprio ‘dovere’</b><span style="font-weight: 400;">, che nel contesto hindu è strettamente connesso alla casta di appartenenza. Arjuna è uno </span><i><span style="font-weight: 400;">kshatriya</span></i><span style="font-weight: 400;">, un guerriero, deve attenersi al suo </span><i><span style="font-weight: 400;">dharma </span></i><span style="font-weight: 400;">di guerriero e combattere. Se si vuole, si può leggere la </span><i><span style="font-weight: 400;">Gitā </span></i><span style="font-weight: 400;">in chiave universale, ma se si fa parte di un contesto specifico, come quello hindu, i suoi insegnamenti diventano molto più specifici. Anche perché siamo in un contesto in cui il </span><i><span style="font-weight: 400;">karma </span></i><span style="font-weight: 400;">è fondamentale anche in funzione del ciclo delle rinascite. </span><b>Krishna sta spiegando ad Arjuna come, seguendo il suo </b><b><i>dharma </i></b><b>e agendo (</b><b><i>karma yoga</i></b><b>), ma rimanendo distaccato dai frutti delle sue azioni e mantenendo la devozione, fede in lui, può non essere afflitto dalla legge del </b><b><i>karma </i></b><b>che determina la rinascita</b><span style="font-weight: 400;">. Questi sono i temi a cui si è data importanza nei commentari del passato, in base alla scuola di appartenenza dell’autore del commento. La </span><i><span style="font-weight: 400;">Gitā </span></i><span style="font-weight: 400;">si inserisce nel progetto religioso Brahmanico, come dicevo, e questi contesti e i molti temi presenti della </span><i><span style="font-weight: 400;">Gitā</span></i><span style="font-weight: 400;">, bisogna averli in mente prima di universalizzarla. </span></p>
<p><b><i>Virginia</i></b><i><span style="font-weight: 400;">: Bisogna però riconoscere che alcuni dei </span></i><b><i>concetti più importanti nella Bhagavad Gītā come quello del dharma personale e del karma hanno avuto e forse hanno ancora nella società indiana un impatto molto diverso da quello che possiamo intendere noi a partire dalla nostra cultura</i></b><i><span style="font-weight: 400;">, dove termini come obbedienza o devozione sembrano superati a favore di un&#8217;azione e una scelta libera. Come avvicinarci allora al testo? </span></i></p>
<p style="padding-left: 40px;"><b>Daniela</b><span style="font-weight: 400;">: Studiando, e studiando come e da chi il testo è stato adottato e adattato nel corso degli ultimi secoli. Bisogna leggere prima di tutto, suggerirei, testi accademici, per comprendere il testo nella sua complessità. Poi, dopo aver fatto questo, </span><b>ci si può avvicinare alle interpretazioni di pensatori del presente, ed infine vedere cosa in questo testo possa risuonare con noi</b><span style="font-weight: 400;">. Ma aver chiaro i contesti in cui si è diffuso, come e perché, è fondamentale. </span></p>
<p><b><i>Virginia</i></b><i><span style="font-weight: 400;">: Un’ultima domanda, oltre che a chi nutre un interesse culturale e intellettuale per questi temi, il seminario è rivolto a praticanti (e insegnanti) di yoga di ogni stile e livello. </span></i><b><i>Quale contributo può una conoscenza più approfondita della Bhagavad Gītā portare a chi pratica uno yoga moderno? </i></b></p>
<p style="padding-left: 40px;"><b>Daniela</b><span style="font-weight: 400;">: Difficile da dire. Ogni persona reagisce ai testi in modo diverso e carpisce ciò che è importante nel periodo specifico della vita in cui si trova quando li legge. </span><b>Ci sono tanti insegnamenti nella </b><b><i>Gitā</i></b><span style="font-weight: 400;">. Il seminario ha lo scopo di fornire un quadro generale ma complesso per avvicinarsi al testo. Tale conoscenza più approfondita contribuisce ad evitare errori, generalizzazioni o banalizzazioni quando si parla di un’opera così complessa.</span></p>
<p><b><i>Virginia</i></b><i><span style="font-weight: 400;">: Grazie di cuore per questo scambio! </span></i></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">Ricordiamo che Daniela Bevilacqua terrà </span></i><b><i>domenica 25 gennaio dalle ore 9 alle 12 online un seminario per il Centro Natura dal titolo ‘LEGGERE LA BHAGAVAD GĪTĀ OGGI: una prospettiva storica pensando allo yoga moderno’. </i></b><i><span style="font-weight: 400;"><br />
</span></i><i><span style="font-weight: 400;">Tutte le info sul seminario e sulle iscrizioni a questo </span></i><a href="https://centronatura.it/benessere-naturale/formazione/yoga-seminari/leggere-la-bhagavad-gita-oggi-una-prospettiva-storica-pensando-allo-yoga-moderno/"><i><span style="font-weight: 400;">link</span></i></a><i><span style="font-weight: 400;">. </span></i></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">Crediamo che sarà un momento importante di approfondimento, studio e comprensione di un testo fondamentale con una docente d’eccezione.</span></i></p>
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		<title>mind &#038; boy day 2025</title>
		<link>https://centronatura.it/benessere-naturale/mind-boy-day-2025/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Erika Pierimarchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 03 Nov 2025 12:32:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Mind &#38; Body Day 2025 &#8211; IV edizione Una giornata di pratiche gratuite: Domenica 16 novembre 2025 Scarica il programma! &#160; &#160;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Mind &amp; Body Day 2025 &#8211; IV edizione</p>
<p>Una giornata di pratiche gratuite:<br />
<strong>Domenica 16 novembre 2025</strong></p>
<p><a href="https://centronatura.it/benessere-naturale/wp-content/uploads/2025/11/Programma-Mind-Body-Day-2025.pdf" target="_blank" rel="noopener"><strong>Scarica il programma!</strong></a></p>
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